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Maria mai più come una volta di Adalgisa Licastro

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Maria. Mai più come una volta di Adalgisa Licastro

Maria mai più come una volta di Adalgisa Licastro, la nuova edizione del romanzo che abbiamo presentato la prima volta nel 2015

I libri di Adalgisa Licastro, oltre che ad essere scritti egregiamente, sono portatori di grandi verità e profondi sentimenti. “Maria mai più come una volta”, dal titolo fortemente evocativo, è un romanzo in gran parte autobiografico, così come lo definisce l’autrice. Tre generazioni a confronto si susseguono in un arco di tempo che supera di poco un secolo.
Protagoniste due famiglie, una nobile ed una borghese, cinque fratelli che seppur lontani, restano uniti nell’amore. Figura centrale è la madre che, donando loro “pane e amore” come scrive la Licastro, “ha fatto sì che i valori di cui era portatrice, si perpretassero nei loro cuori”.
Non c’è niente di più affascinante delle storie narrate che hanno il sapore del vissuto, e perciò il sapore della vita vera. In questo, Adalgisa Licastro è Maestra, nel suo narrare fluido e denso di sentimenti, nonché di amore. Un romanzo della memoria che cattura il cuore del lettore e le cui parole giungono “fino ai campi del cielo”. Da non perdere.
Nicla Morletti

All’inizio, la vita sembra disporsi secondo un ordine quieto e riconoscibile, scandito da gesti naturali e consueti, che hanno la precisione di un rito: la cucina inondata dalla luce del mattino, il calore rassicurante della stufa a carbone, il piacere atteso di un riconoscimento, il “brava” pronunciato da un genitore, l’accurata preparazione di un abito da indossare per il teatro. Tuttavia, come in ogni saga che si rispetti, già nelle prime pagine si avverte l’ombra di un presagio: un segnale impercettibile che preannuncia la rottura della simmetria, il momento in cui l’ordine verrà infranto.
Maria mai più come una volta appartiene alla categoria di racconti che, pur seguendo il cammino di un solo personaggio, contengono nella loro trama l’eco e il respiro di molte vite, come se i destini individuali fossero soltanto il riflesso parziale di una vicenda più vasta, collettiva, che li avvolge e li plasma. Nella parabola di Maria, figlia primogenita di una famiglia siciliana all’inizio del Novecento, si riflette e si compendia la sorte intera del suo nucleo familiare, destinato a conoscere la pienezza dell’armonia domestica e, subito dopo, la frattura irreparabile di una perdita assoluta.
Il terremoto del 1908 irrompe come un atto cosmico che non si limita a distruggere mura e vite, ma cancella la configurazione stessa del mondo così come era stato conosciuto fino a quel momento. È un evento che, nella logica della saga, funziona come spartiacque assoluto: tutto ciò che precede si iscrive in un “prima” che diventa rapidamente leggenda familiare; tutto ciò che segue è un “dopo” segnato dalla dispersione e dall’adattamento forzato. Alcuni membri della famiglia scompaiono per sempre, altri trovano rifugio in luoghi ostili o provvisori: il collegio severo per le più piccole, le macerie di Messina per chi resta, una casa elegante e gelida a Verona per Maria, ospitata dalla zia non come figlia, ma come ornamento di beneficenza.
Da questo momento la narrazione assume i tratti della saga dislocata, in cui i protagonisti non condividono più lo stesso spazio fisico, ma restano legati da un vincolo invisibile, custodito nella memoria e alimentato da scambi rari di notizie e ricordi. Maria, al centro, diventa non solo la testimone privilegiata, ma il vero asse narrativo su cui ruota la memoria comune: è il suo sguardo a dare unità a un racconto che altrimenti si disperderebbe in frammenti scollegati, ed è grazie alla sua esperienza che il lettore percepisce la persistenza del legame familiare, nonostante la distanza e le prove.
Il titolo del romanzo stesso suona come una formula irrevocabile, la sentenza che fissa il senso dell’intera vicenda: “mai più” non come espressione di rimpianto, ma come riconoscimento consapevole di un destino che non ammette ritorno. Dopo la frattura, l’autrice non cerca di ricomporre il passato, ma racconta il lento e ostinato attraversamento di un territorio nuovo, privo di mappe sicure, in cui l’unica bussola è la capacità di portare con sé il fuoco della casa dentro un mondo che ne ha perduto le pareti.
Borges avrebbe detto che questa saga familiare è la rappresentazione ridotta dell’universo stesso: un ordine iniziale, la sua distruzione improvvisa, e la persistenza di un cammino che, pur privo di meta, conserva la memoria della pianta originaria del labirinto. E in questo senso, Maria è la figura liminare che lo percorre: non conosce il disegno nella sua interezza, ma continua a camminare, fedele a ciò che resta, e consapevole che la vera vittoria, nelle saghe e nella vita, non è il trionfo visibile, ma la sopravvivenza ostinata dell’anima.
Robert, Manuale di Mari

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CAPITOLO I

Per Maria quella era stata una giornata bellissima! Sebbene la sera precedente mamma Tommasina le avesse detto che la mattina dopo poteva dormire di più perché aveva già provveduto a preparare il pranzo della domenica, Maria aveva aperto gli occhi prima del solito.
Erano gli ultimi giorni di Dicembre e, al mattino, la casa era fredda. Nella cucina economica, il carbone era stato preparato nel fornello sin dalla sera precedente. Maria sapeva bene come accenderlo! Presto il piano metallico superiore, surriscaldandosi, avrebbe irradiato un bel tepore in tutto l’ambiente. Desiderosa di fare una bella sorpresa alla mamma, mise il latte a bollire nel solito bricco e preparò ogni cosa per la prima colazione. Quando i fratelli e i genitori si fossero svegliati, avrebbero avuto il piacere di ritrovarsi intorno al tavolo tra tovaglioli colorati e tante cose buone. Forse tutti le avrebbero dato un bacio e la mamma le avrebbe detto: «Maria, sei stata brava!»
Questo, in realtà, non era accaduto perché mamma Tommasina non aveva fatto colazione, il babbo le aveva portato il caffè in camera.
Quella domenica, tutti avevano voglia di dormire e, svegliandosi in tempi diversi, avevano inzuppato i biscotti nel latte quasi senza vedere la tazza, né la graziosa tovaglia a quadri bianchi e blu. Maria, però, quella mattina era così contenta che non si era curata affatto delle facce assonnate dei suoi cari ed in cuor suo aveva attribuito il loro difficile risveglio a quel cielo nero come la pece che non prometteva nulla di buono. Solo papà Gaetano l’aveva baciata sulla guancia e, proprio come lei aveva sperato, le aveva detto quel “brava” che si sarebbe aspettata dalla mamma.
Finito l’andirivieni, Maria riordinò la cucina come faceva sempre quando Santina, la domestica, aveva la giornata libera. Aveva appena finito di sistemare ogni cosa, quando Giuseppina la chiamò: «Mariuccia, mi fai il bagno?» La bimba aveva sei anni ed era la più piccola delle sorelle. Era una bella brunetta dagli occhi nerissimi, le sopracciglia folte e la pelle chiara come raggi di luna. Ma ad attrarre chiunque l’osservasse era il bellissimo sorriso che metteva in mostra tante perline bianche tutte uguali. A quell’età, molti bimbi hanno già la finestrella aperta al centro delle arcate dentali, ma a Giuseppina questo non era ancora accaduto, permettendo al suo sorriso di prolungarne la grazia.
Maria la lavò e pettinò con cura i suoi capelli morbidi e sottili, impegnandosi a farlo pian piano affinché non s’infastidisse come solitamente faceva con chiunque le sfiorasse il capo.
«Peppinella, ora che ti ho fatto bella, vieni con me: devi aiutarmi a scegliere l’abito per andare questa sera a teatro!» le disse Maria.
La piccola, divenuta improvvisamente seria, chiese se poteva condurla con sé. «Non posso! I bambini vanno a letto presto; e poi, assistere alla rappresentazione dell’opera, non ti piacerebbe!» «Non è vero, non è vero!» protestò Giuseppina. Per tenerla buona, Maria le promise che, prima di uscire, l’avrebbe messa a letto e le avrebbe narrato una storia.
«D’accordo, a patto che domani mattina, mi racconti tutto, proprio tutto quello che hai visto!» concluse Giuseppina. «Stai tranquilla! Ma ora andiamo a fare le modelle» disse Maria, prendendola per mano, e lei, saltellando felice, cominciò a chiamare: «Concettina, Elenuccia, volete venire a vedere come si veste questa sera Maria?» «Peppinella, stai zitta; l’ho detto solo a te! Manca poco che chiami anche il nostro fratellone Girolamo che, di sicuro, comincerebbe a ridere a crepapelle, rinfacciandomi di volere fare già “la signorina”. Di Gigi non mi preoccupo perché, immerso come sempre nei suoi libri d’avventura, non s’accorge di nulla!» E Giuseppina di rimando: «Non pensare a Girolamo; lui è già uscito! Le sorelline, invece, sono di là, tutte sole» «E va bene!» disse Maria che era buona e affettuosa. Le due interpellate, arrivarono subito nella sua camera. «Che c’è?» chiese Concetta che era sempre un po’ sulle sue. Terza, dopo Maria e Girolamo, aveva compiuto da poco dieci anni, ma mostrava già una personalità spiccata e ben determinata.
Gigi era nato solo un anno dopo ed era bello e gentile, ma quello che più stupiva di lui era l’aria pensosa di chi segue sempre un suo progetto. Gli piaceva, infatti, utilizzare il materiale a sua disposizione per creare piccoli oggetti utili: portapenne, astucci, piccoli mobili di cartone per le bambole delle sorelline e tante coloratissime girandole.
In quella mattinata di preparativi, Giuseppina continuava a dire: «Maria va a teatro con mamma e papà; venite a vedere come si veste…!» Le quattro sorelline si distribuirono nella stanza di Maria: una sul letto, due sullo scendiletto e Maria tra le ante dell’armadio, intenta a tirare fuori i suoi abiti più graziosi. A dire il vero, non aveva molto da scegliere, ma voleva essere elegante a tutti i costi. La mamma le aveva detto: «La prima dell’Aida al teatro Vittorio Emanuele, è per Messina un grande evento, quindi, devi essere impeccabile. Se vuoi, posso aiutarti!».

Maria mai più come una volta
di Adalgisa Licastro
Il Convivio, 2025
pag. 232

N.B. Libro presentato la prima volta il 1 luglio 2015

Adalgisa Licastro
Adalgisa Licastro

Adalgisa Licastro, poetessa, saggista, critico letterario, Senatore dell’Accademia Internazionale dei Micenei, Accademico per meriti letterari, ha iniziato il suo percorso con la poesia per la quale annovera numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale.
Prestigiosi premi le sono stati conferiti per la pubblicazione di testi di saggistica e di romanzi che si distinguono per l’impegno culturale, il messaggio sociale, l’intensità evocatrice di emozioni.
Presente nelle varie edizioni del Premio Letterario Internazionale “Tra le parole e l’infinito”, le è stato attribuito il Riconoscimento alla Carriera “Labore Civitatis”, il titolo di Benemerito Culturale d’Onore per la poesia e la narrativa, il Trofeo Letterario The Grand Award to Exellence XXI Edizione, il Gran Premio al Merito Culturale XXIII Edizione, il Gran Premio al Merito Culturale Giornalistico Sociale XXIV Edizione, il Gran Premio al Merito Internazionale-Premio alle Eccellenze Europee XXV Edizione.
Le è stato conferito, inoltre, il Gran Premio d’Onore in omaggio a Leonardo da Vinci, l’Oscar della Poesia 2020 e l’assegnazione del 1° Premio Associazione Teatro-Cultura “Beniamino Joppolo” Strade di Poesia 2021.
Fa parte della giuria di molti premi letterari e collabora in qualità di critico, nella recensione di silloge e romanzi editi.

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Anna Nenci
Anna Nenci
7 mesi fa

Adoro la penna di Adalgisa.
Questo romanzo mi incuriosisce moltissimo.
Adoro le storie che profumano di vita,di emozioni e sensazioni vive.

Romina
Romina
7 mesi fa

Da questa anteprima mi ispira veramente tanto la lettura di questo libro è una autrice che non conosco ma spero di avere la possibilità di approfondire Spero di riuscire a leggere questo libro

Vanessa.Dt
11 mesi fa

Un romanzo intenso e commovente che racconta di tre generazioni attraverso la vita di Maria, tra famiglia, affetti familiari ed eventi storici. Spero di poter approfondire questa lettura.

Chiara
Chiara
1 anno fa

Quanta delicatezza e passione! Famiglia. Niente di più bello, ma non per tutti ed in ogni caso un mondo mai uguale a un altro. Al centro spesso lei, figura unica ed inimitabile di una madre che fa da collante a tutto o quasi. Trovo che l’autrice abbia nuovamente fatto centro. Complimenti.

Anna Maria
1 anno fa

La premessa di Robert ci introduce molto chiaramente la storia che si andrà a conoscere leggendo questo libro ed è molto coinvolgente e trascinante così come l’ anteprima che mi ha trasportata in quella domenica mattina, in quella cucina, con quella bella famiglia e le gioie e aspettative per quella giornata. Una lettura che regalerà, sicuramente, emozioni forti e riflessioni importanti.
Grazie alla cara Adalgisa.

Nicole ciccone
Nicole ciccone
1 anno fa

Dopo aver letto questo capitolo, posso dire che mi ha davvero incuriosito: la dolcezza di Maria, l’atmosfera familiare e i piccoli dettagli di vita quotidiana sono descritti così bene che viene voglia di continuare a leggere per scoprire il resto della storia.

Valentina
1 anno fa

Già la prima edizione del volume mi aveva attirata perché, come ogni libro di Adalgisa Licastro, si vede fin dall’anteprima che è tutto curato nei minimi dettagli. Sembra di parlare di un tempo lontano eppure non lo è perché oltre alla trama intrigante ci sono le persone con le proprie passioni e sentimenti.

Mariliana
Mariliana
1 anno fa

Un viaggio attraverso I sentimenti di una volta I valori di famiglie che crescevano I figli con amore e onesta’.

Keep Calm & Drink Coffee
1 anno fa

Quante volte utilizziamo il termine terremoto come metafora … mi colpisce dunque immediatamente il realismo oltre a quel “continuare a camminare” che in fondo è anche l’essenza della vita.

Maria
Maria
1 anno fa

L’anteprima ci porta in una normale famiglia la domenica mattina e ci fa conoscere in particolare Maria, che comprendiamo sarà la protagonista della vicenda narrata. Mi ha colpito il suo carattere dolce e il suo desiderio di dare una cosa gradita alla mamma. Dalle righe traspare la sensibilità dell’autrice nel tratteggiare i personaggi e la storia assume il fascino di una storia familiare narrata con passione. Incuriosisce a proseguire la lettura.

Romina
Romina
1 anno fa

I libri di Adalgisa sono proprio una garanzia un sinonimo di Viaggio nel tempo viaggio nelle emozioni ricco di sentimenti da perdersi parola dopo parola è una lettura molto importante che Spero di fare presto che qualcuno possa immergermi in questi ricchi sentimenti

Anna Nenci
Anna Nenci
1 anno fa

I libri di Adalgisa L’incastro sono garanzia e sinonimo di emozioni forti, un viaggio ricco di emozioni.Questo libro mi ispira tantissimo e sono rimasta affascinata già dalle prime pagine.Mi piacerebbe continuare la lettura.

Caterina
Caterina
1 anno fa

Non conoscevo questo libro, tantomeno l’autrice, ma leggendo la trama e l’ anteprima ne sono rimasta affascinata. Amo i romanzi dove sono narrate le storie di una famiglia, le loro vicissitudini, le loro sofferenze. E poi mi piacciono le storie dove si narra di avvenimenti storici di cui si conosce poco ( io non ero ancora nata) . La protagonista poi mi incuriosisce. Spero di riuscire a leggere questo libro perché so che lo amerò.

Anna M.
Anna M.
10 anni fa

L’anteprima mi fa tornare indietro a quando ero piccola, e, seduta accanto alla nonna, ascoltavo i suoi racconti, di quando era piccola e di come si svolgevano le sue giornate, molto diverse per epoca ed abitudini da quelle di mia madre e da quelle molto più moderne che mi riguardano. E’ una lettura piacevole, “sentire” questo racconto e sapere che è la storia vera di Maria.

Beatrice
Beatrice
10 anni fa

Questo libro sembra evocare i buoni sentimenti e valori di una volta quando ancora la parola “famiglia” aveva un significato autentico e forte. Mi piace che l’autrice abbia trattato nel suo libro questo parallelismo tra tre generazioni. La figura della madre come anello che unisce tutti i figli nonostante siano lontani gli uni dagli altri.
Sarebbe un piacere poter leggere il libro per assaporarne il gusto.

Teresa
Teresa
10 anni fa

Leggendo questa breve anteprima mi sono venuti i brividi, non so come ma l’autrice sembra che abbia scritto la storia della mia famiglia…leggendo già il titolo ripenso a mia zia Maria che purtroppo non c’è più e mi viene da piangere. Poi comincio a leggere l’anteprima e come un segno del destino leggo il nome di mia mamma Giuseppina, la più piccola di otto fratelli e sorelle, io conosco la storia di mia mamma tramite i suoi racconti e i pochi ricordi delle mie zie e rivedo le parole scritte su questa anteprima. Ringrazio l’autrice per avermi fatto provare una… Leggi il resto »

Aurora Cantini
10 anni fa

La memoria è la chiave per aprire il cuore dell’Umanità, per rinsaldare i sentieri e ritrovare le proprie impronte.
Già dall’antemprima questo romanzo avvince e appassiona. Vien voglia di continuare a scoprire i passi di Maria..

Monica Murru
Monica Murru
10 anni fa

Mi piacciono i libri sulla memoria e sulla storia di una o più famiglie, lo leggerei con piacere e interesse questo libro!

Valentina
11 anni fa

Dall’anteprima si nota subito la scorrevolezza del testo, mai noioso e che cattura subito l’attenzione del lettore, e la voglia di trasmettere emozioni al lettore e di catapultarlo all’interno della storia. Ho letto con molta attenzione anche l’introduzione e mi ha incuriosito il fatto che la storia sia in gran parte autobiografica. Mi farebbe piacere ricevere il volume non solo per conoscere per intero la storia trattata ma anche per poter dare un mio giudizio completo.

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