Donnaregina di Teresa Ciabatti (Mondadori, 2025) è uno dei dodici romanzi della dozzina del Premio Strega 2026, l’ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano. Il libro racconta l’incontro fra una scrittrice borghese e Giuseppe Misso, ex superboss della camorra napoletana diventato collaboratore di giustizia nel 2007. Da questo incontro improbabile nasce una riflessione che va ben oltre il crimine e la cronaca: una storia sulla maternità, sulla paura di perdere i figli, sul senso dell’arte in un mondo che sembra non averne bisogno. Il romanzo ha già vinto il Premio BPER Banca 2025 e il Premio Mondello 2025.
Le cicatrici sulle mani di un uomo che ha ordinato omicidi. Le mani tremanti di una madre che non sa come toccare sua figlia. Due corpi che non dovrebbero mai incontrarsi. E invece il racconto comincia proprio qui, in questo punto impossibile dove due mondi si sfiorano senza capirsi. Giuseppe Misso ha costruito una vita sulla violenza. Ha ordinato esecuzioni. Ha controllato il territorio con il fuoco e la paura. E ora parla. Parla di suo figlio. Non riesce a raggiungerlo. Non sa come dirgli che ama. Ciabatti lo ascolta e sente qualcosa che non si aspettava: il dolore di chi non può riparare quello che ha distrutto.
La scrittrice porta un dolore diverso ma altrettanto profondo. L’amica che sta morendo. La figlia preadolescente che si chiude, che scappa dentro una fragilità psichica che la madre non sa come nominare. I figli come la ferita aperta. Misso ha perso i suoi figli perché li ha spezzati lui. Ciabatti sta perdendo sua figlia perché la malattia gliela sottrae ogni giorno di più. Due forme di fallimento parentale che si toccano in queste pagine. Due volti che riflettono lo stesso terrore: avere generato qualcuno e accorgersi che non si può salvarlo.
Ciabatti non scrive un’inchiesta giornalistica. Non scrive nemmeno un romanzo storico sulla camorra. Costruisce qualcosa di più vulnerabile e più rischioso: un libro che ragiona sulla colpa senza assolvere, che racconta la violenza senza estetizzarla, che osserva un uomo terribile senza trasformarlo in vittima. Il titolo stesso contiene questa ambiguità. Donnaregina è il nome di un quartiere di Napoli. Donnaregina è il nome di un carcere. È uno spazio fisico e uno spazio dell’anima dove la donna-regina non regna su niente, dove tiene insieme i pezzi di una vita con mani che non cessano di tremare.
La voce di Ciabatti non si nasconde. Non si protegge. È diretta come una lama. Spietata con sé stessa prima ancora di esserlo con gli altri. Il romanzo porta dentro la vita vera della scrittrice. L’amicizia che muore. La figlia che si allontana. L’inadeguatezza che accompagna ogni parola scritta. Non è confessione pura. È una tecnica precisa. È il modo di mettere il lettore in una posizione dove non c’è via di fuga. Dove gli resta soltanto guardare. Dove ogni frase è corta come un colpo e ogni colpo arriva dove deve arrivare.
Perché leggere Donnaregina di Teresa Ciabatti
Per ricevere in pieno la prosa di uno scrittrice che non sceglie il riparo della finzione elegante, che mescola autobiografia e invenzione in modo che non è possibile distinguere dove finisce una e dove comincia l’altra. Per avere accesso a una forma di sincerità rara nella narrativa contemporanea. Per leggere di donne e uomini che non trovano le parole giuste, che falliscono come genitori, che rimangono intrappolati nella loro incapacità di salvare chi amano. Donnaregina pone domande precise su quello che ci separa da chi fa del male, sullo spazio vuoto tra la violenza ordinaria della genitorialità fallita e la violenza strutturata della camorra. E non risolve niente. Non vuole. La prosa brucia. Ogni pagina è una zona senza protezione.
Chi è Teresa Ciabatti
Teresa Ciabatti è nata a Orbetello nel 1972. Scrittrice e sceneggiatrice, è una delle voci più originali e controverse della narrativa italiana contemporanea. Ha esordito nel 2004 con Adelmo, torna da me e ha pubblicato romanzi che hanno sempre mescolato autobiografia e finzione con una radicalità formale rara. La più amata (Mondadori, 2017) è stato finalista al Premio Strega 2017. Ha continuato con Sembrava bellezza (Mondadori, 2021) e ora con Donnaregina, confermando una scrittura sempre più affilata, sempre più disposta a entrare nelle zone scomode dell’esperienza personale e collettiva.
Domande frequenti su Donnaregina di Teresa Ciabatti
Di cosa parla Donnaregina?
Racconta l’incontro tra una scrittrice e Giuseppe Misso, ex boss della camorra poi collaboratore di giustizia. Dal confronto tra i due emerge una riflessione sul fallimento parentale, la paura di perdere i figli e il senso dell’arte. Sullo sfondo ci sono anche il dolore per un’amica morente e la preoccupazione per la figlia della narratrice.
Donnaregina è basato su fatti reali?
Sì. Giuseppe Misso è un personaggio reale. Ciabatti porta nel romanzo anche elementi della propria vita, mescolando in modo deliberato autobiografia e finzione. Questa è una delle caratteristiche più riconoscibili del suo stile.
Donnaregina ha vinto premi letterari?
Sì: il Premio BPER Banca 2025 e il Premio Mondello 2025 nella sezione narrativa italiana, prima di entrare nella dozzina del Premio Strega 2026.
Informazioni sull’edizione
Titolo: Donnaregina
Autore: Teresa Ciabatti
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 228
ISBN: 9788804761433
Premio Strega 2026: dozzina finalista





Guardando la copertina i miei occhi hanno rivisto in quel bimbo la fragilità la paura di vivere accerchiato dalla camorra,e mi ha ricordato la prigionia e la sofferenza di uno di loro.
Mi intriga molto il fatto che la storia sia basata su fatti reali e persone che sono esistite. Mettere a nudo la propria vita e le proprie preoccupazioni, permettendo ad altri di conoscerle e di farne parte. È una storia tormentata, scura e magnetica, proprio come piace a me. Sento a pelle che mi terrà incollato alle pagine dall’inizio alla fine.
la copertina di questo libro mi ha colpito moltissimo…davvero molto bella!
la trama mi sembra intrigante ma ovviamente è un giudizio a scatola chiusa…spero di avere la fortuna di ricevere una copia.
Una storia forte che mette in evidenza la durezza, così come la fragilità dell’ essere umano. Un romanzo che merita di essere letto e approfondito.
Genitorialità e colpa vanno da sempre a braccetto e la cosa che più mi incuriosisce di questo libro è vedere come e se si sviluppa diversamente a seconda che a provarla sia un delinquente o una scrittrice.
Un romanzo potente che parla di ruolo genitoriale in due modi nettamente diversi, di dolore, senza lenire, senza addolcire, in maniera reale e cruda.
Arriverà sicuramente nella cinquina.
Spero di riuscire a leggerlo
Il ritratto di una parte dell’Italia che, nonostante il trascorrere degli anni, è sempre viva. Finirà nella cinquina, secondo me.
Una di quelle storie graffianti, un pugno nello stomaco dove il tema forte lascia senza fiato.
Una lettura che mi ispira e che arriverà tra i 5 finalisti
Da quando è uscito che vorrei recuperare questo libro, ne ho sentito molto parlare, spero di leggerlo!
È un’anteprima molto intensa dove si intreccia maternità colpa e fragilità mi interessa approfondire questo metodo di scrittura questo libro e sono curioso di vedere come viene trattato questo tema è un’anteprima molto suggestiva Spero di riuscirlo a leggere
Un’anteprima intensa e dolorosa, che colpisce per il modo in cui intreccia colpa, maternità e fragilità. Mi incuriosisce molto questa scrittura senza protezione, capace di guardare il male senza semplificarlo. Spero di poter leggere questo libro.