Il volo del cigno di Sandro Orlandi

Il volo del cigno di Sandro Orlandi: l’incontro e la storia di amore di due giovani. Sullo sfondo una Roma spaventata e disorientata dall’escalation terroristica…

Marzo 1978. In una Roma spaventata e disorientata dall’escalation terroristica che stringe l’Italia in una morsa senza precedenti, Matteo, iscritto alla FAI e anarchico convinto e praticante, convince alcuni militanti del suo circolo a mettere in pratica una sua certa idea, pazza ma ingegnosa, per dare la spallata definitiva al governo dei politicanti e della società piccolo borghese dell’epoca, nonché per avere la meglio sui temutissimi cugini delle Brigate Rosse. Contemporaneamente Lavinia De Bernardiis, ragazza di nobili origini ma ribelle all’araldica, come pure alla sua famiglia benestante e benpensante, affezionatissima a sua nonna Caterina che la considera e la tratta come sua figlia, in seguito all’ictus che colpisce l’anziana donna, decide di mettere in pratica proprio con lei la sua convinzione che “nella vita ognuno di noi deve poter scegliere di vivere come di morire” imboccando, con questa sua decisione, una strada che la costringerà a scappare via dall’Italia, come pure, per ben altri motivi, dovrà fare Matteo. Ma, pur se individui diversissimi e apparentemente posti su binari paralleli, la vita si divertirà a fare incontrare i due ragazzi e a farli innamorare, complicando notevolmente una storia già di per sé lontana dai soliti schemi comportamentali.

Va da sé che, mentre gli eventi storici riportati nel romanzo sono reali e rispondenti alle cronache dell’epoca, la storia di Lavinia e Matteo è puramente inventata, anche se resa verosimile proprio perché imperniata su fatti realmente accaduti.

Anteprima dell’opera

1.

Il temporale aveva imperversato per tutta la notte.
Già dalla sera prima infatti l’aria si era caricata sempre di più, diventando elettrica, e si percepivano scariche invisibili. Fulmini apocalittici avevano sfrigolato in continuazione, incendiando il cielo di Roma, e tuoni squassanti avevano tenuto svegli cani, gatti e romani. Un forte scirocco aveva strapazzato gli alti e fragili pini della capitale, abbattendone parecchi come tanti birilli, contribuendo ad alimentare un’atmosfera da tempesta biblica.
Ma adesso, alle sei e un quarto del mattino, era tutto finito.
Matteo, dalla terrazza del Pincio, contemplava gli ultimi fulmini, silenziosi e lontani, che per uno strano effetto visivo sembravano scaricarsi sul cupolone, come se Dio ce l’avesse proprio con la chiesa, il Vaticano e i suoi abitanti; soprattutto con quello più importante, gli venne da pensare.
L’ampio slargo di Piazza del Popolo si andava animando, mentre la luce dell’alba conferiva qualcosa di magico ad un panorama visto e rivisto centinaia di volte.
Qualche macchina lenta risaliva in direzione di via Ferdinando di Savoia, insonnolita quanto il suo conducente, e qualche passante frettoloso sembrava rincorrere la giornata del 4 marzo appena iniziata. Dall’alto della balaustra della terrazza panoramica, Matteo scorse una persona ferma proprio sotto alla targa commemorativa dei due famosi carbonari Targhini e Montanari.
Era lui: Tiziano.
In attesa, immobile, a Matteo tornò in mente di quando da bambini giocavano a nascondino. Non lo chiamavano in quel modo e non chiedevano mai di giocare, semplicemente uno dei due, in un momento in cui non erano vicini, si allontanava in silenzio nascondendosi all’altro. Non c’era la conta, né la tana da fare, solo la ricerca silenziosa dell’altro. E Matteo ricordò quanto fosse più bravo Tiziano, che spesso infatti vinceva, perché amava rimanere immobile come una lucertola una volta che si era nascosto. Magari solo dietro ad un cespuglio  o, se era vestito di scuro, nell’ombra di una porta socchiusa. Era la sua immobilità che lo rendeva invisibile e la sua mimetizzazione. Lo vide lì fermo all’angolo della via, immobile appunto, anche se non c’era nient’altro e nessun altro vicino o davanti a lui. Ma Matteo si chiese istintivamente se volesse essere visto o no.
Cominciò a scendere verso la piazza, riproponendosi di non parlargli ancora di ciò che da tempo gli frullava in testa.

2.

«Ciao bello» lo salutò Tiziano.
«Ciao fratellone».
«Andiamo a prenderci un cornetto?» aggiunse Matteo ammiccando verso il bar all’angolo della piazza.
«Da Rosati? Sei matto?»
«Ah, beh, offro io dai!»
«Già, con tutti i soldi cha ti ritrovi in tasca è?»
«Oh ma che palle Tizia’, se non ti va aspettami qui. Ci vado da solo».
«Il solito scialacquone».
«Il solito tirchio».
Risero insieme mentre si avviavano dall’altra parte di Piazza del Popolo.
«Casomai oculato» riprese Tiziano.
«Ma falla finita, piottàro».
Era lui il più grande, Matteo, che a breve avrebbe compiuto ventotto anni. Tiziano ne aveva venticinque, ma sicuramente dimostrava di essere più saggio e con i piedi per terra. D’altra parte molte cose li dividevano ma molte li univano, come il loro credo politico e l’idea che la società in cui vivevano avrebbe dovuto e potuto essere migliore di quello che era. Refrattari entrambi alle regole imposte dall’etica morale del momento, dalle imposizioni della religione e dal comune sentire, condividevano soprattutto il desiderio, o meglio il vitale bisogno, di tentare di cambiare le cose, in un modo o nell’altro, magari mettendo in pratica i concetti astratti e puramente teorici dell’anarchismo.
Quando entrarono nel bar non c’era nessuno. Il barista, giovane come loro, stava asciugando svogliatamente i bicchieri appena tolti dalla lavastoviglie e  alzò lo sguardo assonnato verso di loro. Un profumo sconvolgente  proveniva dalla grande scatola dei lieviti, evidentemente appena sfornati.
«Ciao!» salutò Matteo sorridendo «posso prendermi un cornetto con la marmellata?”
«Certo, quello è ai frutti di bosco» rispose il barista avvicinandosi.
«Benissimo! E tu Tizia’? Questo alla crema?»
«Veramente mi è venuta voglia di un maritozzo con la panna».
«Ah! E non volevi venire è? Ingordo oltre che piottàro».
«Non te lo posso fa’ perché la panna si sta montando solo ora» rispose il barista senza smettere di asciugare i bicchieri e con un tono tra l’infastidito e il provocatorio.
Tiziano rimase zitto a guardarlo.

Il volo del cigno
di Sandro Orlandi
Copertina flessibile: 280 pagine
Editore: Antipodes; Prima edizione edizione (1 gennaio 2016)

Acquista il libro nella libreria Amazon

Sandro Orlandi

Sandro Orlandi è nato nel 1951 a Roma. Medico ospedaliero, iscritto alla SIAE, per la sezione OLAF e come compositore melodista trascrittore, ha al suo attivo la composizione di due CD con brani di sua creazione, per testi e musica:  Punto e a Capo (2004) Gelsomina (2014). Come scrittore ha pubblicato: Le api di Paulette (Ed. Il filo 2008); L’odore del pane (Ed. Montag 2010); Una rossa rosa bianca (Ed. Robin 2010 – Premio Giovane Holden Lucca); Soffi di vita (Ed. Progetto cultura 2011); La chiave del cielo (Ed. Gds 2012); Soli diversi (Ed. Gds 2013); Il popolo delle stelle (Ed. Antipodes 2014 – Premio Giovane Holden Lucca); I.V.G. (Ed. Antipodes 2014); Calma di vento (Ed Antipodes 2015); Fuoco blu (Ed. Antipodes 2015); Frammenti (Ed. Antipodes 2015); Azrael (Ed. Helicon 2016  – 1° Classificato Premio Thesaurus, Matera – 1° Classificato Premio Intreccio d’Autore, Roma – 3° Classificato Premio Giovane Holden – Lucca); Il volo del cigno (Ed.Antipodes 2016).

Guarda tutti gli articoli

7 Commenti

  1. Già solo il fatto che la storia sia ambientata a Roma mi ha incuriosito molto! Spero di poterlo leggere tutto!

  2. Un romanzo che si rivela già dall’anteprima ricco di suspence e coinvolgente. Mi piacerebbe molto poterne continuare la lettura.

  3. Che bella copertina! E che dire dell’anteprima? Davvero entusiasmante, sembra proprio una bella storia e mi piacerebbe molto leggerla anche per vedere quali emozioni l’autore mi trasmetterebbe.

  4. Copertina originale e molto colorata!
    È un libro che mi piacerebbe leggere perché credo che dietro la
    Storia d’amore fra questi due giovani si celi ben altro; credo ci siano temi molto attuali che scavano a fondo nelle paure di noi italiani… è inutile negarlo ormai, siamo terrorizzati da questi attacchi terroristici tanto da farci condizionare la vita di tutti giorni e perché no anche un nostro eventuale “amore”! Le faccio i miei migliori complimenti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -

* L'asterisco indica che i dati da inserire sono obbligatori. Il tuo indirizzo email sarà visto solo dalla Redazione e, in determinati periodi, dagli autori dei libri che hai commentato.