Il commento di Nicla Morletti

Vertigine Vergine di Mauro La SpisaUn originale romanzo dallo stile snello e il periodare moderno, che si apre con una bella frase di Platone: “Una sola cosa vale quanto la vita: un amore riuscito”.
Si susseguono immagini come flash, scatti di fotografie, immagini, visioni e sentimenti, amalgamati da un autentico sentire e da un particolare modo di parlare d’amore. Da una scrittura schietta e viva. Rimangono impressi nella mente del lettore quel tailleur color amaranto, quelle scarpette con tacco e laccio anni ’30, accessori di fanciulla o forse di donna. Chissà? Perché lei ha nello sguardo un pizzico di fierezza e grazia nei movimenti a compensare “la legnosità” di lui. Ed ancora quelle morbide movenze a lambire i fianchi. Nessuna civetteria. No. Ma occhi di cerbiatta. Sensualità. Non mi dilungo oltre in spiegazioni. La storia è tutta da scoprire. Un piacevole libro da leggere. Bravo l’autore.

VERTIGINE VERGINE
di Mauro La Spisa

Il mio libro – Gruppo Editoriale l’Espresso
2009, p. 108

Dal libro

Gli disse di no.
Luca deglutì tradendo l’amarezza per l’impietosa ma prevedibile sentenza. Non udì neanche la lambretta che strombazzava in strada per scansare un frastornato gatto certosino.
“Ho solo diciotto anni” continuò Lorella un po’ seccata “… e non me la sento di fidanzarmi”. Plumbeo silenzio nel frastuono del dopolavoro.  “Capirai” continuò ” ho appena finito la scuola e sono al primo impiego. La Domenica è sempre Domenica: cine o scala quaranta con i miei che mi stanno sempre addosso. Una barba! Mi voglio divertire. Tu no? “. Algido sorriso di scontato assenso. Vedendolo silenzioso lo sfidò mordace: “Ti credi il professor Humbert della Lolita di Nabokov? Visto il film? Mi dispiace ma io non sono quella”.
Nel viale di periferia non più borgata né ancora città foglie palmate di platani da poco interrati volteggiano ingiallite prima di intasare i tombini del marciapiede dove i loro passi ricamano invisibili tracce, gli sguardi di lei vanno a morire e quelli di lui a nascondersi.
Dalla bocca corallina ella ha fatto uscire parole di scongiuro, per lui taglienti come rasoi: pur aspettandosele non era pronto a riceverle. Un crocchio di curiosi cicaleccia davanti un negozio zeppo di apparecchi Tv accesi. Labbra di lei: umide nervature, misteriosi canali di un pianeta irraggiungibile. Chi il fortunato sole? Labbra di lui: macerate dai denti. Ridicolo averla ‘puntata’ di nuovo! La professoressa Alma Castoldi; lei, sì, avrebbe fatto al caso suo: questione di onestà. E di età. Come mamma consiglia. Le agili gambe di lei nervosamente battono sulla gonna color fucsia; dalla finestra della casa di fronte una vecchia li osserva passeggiare; da un transistor schioccano i 24mila baci di Celentano e lui che ripassa S’i fossi foco dell’Angiolieri. Humbert Humbert? Lolita ya-ya? Gli bruciava che non lo vedesse semplicemente come Luca Andrei, timido professorino alle prime armi con le donne ma come il nevrotico personaggio di Nabokov – suo doppio? – voglioso di insidiare la molto americana Lolita: lui dall’alto della cultura, lei dal basso delle smanie di ninfetta (dalle dee minori alle minori piccanti. Gulp!).

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