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Occhi di bambina di Marco Vichi

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Occhi di bambina di Marco Vichi

Occhi di bambina di Marco Vichi (Guanda, collana Narratori della Fenice, 2025), proposto da Laura Bosio, è uno dei dodici romanzi della dozzina del Premio Strega 2026, l’ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano. La storia inizia nel 1985, quando Arianna ha sette anni e la nonna le pone una domanda: “Vuoi andare dalla mamma o vuoi stare qui?” Da quella domanda comincia un’odissea che la vera Arianna ha affidato a Vichi perché la raccontasse. Un’infanzia piena di fughe, di cambi di città, di litigi dei grandi osservati senza poterli capire. Uno sguardo di bambina che registra tutto, persino ciò che gli adulti preferirebbero rimanesse invisibile.

Una stazione ferroviaria nel 1985. Arianna ha sette anni e una valigia troppo grande per le sue mani. La nonna ha fatto la domanda e poi ha aspettato la risposta. Non è una domanda che dovrebbe essere fatta a una bambina di sette anni. Vichi lo sa. Lo scrive nelle cose non dette. Nel modo in cui racconta la luce di quella stazione attraverso gli occhi di chi non capisce ancora che il mondo è ordinato così: gli adulti decidono, i bambini subiscono. Nel modo in cui Arianna guarda quella valigia e sa che la sua vita sta per cambiare forma, ancora una volta.

La provvisorietà è il dato strutturale. Non poter sapere dove sarai la settimana prossima. Restare sempre all’erta. Il corpo di Arianna non ha mai potuto appoggiarsi davvero a niente, perché il terreno si sposta continuamente. Non c’è una casa che rimane. Non c’è un letto che è sempre tuo. Vichi racconta questa precarietà nel corpo della bambina, nella piccola stazione, nei dettagli: il modo in cui tiene il peluche, il colore della gonnella che indossa, la sensazione della mano della nonna quando la saluta.

Eppure il romanzo non è una storia di trauma. È una storia di come si cresce lo stesso, di come si trova il modo di vivere ciò che una bambina deve vivere. I giochi rimangono giochi. Le amicizie rimangono amicizie. Lo stupore rimane stupore. Lo sfondo non è tranquillo, ma il primo piano della vita di Arianna contiene ancora la capacità di essere una bambina, di restare aperta al mondo. Vichi mostra questo attraverso scene concrete: una scuola nuova, una maestra che dice una cosa gentile, una amica che presta il colore che non hai. La vita ordinaria delle bambine, che non smette di accadere anche quando la straordinarietà del caos persiste.

Lo sguardo di Arianna ha attraversato cose che un bambino non dovrebbe attraversare. Ma non si è chiuso. Non ha deciso di smettere di guardare. Questo è ciò che Vichi mette al centro con la fermezza e la delicatezza dei migliori narratori. Non è resilienza come categoria rassicurante. È qualcosa di più concreto, di più fragile: la capacità di uno sguardo di reggere ciò che guarda e di scegliere, senza sapere di scegliere, di restare integro. Gli occhi di bambina del titolo sono esattamente questo: uno sguardo che mantiene la propria integrità anche quando il mondo attorno è instabile.

Vichi, noto per i romanzi del commissario Bordelli, sorprende. Non ci sono i meccanismi del giallo. Non ci sono misteri da risolvere. C’è soltanto la scrittura, quella che non ha bisogno di proteggersi dietro il genere. La prosa è limpida, senza ostentazione. L’intensità arriva per accumulo, per dettagli che si depositano nel lettore prima che lui se ne accorga. Una scena dopo l’altra, fino a quando la commozione è già dentro. Un romanzo tenero e spietato insieme, perché è costruito sulla fedeltà a una vita vera.

Perché leggere Occhi di bambina di Marco Vichi

Perché racconta l’infanzia nel corpo di una bambina che fa cose precise, non come tema generale ma come esperienza che si incarna. Perché mostra lo sguardo integro non attraverso affermazioni rassicuranti ma attraverso scene concrete. Perché è l’opera di uno scrittore che conosce il valore della fedeltà narrativa e che sa che le storie vere non hanno bisogno di essere abbellite, solo di essere viste.

Chi è Marco Vichi

Marco Vichi è nato a Firenze nel 1957. Scrittore, è noto principalmente per la serie di romanzi polizieschi con protagonista il commissario Bordelli, ambientata nella Firenze degli anni Sessanta. La serie, iniziata con Il commissario Bordelli (Guanda, 1997), conta numerosi titoli e ha ottenuto un ampio successo di pubblico in Italia e all’estero. Vichi ha anche pubblicato romanzi al di fuori della serie, come Tre pistole (Guanda, 2005) e Il meccanico (Guanda, 2015). Con Occhi di bambina compie il passo più personale della sua carriera: racconta una storia vera affidatagli da chi l’ha vissuta, con la libertà e la responsabilità che questo comporta.

Domande frequenti su Occhi di bambina di Marco Vichi

È basato su una storia vera?

Sì. Vichi racconta la vera storia di Arianna, una bambina degli anni Ottanta che ha vissuto un’infanzia segnata dalla separazione dei genitori e da continui cambi di città. La storia gli è stata affidata direttamente, e lui la racconta con fedeltà e libertà narrativa insieme.

È un romanzo giallo come i libri del commissario Bordelli?

No. Occhi di bambina non ha niente dei meccanismi del giallo. È un romanzo di formazione raccontato attraverso i ricordi di una bambina, con una prosa limpida e senza artifici. È il libro più personale e più lontano dal genere che Vichi abbia scritto.

Di cosa parla?

Dell’infanzia di Arianna, che nel 1985 ha sette anni e si trova di fronte alla scelta tra stare con la nonna o andare dalla madre. Da quella domanda inizia un’odissea fatta di fughe e provvisorietà, osservata con gli occhi di chi non ha ancora gli strumenti per capire ma non smette di vedere. Il romanzo mostra come uno sguardo integro possa attraversare cose difficili e mantenersi intatto.

Informazioni sull’edizione

Titolo: Occhi di bambina
Autore: Marco Vichi
Editore: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: n.d.
ISBN: 9788823535565
Premio Strega 2026: dozzina finalista

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Cristina
Cristina
2 mesi fa

Sono affascinata da questa storia vera, forse perchè a me quella domanda non è stata fatta e ho dovuto vivere un infanzia non mia.

Fatima
Fatima
2 mesi fa

Incredibile la delicatezza con cui viene raccontata la vera storia di Arianna.
Questo libro è una sorpresa totale: è bellissimo vedere fuori dai binari del giallo, spogliato dal genere, a fare i conti con la pura scrittura. Si è riusciti a raccontare una precarietà assoluta senza cadere nel dramma retorico del trauma, ma salvando la cosa più preziosa: la capacità di una bambina di sette anni di restare aggrappata allo stupore, ai giochi e alla vita, nonostante il caos degli adulti. Quella valigia troppo grande in stazione è un’immagine che tocca il cuore.

giovanna
giovanna
2 mesi fa

ho letto un altro libro di Marco Vichi e mi è piaciuto molto…ora vorrei leggere questo…speriamo…

Anna Maria
2 mesi fa

Il mio pronostico dei titoli che faranno parte della Cinquina Finalista del Premio Strega:

• Gli occhi della bambina – Marco Vichi
• L’invenzione del colore – Christian Raimo
• I convitati di pietra – Michele Mari
• Le vedove di Camus – Elena Rui
• La sonnambula – Bianca Pitzorno

Anna Maria
2 mesi fa

Un’ anteprima da brividi! Mi ha letteralmente fatto sentire la pelle d’oca.
La vita di Arianna, una bambina che dovrebbe preoccuparsi solo di essere una bambina e invece affronta situazioni dei grandi e che cresce con la consapevolezza di essere già stata adulta anche quando era solo una bambina.
Arianna mi ha completamente conquistato pur non conoscendo ancora la sua storia.

Elena C
Elena C
2 mesi fa

Viene menzionato che il libro fa parte della dozzina del più importante riconoscimento letterario italiano, quindi per me questo significa alta qualità e storia che lascia il segno. L’anteprima fa venire voglia di scoprire come quella scelta di Arianna abbia segnato la sua vita. Sarà sicuramente un romanzo intimo e potente, di quelli che piacciono. Vorrei leggerlo!

Denise
Denise
3 mesi fa

Una lettura che mi attira per la profondità dei temi trattati, per la descrizione delicata del dolore con gli occhi di una bambina, una storia di resilienza che credo infonda speranza e un messaggio fondamentale: ce la si può fare sempre.

Maria
3 mesi fa

Autore che non mi ha mai delusa e, trattandosi di una storia vera, questa mi incuriosisce tanto. Sono certa che mi conquisterebbe.

Romina
Romina
3 mesi fa

Queste poche righe scritte sul libro mi colpiscono molto mi colpisce il tema e la e la delicatezza in cui viene trattato Spero di poterlo leggere

Anna Nenci
Anna Nenci
3 mesi fa

Una lettura che mi piacerebbe approfondire,adoro le storie vere che parlano di rinascita, resilienza, coraggio di andare avanti quando tutta sembra crollare.

Romina
Romina
3 mesi fa

Mi incuriosisce molto la trama di questo libro per la delicatezza dei degli argomenti e e sono curiosa di vedere come vengono Esposto in questo libro. Spero di poter leggere questo libro perché veramente dovrebbe essere eccezionale

Vanessa. Dt
3 mesi fa

Mi colpisce la delicatezza con cui questa anteprima racconta l’infanzia senza trasformarla in semplice dolore. Sembra un romanzo capace di restituire lo sguardo di una bambina nella sua fragilità, ma anche nella sua forza silenziosa. Spero di poter leggere questo libro.

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