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Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda

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Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda

Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda (Einaudi, collana Stile libero Big, 2025), proposto da Gaia Manzini, è uno dei dodici romanzi della dozzina del Premio Strega 2026, l’ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano. Romanzo d’esordio dell’autrice, intreccia la storia tumultuosa dello Sri Lanka con lo sfondo della provincia italiana, seguendo quattro donne attraverso generazioni e geografie. Neela, che dopo trent’anni in Italia torna nel paese d’origine. Himali, che cresce una figlia nel nome di un ideale politico. Pavitra, sospesa in precarietà e smarrimento. Ayesha, che a Milano vive una quotidianità fragile. La migrazione non è tema: è il corpo stesso del romanzo.

Neela fa le valigie. Trent’anni. Ogni oggetto che mette dentro il tessuto è un’altra resa, un altro adattamento. L’Italia che l’ha accolta non è stata pietà, non è stata casa. È stato uno stare. Quando decide di tornare non immagina che lo Sri Lanka non l’ha aspettata, che il luogo non ha senso se il corpo che lo guarda è cambiato. Uyangoda conosce questa frattura dall’interno. Non la racconterà senza le sue contraddizioni. Non ci sarà un’Italia tutta colpevole e uno Sri Lanka tutto perduto. Ci saranno soltanto le persone, che amano e tradiscono e portano dentro il rancore come una benedizione che nessuno ha chiesto.

Himali porta l’ideale politico come una bandiera che la pesa. Non riesce a piegarla, anche quando la vita le chiede di farlo, anche quando la figlia cerca una madre diversa da una causa. Pavitra vive nella precarietà come se fosse l’unica grammatica che capisce. Lo smarrimento è diventato nel tempo il suo modo di orientarsi. Ayesha è a Milano, in quella città che non la contiene e non la lascia andare. La quotidianità è frammentata. I giorni si susseguono. Non c’è senso che arrivi a consolare.

Il titolo è il cuore. L’acqua sporca. Non quella pulita che scorre e passa. Non quella che cristallizza in un significato. È ciò che rimane quando le cose non tornano. Quando la migrazione non è avvenimento ma ferita che si spalanca a ogni ricordo. Quando le generazioni si trasmettono non amore ma il rancore di chi ha dovuto scegliere senza che la scelta fosse mai veramente sua. Uyangoda non nasconde la rabbia. Non la abbellisce con la comprensione reciproca. La mostra nel suo funzionamento preciso, nel modo in cui corode le relazioni, nel modo in cui persiste.

La lingua di Uyangoda contiene il registro della riflessione sociologica e quello della narrazione emotiva insieme, senza che i due si ostacolino. La precisione del concetto non soffoca il corpo delle persone. Lo sguardo è quello di chi conosce entrambi i mondi dall’interno ma non si lascia catturare da nessuno. Mantiene una lucidità che non è freddezza ma distanza critica. Compassione senza pietà. Nel modo in cui osserva Neela aprire quella valigia per l’ultima volta, c’è tutto: l’amore e l’assenza di grazia, l’appartenenza e la solitudine contemporanea.

Perché leggere Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda

Perché racconta la migrazione nel corpo di una persona che fa una cosa precisa, non come fenomeno sociologico ma come esperienza che non si chiude. Perché la famiglia non è il luogo della consolazione ma della trasmissione involontaria del dolore. Perché la doppia appartenenza esiste come ferita, non come arricchimento. E perché è la voce di uno scrittrice che sa di cosa parla e non perdona niente a nessuno, neanche ai lettori.

Chi è Nadeesha Uyangoda

Nadeesha Uyangoda è nata a Colombo, in Sri Lanka, nel 1993. Cresciuta in Italia, è scrittrice e giornalista che si occupa di razza, migrazione e identità. Ha pubblicato il saggio L’unica persona nera nella stanza (66thand2nd, 2021), che ha aperto un dibattito importante sul razzismo sistemico in Italia. Con Acqua sporca, il suo primo romanzo, porta la stessa capacità analitica e la stessa attenzione all’esperienza vissuta dentro la forma narrativa, costruendo un libro che è al tempo stesso affresco familiare e riflessione politica.

Domande frequenti su Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda

Di cosa parla Acqua sporca?

Racconta le storie di quattro donne legate da famiglia e origine tra Italia e Sri Lanka. Quando Neela decide di tornare nel paese d’origine dopo trent’anni, innesca un movimento che coinvolge tutta la famiglia. È un affresco familiare che intreccia migrazione, identità, rancore e appartenenza.

È il primo romanzo di Uyangoda?

Sì. Prima aveva pubblicato il saggio L’unica persona nera nella stanza (2021), che aveva aperto un dibattito importante sul razzismo in Italia. Acqua sporca è il suo esordio nella narrativa.

Dove è ambientato?

Tra l’Italia — in particolare Milano e la provincia — e lo Sri Lanka. I due paesi non sono semplici scenari: sono le due metà di un’identità che non si lascia ricondurre a una sola delle sue origini, e la tensione tra loro attraversa ogni personaggio del libro.

Informazioni sull’edizione

Titolo: Acqua sporca
Autore: Nadeesha Uyangoda
Editore: Einaudi
Collana: Stile libero Big
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 288
ISBN: 9788806259747
Premio Strega 2026: dozzina finalista

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Fatima
Fatima
2 mesi fa

Trovo pazzesco come la scrittrice abbia demolito la retorica della ‘doppia appartenenza’ come un arricchimento felice, mostrandola per quello che è: una ferita aperta che si scontra con il corpo e con la realtà. Mi colpisce tantissimo l’idea dell’acqua sporca, questo rancore che si tramanda tra generazioni di donne anziché il solito amore consolatorio. È un romanzo spietato, lucido, che non fa sconti a nessuno e che trasforma la migrazione da dato sociologico a carne viva.

Anna Maria
2 mesi fa

Un tema importante spesso sottovalutato ma che, se raccontato, esposto, “vissuto”, da chi lo conosce bene, può far comprendere molto di ciò che non si riesce a capire, o voler capire.
Un’ anteprima molto interessante e coinvolgente.

LaLettriceAnonima
LaLettriceAnonima
2 mesi fa

Dall’anteprima sembra un romanzo non solo interessante ma anche importante per provare a capire chi incontriamo ogni giorno e provare a rapportarci meglio con loro comprendendo un po’ dello straniamento e del dolore che si portano dietro. Sembra davvero interessante

Maria
3 mesi fa

Le storie di questo tipo mi colpiscono sempre, perché ci avvicinano a Paesi e culture molto lontane da noi, che spesso fatichiamo a comprendere. I temi trattati, inoltre, mi sembrano fin troppo attuali.

Elena C
Elena C
3 mesi fa

Mi piacerebbe tanto leggere questo romanzo perchè sembra toccare corde attualissime, intime e importanti per capire la complessità del mondo in cui viviamo. E’ davvero interessante l’intreccio generazionale e culturale che viene trattato. Inoltre mi affascina l’idea di scoprire come il legame con la terra di origine e il vissuto italiano si fondano. (Copertina bellissima :))

Romina
Romina
3 mesi fa

Mi incuriosisce molto i temi di questo di questo libro Sono molto curiosa di di poter leggere questo libro perché sono molto colpita da questo anteprima di questo libro Spero di poter leggere questo libro

Vanessa. Dt
3 mesi fa

Mi colpisce il modo in cui questa anteprima racconta la migrazione non come semplice spostamento, ma come ferita che attraversa generazioni, corpi e legami familiari. Sembra un romanzo lucido, duro e necessario. Spero di poter approfondire di più!

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