Lo sbilico di Alcide Pierantozzi (Einaudi, collana Supercoralli, 2025), proposto da Donatella Di Pietrantonio, è uno dei dodici romanzi della dozzina del Premio Strega 2026, l’ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano. Il libro racconta la quotidianità dell’autore dopo il peggioramento acuto della sua condizione psicologica: ha ricevuto nel tempo diverse diagnosi, fra cui disturbo bipolare, spettro dell’autismo, dissociazione dell’io. Un quarantenne che ha lasciato Milano ed è tornato nella casa di famiglia in Abruzzo, dove lo accoglie una madre malata di tumore e un padre che l’autore chiama il Negazionista. Non è un romanzo nel senso tradizionale del termine, né un memoir conciliato con sé stesso: è una zona instabile della letteratura dove la scrittura non serve a dare senso all’esperienza, ma a contenerla quanto basta per poterla guardare.
Il corpo entra di traverso. Una spalla che non risponde, una mano che trema senza ragione, la vista che si inclina da un lato. Pierantozzi scrive il momento esatto in cui qualcosa cede, in cui l’aderenza al presente si allenta. Non nomina le diagnosi nei paragrafi brucianti di questo libro: le deposita in immagine. Lo sbilico è quella condizione fisica dove il peso del corpo non trova il centro, dove l’equilibrio diventa una ricerca senza fine. La crisi non arriva come una tempesta improvvisa. Arriva come lo scivolamento lento di qualcosa che perde grip sul suolo.
La casa di famiglia è una geometria di pietra fredda. Scale di marmo. Stanze dove il silenzio ha un peso. Qui la madre dorme male, i medici arrivano a orari fissi, le pillole si ammucchiano sui comodini come se fossero l’unica forma di conversazione rimasta. Il padre gira intorno a tutto questo senza entrarvi. Nega la malattia della moglie, nega la diagnosi del figlio, costruisce una realtà parallela dove niente accade perché niente dev’essere accaduto. Fra questi due poli, Alcide cerca un punto dove stare. Un punto che non esiste.
La madre è lucida dentro la sua malattia. Quella lucidità scalda il libro dall’interno. Non chiede pietà, non proclama virtù nel soffrire. Semplicemente è lì, con la sua diagnosi, che la guarda come si guarda il mare da una riva che non sa più come raggiungerlo. E il figlio la vede. La vede come si vede soltanto quando il proprio corpo è già parzialmente annegato. Pierantozzi scrive di quella visione senza commentarla. La depone e continua. La depone e va avanti.
La scrittura è uno strumento di contenimento, non di guarigione. Questo il libro lo sa dall’inizio e non lo nega. Le pagine non promettono risoluzioni. Dicono: qui siamo rimasti. Qui continuiamo a stare. Il disgelo di una mente che ha perso le coordinate rimane un disgelo. La sismografia della crisi continua. Ma sul foglio, la crisi trova una forma provvisoria, una stabilità fragile. Abbastanza per respirare. Abbastanza per toccare il fondo senza affogarvi definitivamente.
Perché leggere Lo sbilico di Alcide Pierantozzi
Perché il libro non parla del disagio psichico come di una categoria astratta. Lo incarna. Lo mostra dalle radici. Non offre consolazioni, ma offre uno sguardo senza compromessi: quello di chi è dentro la crisi e continua a scrivere. Per chi ha vissuto disagi simili, sarà il riconoscimento raro di essere stati visti. Per chi non li ha vissuti, sarà il passaggio terribile e necessario in un’esperienza che non è romanticizzata, che non è confortante, ma che è vera.
Chi è Alcide Pierantozzi
Alcide Pierantozzi è nato a Pescara nel 1982. Scrittore, ha pubblicato il romanzo Tutto quello che so di te (Rizzoli, 2012) e il memoir Malacarne (Rizzoli, 2015). Collabora con riviste e quotidiani. Con Lo sbilico approda a Einaudi e porta nella narrativa italiana una voce capace di stare nell’esperienza psichica con una fedeltà e una lucidità rare. Il libro, pubblicato nel 2025, ha ricevuto forte attenzione critica per la sua originalità formale e per il coraggio con cui affronta il tema del disagio mentale senza semplificazioni.
Domande frequenti su Lo sbilico di Alcide Pierantozzi
Di cosa parla Lo sbilico?
Racconta la vita dell’autore dopo il peggioramento della sua condizione psicologica: diagnosi di disturbo bipolare, spettro dell’autismo e dissociazione dell’io. Pierantozzi lascia Milano, torna in Abruzzo dalla madre malata di tumore e dal padre negazionista, e scrive il presente della crisi senza il filtro della retrospettiva.
È un romanzo o un memoir?
Una forma ibrida tra i due. Pierantozzi scrive in prima persona di fatti reali con libertà formale e densità letteraria che lo collocano oltre il memoir convenzionale. Einaudi lo ha inserito nella collana Supercoralli, normalmente riservata alla narrativa.
Il tema della salute mentale è trattato in modo accessibile?
Sì, ma senza semplificazioni. Il disagio psichico viene raccontato dall’interno, con precisione, senza retorica della malattia e senza il distacco rassicurante della retrospettiva. È intenso e a tratti difficile, ma mai inaccessibile al lettore attento.
Informazioni sull’edizione
Titolo: Lo sbilico
Autore: Alcide Pierantozzi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 240
ISBN: 9788806266448
Premio Strega 2026: dozzina finalista





Le fragilità psicologiche spesso non vengono capite e questo porta a vedere chi ne è affetto in un modo sbagliato, questa lettura, forse, riuscirà a far capire cosa provano queste persone e come poterle aiutare.
Trovo straordinaria l’idea di raccontare la crisi e lo ‘sbilico’ non come concetti astratti, ma attraverso il corpo e la realtà nuda di una casa di famiglia in Abruzzo. Mi colpisce profondamente che la sua scrittura non cerchi di consolare o guarire, ma di dare una forma provvisoria al dolore per riuscire a respirare. Il suo non è un memoir di riappacificazione, ma uno sguardo senza sconti e necessario dentro una fragilità che ci rende profondamente umani. Mi piacerebbe approfondire
Una lettura forte che può fare capire, riflettere, comprendere e leggersi dentro. Una tema difficile da trattare, esporre e fare capire.
Sul quale dovremmo soffermarci molto.
Un romanzo che tratta un argomento del quale si parla ancora troppo poco. La fragilità psicologica non deve essere un tabù, ma uno sguardo sul mondo anche da parte di chi vede e sente tutto più complicato e difficile, per conoscere e accogliere. Mi piacerebbe molto leggerlo.
Un titolo che secondo me potrebbe vincere il premio Strega.
Il mio pronostico per i titoli è: Lo sbilico – Platone. Una storia d’amore – La sonnambula – Donnaregina – Occhi di bambina
Tema importante e trattato troppo poco, secondo me. Mi piacerebbe moltissimo leggerlo e credo che finirà nella cinquina dei finalisti. I cinque titoli, secondo me, saranno: Lo sbilico, La sonnambula, Occhi di bambina, Acqua sporca e Donna regina.
Un romanzo che mette a confronto quel labile confine tra emotività, psiche e consapevolezza di un malessere, di una condizione fisica.
Una storia che tocca le corde del cuore.
Mi piacerebbe leggerlo
Incurso dice molto questo tema trattato sono curiosa di vedere come viene esposto mi colpisce la fragilità psicologica dove ogni parola può contenere una prova di crisi Spero di poterlo leggere e mi incuriosisce molto poterlo leggere
Un’anteprima intensa e dolorosa che colpisce per il modo in cui la fragilità psicologica diventa corpo, casa, famiglia e scrittura. Mi incuriosisce questa forma narrativa instabile, dove la parola non guarisce ma prova almeno a contenere la crisi. Spero di poter approfondire di più.