Vivere per amare di Vittorio Casali

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Vittorio Casali

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Vivere per amare di Vittorio Casali
Dopo “Una vita meravigliosa” (2003), “Vivere per amare”, è il secondo volume di Vittorio Casali edito nel 2006, in cui l’autore parla in maniera armoniosa della sua famiglia, dagli elevati principi cristiani. Pagine che narrano del rispetto e della considerazione per la vita, dell’amicizia, dei sentimenti giovanili, del Natale e della carità cristiana. E c’è una casa in cui regna sovrano l’amore, quella splendida dimora in via Merulana.
Scrive L’autore: “Solo chi ama gli altri ama se stesso; solo chi sa vedere con occhi benevoli le necessità altrui può sentirsi pienamente felice… Senza amore non c’ è vita, ma soltanto discordia, caos.
Soltanto l’amore ed il piacere di donarlo ci fa sentire figli di Dio.
Vivere l’amore è vivere Dio perché Dio è amore.”

VIVERE PER AMARE
di Vittorio Casali
Sovera Editore
Collana Narrare
2006, 224 p.
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Prefazione di Mons. Elio Venier
Due volumi in uno per esaltare la famiglia

In questi momenti di parossistico individualismo e di sovvertimento familiare e sociale, non potevo restare insensibile di fronte a chi presenta i suoi ricordi e i suoi entusiasmi, fatti libro, o meglio “libri”‘, dedicandoli “a mio padre e a mia madre e a tutti coloro che nella vita hanno dato e danno agli altri più che a se stessi” (prefazione di Una Vita Meravigliosa), a chi ama e capisce i valori e gli ideali della vita (amore, rispetto, onestà, solidarietà, etc…) e lo fa con gioia perché crede alla felicità del genere umano.
Al centro di tutta la storia sono rappresentate due splendide figure di genitori, una mamma eccezionale, vissuta a sostegno e godimento di tutta la famiglia (otto figli con una quantità di nipoti e pronipoti), fino a 102 anni, che quando chiude gli occhi a questa realtà umana resta più viva che mai, continuando a riempire del suo ricordo ogni angolo della casa, a donare sapienza e serenità, tanto che il figlio Vittorio, l’autore del volume, potrà confessare a nome di tutti: “Forse non c’è più la sua figura fisica, ma il suo spirito vive… i suoi insegnamenti di bontà sono ormai dentro di noi e quindi lei stessa è dentro di noi”.
Era questa madre non la fine, ma la sintesi di una lunga, vivace storia della famiglia di Vittorio Casali, medico-radiologo, ma con una grande esperienza di cultura, cittadina, storica, artistica, geografica, letteraria, naturalistica, sotto il segno di una fede quasi ingenua nella sua globalità, che tutto illumina e giustifica e rende gioioso.
Una Roma mirabile si distende davanti a lui come una scena a varie dimensioni, che dal rione Esquilino (al centro la basilica di Santa Maria Maggiore) raggiunge altri rioni, con la storia dei loro palazzi, delle loro piazze, delle loro chiese, delle loro curiosità, dei loro “misteri”. Ogni angolo della città diventa una stanza della sua casa, tanto ne è precisa la conoscenza e forte la sensibilità emotiva.
I viaggi si moltiplicano dentro e fuori l’Italia, dalle località di soggiorno a quelle di evasione in Italia, in Europa, in America, etc…, e soprattutto a peregrinazioni in luoghi sacri, prima tra tutti la Terra Santa.
Ovunque l’Autore trova le radici della bellezza, ed in modo quasi tangibile la presenza di una Provvidenza Divina.
Passando tra pagina e pagina di questo mappamondo, sempre illuminato da una luce interna che la fa brillare, i personaggi della famiglia Casali, piccoli e grandi, si muovono con una specie di padronanza, come se tutto fosse stato preparato in loro attesa, per la loro soddisfazione; una famiglia che sa vivere il suo privilegio e non lo vuole vivere da sola.
Ed ecco che si apre l’ingresso al secondo volume: Vivere per amare
“Non si può, né si deve tenere nascosto dentro di noi questo sentimento d’amore, ma bisogna diffonderlo, seminarlo, farlo crescere rigogliosamente, conoscere anche agli altri”. È questa una delle infinite citazioni che arricchiscono le riflessioni dell’autore come pure: “IlCristianesimo è la più bella avventura a cui un uomo possa aspirare oggi, domani e sempre”.
La Famiglia Casali non ha voluto, né prima né dopo, chiudersi nella segreta ammirazione e devozione ai propri genitori, ma ha cercato di trasmettere al di fuori della cerchia familiare le ricchezze di cui è stata depositaria.
Una famiglia, la loro, che voleva presentarsi come il paradigma della famiglia, fondata sulla roccia dei principi cristiani. Principi etici, non solo ascetici, spesso di puro galateo umano o di rapporti interper-sonali di pieno rispetto e di solidarietà o di vicendevole collaborazione.
È questa la traccia del secondo, voluminoso scritto di Vittorio Casali Vivere per amare.
Le figure dominanti dei genitori, specialmente della indimenticabile Madre, sono ancora la linfa di tutte le esperienze e le considerazioni, con ulteriori episodi della loro esemplarità e saggezza, ma le tematiche di tutti i tempi e di tutti i giorni sono accostate e rivissute nella loro origine, nella loro storia, nel loro sviluppo, nel loro benefico influsso nei comportamenti umani.
Così viene presentato l’amore nelle sue molteplici ramificazioni psicologiche, fisiche, sociali: l’amicizia, la scuola, lo sport, i bambini, i giovani, gli anziani, gli emigranti, e poi via via altre problematiche, dall’embrione alla Comunità Europea.
E qui la fantasia dell’autore entra anche nella grande aula della cultura, avvicinando e colloquiando con i grandi uomini del passato, dovunque ha trovato semi di quella verità che diventano cristiani, cioè umani, appena si pronunciano: da Piatone ad Aristotele, da Cervantes a Chateaubriand, da Manzoni ad Eliot; soprattutto da quanti sono stati ammaliati dalla figura immensa di Cristo e lo hanno cantato: da Dante a Milton, a Klopstock, a Dostoevskij.
Ma i capitoli dedicati alla famiglia non diminuiscono. Dalla casa “madre” continuano le sorprese, le emozioni, le vicende. Mi piace rimandare i lettori al capitolo: La nascita di un figlio. È il godimento più alto dell’umanità, dopo il possesso di Dio.
“Quando nasce un bambino, scrive Casali, avvertiamo una gioia infinita; vediamo in lui, innocente, la speranza di un mondo migliore, sentiamo che Dio ci vuole ancora bene e ci rende felici con questo immenso dono” (pag. 120).
E per chiudere lo scrigno di tanti tesori, risentiamo una sentenza, la più semplice e la più grande delle speranze d’una rinnovata civiltà: “II mondo dovrebbe essere come una grande famiglia unita, dove tutti si interessano ed hanno a cuore la vita ed il futuro degli altri” (L’amore dei nostri genitori pag. 131).

Dalle prime pagine

È l’8 dicembre, la festa dell’Immacolata Concezione. Si avverte per le strade un’atmosfera di gioia per il Natale ormai vicino.
Molte persone cominciano, in questo giorno, ad addobbare l’albero e a preparare il Presepe.
Le vetrine dei negozi appaiono particolarmente eleganti, piene di luci ed è come se facessero a gara tra loro ad esporre la mercé migliore.
I marciapiedi sono insolitamente brulicanti di gente in cerca di un regalo nuovo, originale.
Si respira una piacevolissima aria di festa. Anche la temperatura, piuttosto rigida, ci ricorda che Natale è alle porte.
Che importante festa è questa! È il trionfo dell’amore, quello di Dio verso gli uomini, Dio che manda sulla terra Suo Figlio Unigenito, Gesù in segno di amore, di bontà, per la redenzione dei nostri peccati e quindi per la salvezza del genere umano.
Quale segno d’amore più grande di questo ci può essere?
Gesù nasce da Maria e Giuseppe, Padre putativo, in una semplice mangiatoia e si fa uomo come noi, eccetto che nel peccato. Perché il Figlio di Dio nasce in un posto così umile? Chi più di Lui poteva nascere nella reggia più sontuosa e ricca del mondo? Perché da un Padre falegname e da una Madre che si interessava delle faccende di casa? Quanti interrogativi!
Il poeta John Milton nel Paradise Lost (Paradiso Perduto), pubblicato nel 1667, al quale seguì qualche anno dopo il Paradise Regained (Paradiso Riconquistato) dice che l’uomo, ingannato dal nemico comune, si lascerà facilmente vincere dal peccato e quindi cadrà e solo Gesù, nascendo e prendendo la Croce, potrà salvarlo e redimerlo in nome dell’amore che Lui ha per l’umanità. “Trasgredendo il solo comandamento, l’unico pegno della sua obbedienza” … “Di chi è la colpa se non la sua? – ragiona il Creatore – Ingrato ebbe da me tutto il possibile: lo feci giusto e retto, gli diedi la forza sufficiente a reggere, sebbene libero anche di cadere”.
L’uomo, tuttavia, continua Dio “Troverà la grazia … in giustizia e pietà eccellerà la mia gloria nel cielo e sulla terra, ma sarà la pietà a risplendere prima ed estrema fulgidamente su tutto”… “L’uomo non sarà perduto, ma solo sarà salvato colui che vorrà e tuttavia non certo per proprio volere, ma per la grazia che liberamente gli avrò concesso”.
Così Gesù si rivolge allora al Padre: “Oh Padre, come fu dolce quella parola che chiuse la sovrana sentenza, che l’uomo infine troverà grazia”.
Il poeta introduce il Figlio di Dio con queste parole: “Tutta l’umanità non avrebbe più avuto redenzione, sarebbe stata perduta …se il Figlio di Dio, nel quale alberga in pienezza l’amore divino, non avesse così rinnovato la sua caritatevole intenzione”.
Continuò Gesù: “Se l’uomo nulla può darti per riscattare il suo debito, guardami, dunque, o Padre: vita per vita, offro per lui me stesso”.
E continua ancora:
“Non giacerò sconfitto molto a lungo perché mi concedesti di possedere in me la vita eterna … saldato il mio debito non permetterai che la mia anima pura da ogni macchia rimanga immersa nella corruzione, mi leverò vittorioso …, poi con una moltitudine di tutti i miei redenti rientrerò nel cielo …a rivedere il Tuo volto non più rannuvolato dallo sdegno, ma certo della pace del perdono”.
L’assunzione dell’umanità di Cristo non è quindi un’umiliazione o una degradazione, ma un atto d’amore per l’umanità intera.
La grandezza di Gesù è proprio questa: la sua umiltà ed il suo infinito amore per il genere umano. Nel disegno di Dio c’erano valori ben più importanti della ricchezza e del luogo dove nascere.
La Sacra Famiglia così costituita sarà, infatti, un esempio per tutte le famiglie del mondo, a prescindere dal tipo di estrazione sociale cui appartengono.
La felicità di un nucleo familiare non consiste nel possedere una bella e importante casa con mobili, quadri, argenti antichi di valore, ma nel saper apprezzare ed amare tutto quello che ha e che Dio ha voluto donargli.
La vera gioia consiste nell’amore reciproco che c’è tra i genitori ed i propri figli, quell’amore che deve essere sempre presente, donato spontaneamente, necessario per una futura vita serena. Quando due genitori si vogliono bene, si rispettano, si aiutano vicendevolmente riescono a dare ai figli quella serenità, tranquillità, spensieratezza necessarie per vivere una infanzia ed una adolescenza piene di gioie, di felicità.
Il lavoro svolto onestamente dai genitori rappresenta un ottimo esempio per i figli che crescono e che, anche quando saranno diventati adulti, indipendentemente dal titolo di studio conseguito, continuerà a far parte integrante del loro bagaglio morale.
Un figlio che ha ricevuto una buona e sana educazione basata su valori e principi morali non deluderà mai, con il suo comportamento, i genitori, ma lavorerà anche lui con onestà e rispetto per gli altri.
È compito dei genitori formare bene la coscienza dei bambini e dei giovani.
Grande è il valore della famiglia che costituisce il pilastro, la cellula fondamentale della società umana. Quando, invece, due genitori non vanno d’accordo e vivono in perenne conflitto creeranno nella loro casa un’atmosfera non idonea, né utile ad una buona crescita dei figli.
Quale grande ruolo, quale importanza riveste l’ambiente familiare!
In questi ultimi anni sono sempre più numerose le coppie che si dividono, padri da una parte, madri da un’altra, figli allo sbando, senza pensare, forse, quali grandi conseguenze traumatiche per i figli quell’atto può comportare.
Gli esempi in positivo di tante famiglie dovrebbero far riflettere, almeno un po’, quelli che, senza motivazioni profonde, sciolgono il loro legame.

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