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L’invenzione del colore di Christian Raimo

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L'invenzione del colore di Christian Raimo

L’invenzione del colore di Christian Raimo (La nave di Teseo, collana Oceani, 2026) è uno dei dodici romanzi della dozzina del Premio Strega 2026, l’ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano. Il romanzo racconta la ricerca di Christian, un insegnante cinquantenne, sulle tracce del padre Raffaele, operaio della Technicolor che ha trascorso la vita a trattare pellicole cinematografiche in vasche chimiche per dar loro il colore. Un viaggio nella storia familiare e industriale italiana, attraverso l’Italia degli anni Ottanta, la crisi economica, la classe operaia che ha costruito un mondo e non è stata invitata alla festa quando quel mondo è crollato.

Le mani di un operaio dentro vasche di liquido chimico. Calore. Vapore che sale. La pellicola entra bianca e esce in colore. Raffaele non è un inventore. È un uomo che ogni giorno ha fatto la stessa cosa con fedeltà silenziosa. Ha dato il colore ai film che sarebbero diventati la memoria luminosa di milioni di persone. Nessuno di quelli che guardavano Bud Spencer sullo schermo sapeva che il colore del cielo usciva dalle mani di quest’uomo. Nessuno sapeva che il calore che vedevano era stato generato da calore vero, chimico, che bruciava in silenzio.

Christian da bambino guardava quei film senza sapere. Vedeva il colore come se fosse sempre stato così. Oro naturale, blu che aveva ragione. Non sapeva che suo padre era lì, dentro quella promessa. Non sapeva che quando il film finiva, Raffaele tornava a casa sporco di sostanze che non aveva nomi quotidiani. Ora da adulto, da insegnante, da uomo che sa cosa sono le pelicole e come funziona la luce, continua a cercare quel padre in quello che non gli è mai stato detto.

La Technicolor non esiste più. L’Italia degli anni Ottanta dove la classe operaia era ancora una categoria reale, non una categoria storiografica, non esiste più. Raimo scrive di quell’Italia da sotto. Non dalla prospettiva di chi ha vinto o di chi ha capito tutto. Dalla prospettiva di chi ha lavorato. Di chi ha dato il colore e poi è rimasto al buio. Non c’è risentimento nel romanzo. C’è qualcosa di più raro: la lucidità di chi sa che il proprio padre ha costruito una parte della cultura italiana e non sarà mai nominato nei libri di storia di quella cultura.

La ricerca del padre è anche una ricerca di quella Italia industriale che ha costruito il sogno prima che il sogno la dimenticasse. Raimo non scrive di eroismo operaio nel senso retorico. Scrive di una giornata, di timbracartellino, di mani che bruciano, di un uomo che non sa come stare con il figlio perché tutto il calore lo ha già dato altrove. Tutto il colore è rimasto nei film. Quello che rimane a casa è il silenzio. Un silenzio che dura decenni.

Perché leggere L’invenzione del colore di Christian Raimo

Perché è un romanzo sull’Italia non detta. Quella dei padri che non parlano, delle fabbriche che chiudono, dei professori che insegnano storia da luoghi dove la storia non li ha messi. Raimo scrive dalla consapevolezza di essere il figlio di qualcuno che ha costruito la cultura senza essere parte della sua narrazione. È uno sguardo raro e necessario. Chi vuole capire come il colore è arrivato nei film dei propri anni di infanzia. Chi vuole leggere di padri e figli nel linguaggio della frazione chimica e della pellicola. Chi sa che la classe operaia non è una categoria storiografica, è una ferita.

Chi è Christian Raimo

Christian Raimo è nato a Roma nel 1975. Scrittore, editor e insegnante, è una delle figure più attive del dibattito culturale italiano contemporaneo. Ha lavorato a lungo come editor per minimum fax, contribuendo a costruirla come punto di riferimento della letteratura italiana e internazionale. Ha pubblicato racconti, saggi e romanzi, fra cui Tranquillo si fa sera (minimum fax, 2003) e L’Italia non esiste (minimum fax, 2018). Si è occupato di scuola e politica culturale con continuità e coerenza. Con L’invenzione del colore compie il passaggio più personale della sua carriera, mettendo al centro la storia della propria famiglia e del proprio paese.

Domande frequenti su L’invenzione del colore di Christian Raimo

Di cosa parla il romanzo?

Racconta la ricerca di Christian, un insegnante cinquantenne, sulle tracce del padre Raffaele, operaio della Technicolor. È un viaggio nella storia familiare e industriale italiana attraverso gli anni Ottanta, la crisi economica e la classe operaia che ha costruito un mondo senza esserne mai la protagonista.

È autobiografico?

In parte. Raimo usa elementi della propria storia familiare ma li trasforma in materiale narrativo attraverso la finzione. Il risultato ha la densità emotiva dell’autobiografia e la libertà costruttiva del romanzo.

Cosa c’entra il Technicolor?

Il padre del protagonista ha lavorato per tutta la vita alla Technicolor, dove le pellicole cinematografiche venivano trattate chimicamente per acquisire il colore. Quel lavoro artigianale e invisibile — dare colore ai film che milioni di persone guardavano — diventa la metafora di un’intera classe sociale che ha costruito la cultura italiana senza mai esserne nominata.

Informazioni sull’edizione

Titolo: L’invenzione del colore
Autore: Christian Raimo
Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno di pubblicazione: 2026
Pagine: 384
ISBN: 9788834622865
Premio Strega 2026: dozzina finalista

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Fatima
Fatima
2 mesi fa

Pazzesca l’idea di raccontare la storia d’Italia e il rapporto padre-figlio attraverso i liquidi chimici e le pellicole della Technicolor.
Non è il solito romanzo nostalgico sugli anni Ottanta. È un’indagine lucida e potente su una ferita reale: quella classe operaia che ha letteralmente dato il colore ai sogni di milioni di persone al cinema, per poi essere lasciata al buio e dimenticata dai libri di storia. Mi colpisce tantissimo questo contrasto tra il silenzio che un padre si porta a casa e la memoria luminosa che ha contribuito a creare con le sue mani.

giovanna
giovanna
2 mesi fa

la presentazione di questo libro è molto interessante e sono molto curiosa di leggerlo…mi sembra un libro particolare e unico…mi farebbe piacere leggerlo…

Anna Maria
2 mesi fa

Uno spaccato di vita attraverso il colore! Un ripercorrere una vita, un periodo, una fase…una conoscenza che mi piacerebbe avere e conservare, così, un pezzo di storia che non si approfondisce spesso.

Romina
Romina
3 mesi fa

Mi colpisce molto questo libro per per l’argomento per l’argomento trattato mi incuriosisce poterlo leggere e mi e Spero di poterlo riuscire a leggere

Vanessa. Dt
3 mesi fa

Mi colpisce molto l’idea del colore come memoria familiare e operai; qualcosa che illumina lo schermo, ma nasce da mani rimaste invisibili. Un’anteprima che fa pensare a un romanzo intimo, politico e pieno di malinconia. Spero di poter leggere questo libro.

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