giovedì, 26 Novembre 2020
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URLO ROSA di Rosanna Rivas

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Urlo rosa di Rosanna Rivas

Infibulate, lapidate, rimaste sole dopo la perdita di un marito o di un figlio, le figure di donna che emergono in questa pregevole antologia di poesie e racconti di Rosanna Rivas sono unite, da Oriente ad Occidente, come in un sol popolo, in quel cupo universo di dolore, sofferenza e mutilazione fisica, psicologica ed esistenziale in cui la società degli uomini spesso le confina. In versi e in prosa l’autrice si fa interprete di questo grido rosa, disperato e tragico, che si leva da ogni angolo del mondo, da quello più truce e oscuro del fanatismo religioso a quello più illuminato e laico delle cosiddette società avanzate.
In versi scarni e icastici, volutamente privi di ricercatezze ed orpelli stilistici, eppure così appassionati e toccanti, l’autrice ci fa rivivere il dramma potente della indicibile tortura dell’infibulazione e della lapidazione inflitta a giovanissime e innocenti vittime. Il sogno infranto delle bambine infibulate: “Il tuo sorriso si spegne / dolore e grida / il sangue scorre / le pietre sono rosse / non hai peccato / ma tu non sei Veronica / e i tuoi aguzzini non sono il Cristo Risorto”.
Le parole non mentono, verbo e sostantivo divengono distillati del dolore nella costruzione del verso. Terribili e istantanee, come le immagini di questa umanità violata di fronte a cui continuamente ci pone l’era dei media on line con la sua sterminata e impietosa iconografia.
Così infibulazione e lapidazione divengono categorie più universali e analogiche dello stesso danno che nel mondo occidentale è inferto alla donna nelle forme più disparate di violenza fisica, psicologica, sessuale, economica e familiare. La maledizione della violenza raggiunge la donna in ogni modo e in tutte le epoche. E non risparmia nemmeno l’eroina più audace che impugna l’arma in difesa della propria terra, Michelina De Cesare, bella e battagliera brigantessa a cui furono inflitte sevizie, torture ed umiliazioni di ogni tipo: “Il respiro si fece lento / sangue e coltelli sul tuo petto / ignuda agli occhi di tutti / e ancora fu violenza / poi la terra che baciavi / ti lasciò andare / e riso e tumulti / soldati di morte / non ci fu pietà”.
La storia degli uomini reca il segno di questa infallibile maledizione in tutti i suoi eventi più sinistri, dalle tragiche vicende della guerra a quelle non meno atroci di bande sanguinarie responsabili di crimini efferati.
Si può proprio dire che dietro ogni tragedia, c’è sempre il dolore di una donna che piange l’uccisione e la scomparsa dei suoi cari. Come nei racconti “Il Pilastro” e “Ritorno a Cefalonia” che chiudono la raccolta.
In questo universo così soffocante e impietoso esiste o si intravede un barlume di speranza
La Rivas lo rintraccia e lo isola nel bellissimo racconto “Per un giorno” dove la solidarietà, che è la sola chiave per la comprensione, il rispetto e l’amore, partorisce il miracolo di una condivisione unica, vera, “senza violenza e costrizione” tra due donne, una cristiana e l’altra musulmana, dopo un periodo di vita in comune per uno stage universitario.
La nostra amicizia è forte, io non metterò il velo, non toglierò il crocifisso, che è la mia radice cristiana, e insieme un giorno PER UN GIORNO leggeremo una pagina della Bibbia e una del Corano, ma con amore e con gioia.
Robert, direttore editoriale Manuale di Mari

Anteprima del libro

Bambina Lapidata

Tu sei bambina
sei la donna
sei il sorriso
sei il pianto
non hai scampo
i maschi si avvicinano
le pietre sono bianche
le mani si alzano
il tuo sorriso si spegne
dolore e grida
il sangue scorre
le pietre sono rosse
non hai peccato
ma tu non sei Veronica
e i tuoi aguzzini non sono il Cristo Risorto
pietà pietà
le pietre ti coprono
il tuo sorriso è spento
Il tuo capo è chino
il mio amore e la mia mano ti accarezzano
dolce bambina, fiore sbocciato.
Ancora pietre domani e ancora dopo.
L’amore mio non ti abbandona
e io sono te e tu me.
Tu bambina e donna lapidata.

Dedicata alle donne innocenti vittime della lapidazione

***

Il Pilastro

Il Pilastro è sempre stata una parola nei ricordi, molto grigia.
Quante volte le notizie sono scorse nei titoli di pilastri caduti e con essi intere esistenze.
Quel pilastro del 4 Gennaio 1991 lasciò in noi tante macerie.
Era una sera di Gennaio, da poco fuochi e calici avevano attraversato ogni borgo del Bel Paese ma, in quell’angolo il freddo dell’inverno non era stato illuminato dalle luci.
Erano trascorsi pochi giorni dalla mezzanotte con tanti bei momenti di baci e abbracci.
Il Pilastro grigio, da lì a poco, sarebbe diventato rosso sangue.
Anche quella notte, come tante, si muovevano i falsi eroi della “Uno Bianca”, alla ricerca di emozioni intrise di rituali macabri.
La nebbia della terra emiliana non ti dà tregua e infittisce l’andare lento del grigio respiro che anche quella notte accompagnava i tre carabinieri, in servizio al Pilastro.
Come ogni volta, all’inizio del turno, la cara A. M. salutava il suo Otello.
Una gioia immensa ogni volta che accompagnava il figlio con la divisa di carabiniere alla porta.
La chiamo per nome perché la sua dolcezza, come il suo pianto, ci rimandano a un legame affettivo con lei.
Otello era, come i suoi colleghi, orgoglioso di appartenere a un Corpo così prestigioso.
Il senso del dovere e della divisa erano per Mauro, Andrea e Otello una condizione da vivere contro ogni sorte.
Quella sera nebbiosa del 4 Gennaio, del nuovo anno, avrebbe stroncato per sempre quelle giovani vite, dei tre carabinieri.
Il destino o altro volle, che alle 22.00 di quella fredda sera, le due auto si affiancassero.
Fu un caso che l’auto dei tre giovani militari si affiancò alla “Banda della Uno Bianca”.
Era notte, era buio, il sorpasso scatenò la furia, come essi stessi confermarono.
Gli assassini pensarono che i tre carabinieri avessero annotato il numero di targa.
Un altro fuoco e altre luci si intravidero nel cielo di quella notte invernale.
Otello, seppur ferito non lasciò l’auto, non abbandonò i suoi amici, ma continuò ad onorare la divisa.
Lampi, rumori tutto era in frantumi, ma Otello guidava ancora, fino a un grigio cassonetto.
E ancora, spari senza alcun senso.
Uno dei fratelli di sangue Savi, seppur ferito all’addome, godeva nel vedere quella divisa insanguinata.
Oramai tutto tace.
(…)

URLO ROSA
di Rosanna Rivas

Versione cartacea
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Versione eBook

9 Commenti

  1. Tema scottante purtroppo molto attuale ben scritto e interessante chissà come andrà a finire mi piacerebbe arrivare alla fine.

  2. Orrore,orrore le donne che venivano considerate angeli da Petrarca a Dante sono violentate fin nella loro anima.Un libro da leggere ,un libro che testimonia la crudeltà di credenze barbare.Conplimenti per la tematica che lei affronta e tanti sinceri auguri ogni tanto uno scossone serve per sensibilizzare e tenere alta la guardia sul mondo delle donne sfortunate.

  3. Solo la sensibilità di una donna può affrontare temi ì delicati e atroci. Ma donne e uomini di buona volontà possono evitare che continuino simili orrori. Letture di questo tipo, secondo me, sono molto importanti perché le coscienze vanno risvegliate. Spero che il libro abbia molto successo.

  4. La dolce sensibilità color rosa dalle quali scaturiscono molte fra le più belle perle della nostra umanità…una sensibilità femminile a volte però abusata, fatta tacere…..un bel canto che diventa urlo….
    Mi piacerebbe veramente continuare la lettura

  5. Un argomento fin troppo dimenticato dal mondo, dalla politica e dagli uomini. Agli albori del 2017 ancora esistono le pratiche atroci dell’infibulazione in alcuni paesi africani.
    Una pratica disumana che violenta le bambine ancor prima di diventare donne.
    Un libro sicuramente interessante che mi piacerebbe leggere.

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