La recensione di Nicla Morletti

Viaggio in paradiso di Roberto Bianchi
Roberto Bianchi
è narratore eccellente di storie meravigliose che affascinano grandi e piccini.
Con "Viaggio in Paradiso" ci trascina nel mondo degli affetti più cari e delle emozioni più profonde.
Un uomo e un cavallo vivono in un "connubio perfetto e potente simile a calda lava che fuoriesce dal cratere". Ma un giorno il destriero muore e a Roby si spezza il cuore. Conte, questo il nome del cavallo, vive ormai in un’altra dimensione nel "Prato verde del cielo", dove regnano la pace e l’armonia. Ma il pensiero dell’amico Roby che non è più con lui lo tormenta… Poi la narrazione, all’improvviso, si apre a nuovi spazi, a nuovi lidi, a nuovi approdi. A nuove sensazioni. Si aprono le Porte del cielo. Del Paradiso, appunto. Leggere le opere di Roberto Bianchi è come toccare l’orizzonte e spaziare all’infinito, dove la mente e il cuore non hanno  confini. Un bel libro, una dolce storia da pubblicare. Da leggere. Ho trovato molto bella la frase: "Il Paradiso è ovunque si ami".

VIAGGIO IN PARADISO
di Roberto Bianchi

Inedito – Narrativa
2009
Editori interessati alla lettura integrale e alla pubblicazione del libro possono richiedere un contatto con l’autore. Vai al modulo di contatto – clicca qui



Dalle prime pagine

(ELOGIO DELL’AMARE)

VIAGGIO IN PARADISO

Uomo e cavallo vivono in perfetta simbiosi, sono un’anima sola, un connubio perfetto e potente, simile a calda lava che fuoriesce dal cratere. Grande dolore era stato per Roby il giorno in cui il suo destriero era salito in cielo. Adesso Conte muoveva gli zoccoli in un magico Luogo, lontano dal Mondo, fuori dal Tempo.
Tante stagioni erano trascorse dalla sua ultima visita sulla Terra ma lui, non aveva dimenticato. Era tornato per rivedere i suoi luoghi, il suo pascolo, la sua stalla e soprattutto per respirare ancora una volta vicino al suo inseparabile compagno. …Tuttavia,  tutto ha un inizio e una fine e quell’esperienza per quanto meravigliosa e piena di amore, era finita.
Non aveva certo scordato colui che gli aveva insegnato ad amare (o forse se lo erano insegnati a vicenda crescendo e percorrendo il cammino di vita insieme).
Accidempolina se gli era dispiaciuto lasciarlo… ma non aveva avuto altra scelta.
Rammentava il dolore della separazione, quando il suo piccolo cuore lo aveva abbandonato, richiamava alla memoria gli occhi di quel ragazzo che, con infinito amore, lo aveva condotto attraverso i sentieri dell’esistenza ciò non di meno lui, prima di presentarsi alla chiamata aveva fatto una promessa: Non ti lascerò mai, tornerò ragazzo; contaci.
…E sapeva che lui lo aveva sentito.
Difatti, come promesso, Conte aveva sempre seguito il suo Roby, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia…
…sì un poco come un matrimonio.
Quanti ricordi aveva portato con sé, quante emozioni erano ancora impresse nel suo cuore, quanta voglia di riabbracciare Roby, di sentire le sue gambe che montando a pelo lo stringevano, di provare estremo piacere nell’udire la sua voce, nel farsi passare brusca e panno e ungere le unghie.
Il galoppare forte con la criniera al vento e Roby in groppa, quella voglia di fuggire lontani dalle brutture dei mali del mondo, con la potenza dell’amore negli zoccoli erano ancora vivissimi nella mente.

***

Quando giunse nel Prato Verde del Cielo trovò ad accoglierlo un sacco di suoi vecchi amici, che, con il passare del tempo, avevano attutito in lui il dolore. Anche il paesaggio era soave e soprattutto si viveva nella pace, nell’estremo godimento di poter respirare quell’aria dell’empireo, dove ogni essere porgeva il proprio cuore all’altro.
Ora era arrivato quindi in un luogo di pace e armonia, adesso Conte stava in un sito assai migliore e bello però, il pensiero per il suo amico lo tormentava. Non c’era più il caos degli umani, non c’erano più i travagli di ogni giorno ma l’angoscia era tanta. La sua sofferenza era stata quella di separarsi dal suo amico: Roby, appunto.
Per giorni quindi, non aveva dato molta relazione ai suoi nuovi compagni.
Se ne stava sempre triste sotto la Quercia a guardare l’orizzonte, come se, con un gran salto, fosse potuto balzare oltre quella linea enorme e raggiungere di nuovo il suo vivace ragazzino.
Gli era stato detto che, se lo avesse voluto, avrebbe potuto ottenere il permesso dal Grande Spirito di vedere espresso il suo desiderio, così che un giorno, decise che avrebbe fatto di tutto per essere accontentato.
Onestamente non sapeva come presentarsi… era la prima volta che lo incontrava.
Non voleva essere maleducato, non era nella sua indole ciò non ostante, era deciso a fare la sua richiesta in maniera determinata e decisa.
Così una mattina d’inverno, scelse di andare a parlare con lui.
"Ciao Conte!" lo salutò il Grande Spirito con cordialità.
Che strano… non si sentiva imbarazzato, anzi, provava, per la prima volta dopo la sua venuta, una grande pace.
"Posso darti del Tu?"
"Certo, non sono così autoritario come dicono. Qual buon vento ti conduce da queste parti?"
"Beh, vedi… E’ passato diverso tempo da quando sono arrivato qui e purtroppo, non riesco ad ambientarmi. Io sapevo che nel Paradiso si poteva godere della pace ma il mio cuore non è lieto."
"Ti manca vero?" disse il Grande Spirito.
"Mi manca in una maniera incredibile."
"So che vorresti seguire il suo cammino e non è un errore ma adesso dovresti proprio riposare un poco per poterlo aiutare."
"Lo so ma non posso assolutamente mollarlo, l’ho promesso."
Il Grande Spirito che sa leggere nel cuore dei suoi ragazzi, comprendeva perfettamente però, sapeva anche che Conte doveva riprendere le forze. Ne valeva della vita di Roby.
Era a ogni buon conto un Dio d’amore e stava preparando qualcosa. Il cavallo muoveva i begli arti snelli ma robusti al contempo, in maniera nervosa, le sue vene si erano ingrossate al solo pensare al suo Roby: era l’emozione, era la frenetica voglia di potergli stare di nuovo vicino. Il Grande Spirito sorrise con dolcezza. Nei prati verdissimi del cielo le nuvole stavano a guardare quel colloquio, un vento caldo accarezzò i crini del cavallo che stava per piangere.
"Non versare lacrime!" dichiarò il Grande Spirito che tutto avvolgeva e tutto conosceva.
Erano solo parole eppure la parola è una cosa grande: in principio era il verbo.
"Vorrei poter tornare sulla Terra " sussurrò Conte.
"Mio buon amico, è ancora troppo presto; ogni cosa a suo tempo. " continuò il Grande Spirito.
"Rammenta che esiste un tempo per morire e uno per nascere, uno per esser tristi e un altro ancora per essere allegri; un tempo per restare ed un tempo per tornare."
"Grande Spirito… io so che il tempo non esiste…"
Il Grande Spirito sorrise, sapeva perfettamente che Conte conosceva le Leggi dell’Universo ed era certo che, quel cavallo sarebbe riuscito ad arrivare alla mèta.
"Mio buon amico, segui la corrente del fiume e vedrai che non commetterai errore; fatti trasportare dall’acqua fluente… non è molto diverso da quando ti preparavi per una gara solo che, in questo Luogo non c’è necessità di competere… ogni cosa a suo tempo…"
C’è da dire che, il cavallo, era un animale molto educato ma non sapeva come riuscire a far comprendere a quel Dio che lui aveva la necessità di tornare ora, subito, immediatamente.
Colui che tutto sapeva però, aveva letto nel suo Cuore e aveva capito quanto Conte e il suo ragazzo fossero uniti, ergo gli disse:
"Va bene, ti darò una possibilità e bada bene, io non sono facile alle concessioni: potrai rivedere Roby ma a un patto: prometti di non perdere di vista la tua strada e viaggia sempre con la lanterna accesa."
A Conte non pareva vero; poteva rivedere Roby!
"Sì, potrai rivederlo e camminare al suo fianco, però, spero non ti dispiaccia, non sarai da solo, quattro amici ti accompagneranno in questo tuo Viaggio. Non chiedermi chi sono, non voglio rovinarti la sorpresa. Posso solo dirti che sono dei gran testoni e quando si mettono in capo una cosa, nessuno può distogliergli dal farla."
In vero lui avrebbe preferito stare solo con Roby tuttavia non aveva altra scelta, era disposto a tutto pur di stare con lui.
Conte salutò con gran rispetto il Grande Spirito e felice della decisione che era stata presa, con passo lento ed elegante, si incamminò verso la valle dove avrebbe potuto respirare quell’aria magica e tersa del Creato, là dove si poteva leggere nei propri sentimenti e comprendere quanto ci serve.
Conte percorse il pianoro che all’inizio era solo una landa coperta di erica e poi diventava una folta capigliatura di erba verde. La valle era circondata da una cengia di dolomia rocciosa di colore arancio e rosso. La luce creava un fantastico caleidoscopio di sfumature nelle pietre. Lì esseri alati e fantastici, volavano in cielo suonando le loro arpe, con melodie mai ascoltate sulla Terra.
"Mi servirà la lanterna sempre accesa che ha detto il Grande Spirito!" pensò Conte "La lanterna del cuore!". L’esercito del Grande Spirito, formato da quei messaggeri alati, muniti anziché di lance di fiori potenti, consegnarono al nostro cavallo una lampada rifulgente. Era la luce dell’amore che rompeva le tenebre e vinceva ogni oscurità.
"La porterai sulla Terra a sconfiggere ogni male che troverai sul cammino, ti aiuteranno a reggerla i tuoi compagni, quelli che il Grande Spirito ha scelto per venire con te!" annunciò uno degli esseri celesti librandosi in volo leggero.
"…Ma chi verrà con me?" chiese Conte e proprio in quel mentre si vide, discendere dalla giogaia, Andy il cerbiatto.
Andy era l’esempio più fulgido dell’animo che ci voleva per intraprendere ogni percorso di crescita, colui che tanto anelava a poter un giorno, davvero riuscire ad andare fiero del suo palco caduco, proprio come il suo modello: il cervo dalle corna d’oro.
Con loro sarebbero andati: Ak il bel lupo, saggio nell’amare il gruppo così come la propria indipendenza; Irid la farfalla, simbolo del processo di trasformazione che ci deve aiutare a cambiare e crescere sempre; Den il castoro, eccezionale esempio della realizzazione dei sogni; Nob l’aquila che sarebbe servita per riportare il gruppo verso il paradiso, grazie alla sua capacità di salire altissima in cielo.
Piano piano entrarono nella valle tutti i compagni. Ak giunse con il suo passo delicato ma potente, gli occhi azzurri e il pelo folto intorno al collo, come un monile argentato, tanto luminosi parevano i suoi peli. Il mantello del lupo era morbido, Conte lo sentì mentre il quattrozampe gli si strusciava sulle gambe:
"Saremo amici e ti proteggerò!" gli comunicò Ak. Il suo pelo pareva disegnato da un grande artista, diveniva giallo- rosso-nero sul dorso e aveva striature chiare sul ventre. Le pupille rotonde del lupo guardavano negli occhi il bel destriero e trasmettevano tanta sicurezza.
"Ci servirà per crescere!" intervenne Irid la farfalla volando su una rosa. Era una vanessa rossa e nera e si muoveva danzando intorno ai petali vellutati del fiore.
A quel punto giunse anche Den il castoro. Aveva progetti in mano e piani di lavoro da ingegnere: lui che sapeva rendere fattibile ogni piano costruttivo, lui che in concerto con la natura sapeva capire il fiume:
"Sarà proprio la capacità di comprendere il corso del fiume che ci aiuterà nel nostro viaggio!" furono le parole di Den.
Intanto la splendida aquila reale Nob sorvegliava la scena dall’alto. Il suo nido era in cima e di lassù vedeva ogni cosa.

Il Profilo di Roberto Bianchi nella Galleria degli Autori.

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