Una rosa per Pam di Adalgisa Licastro, l’ultimo romanzo della scrittrice siciliana
Una rosa per Pam di Adalgisa Licastro, il corpo racconta ciò che la voce non osa dire
Il corpo. Questo il nucleo più profondo del nuovo romanzo di Adalgisa Licastro. Il corpo non come immagine, ma come campo di battaglia. Il corpo che resiste, che si piega, che si ribella. Il corpo che diventa specchio dell’anima, teatro silenzioso di una guerra interiore. “Una rosa per Pam”, è la storia del corpo di una giovane donna – Pamela – non come oggetto, ma come soglia: un luogo fragile e sacro dove si inscrivono l’amore, l’assenza, il giudizio, la fame e la speranza. È attraverso il corpo che Pamela scompare, ed è nel corpo che potrà ritrovarsi. Ma questo romanzo non è solo la cronaca di una malattia, è una lunga meditazione sull’identità e sull’amore in tutte le sue forme: quello che consola, quello che ferisce, quello che resta anche quando sembra svanito. È anche il racconto di una madre – Aura – che ama con tutto il suo essere, ma che a tratti si perde nel tentativo di salvare tutti, anche se stessa.
Licastro ha la delicatezza di chi conosce la materia umana. La sua scrittura è intrisa di attenzione: non verso l’effetto, ma verso il respiro dei personaggi. La narrazione alterna registri, mescolando ricordi, dialoghi sommessi, scene di vita quotidiana, in un mosaico che non cerca la perfezione formale ma la verità emotiva. Ogni parola sembra accarezzare o trafiggere, mai per caso.
E leggendo questo romanzo, in cui l’immagine della rosa evocata nel titolo si staglia su ogni pagina come un sigillo profondo e silenzioso, riaffiora in me il ricordo personale di una rosa salvata negli ultimi istanti del rito funebre di mia madre. Un fiore che porto con me da anni, rinsecchito, fragile, eppure capace ancora di bellezza – come un ricordo che resiste. Una rosa che, come quella di Pamela, mostra con il passare degli anni la forza vulnerabile delle cose amate, delle cose perse, delle cose che rinascono in altra forma.
“Una rosa per Pam” è un romanzo sulla metamorfosi. Non solo della protagonista, ma di un’intera famiglia, vista nei suoi inciampi, nei suoi silenzi, nei suoi affetti imperfetti ma tenaci. Aura, figura materna e cuore pulsante del racconto, tiene insieme i frammenti di un equilibrio continuamente minacciato, nel tentativo di salvare non solo la figlia, ma anche la donna che è stata, che è, e che ancora desidera diventare.
Questo libro non offre certezze, ma attraversa con onestà la fatica del vivere. Tocca, commuove, interroga. È una lettura che resta, perché ci obbliga a domandarci: quanto amore serve per guarire? Quanto silenzio può contenere una parola detta troppo tardi?
Chi dovrebbe leggerlo? Chiunque abbia provato a tenere unito ciò che stava per rompersi. Chi crede che la letteratura possa ancora sfiorare senza ferire. Chi riconosce, nel gesto semplice di offrire e conservare un fiore, il segno più alto della resistenza.
Robert, Manuale di Mari
Non sempre la vita premia il coraggio nella lotta con se stessi. Pamela l’aveva trovato! Quella candida rosa tra i capelli nel suo giorno più bello, era conferma! Ma il destino sconosciuto agli uomini aveva compiuto il suo gioco crudele.
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CAPITOLO 1 di Una rosa per Pam di Adalgisa Licastro
Un pallido raggio di sole filtrava dalla vetrata nella piccola stanza; un viso paffuto tracciato a grandi linee da mano inesperta si scioglieva sui vetri ora che il tepore del giorno faceva svanire il vapore addensato.
Nel suo lettino, Pamela bianca come lenzuolo fissava un punto lontano. Appariva disfatta come lo strano pupazzo che aveva disegnato la sera prima, cincischiando sui vetri.
Tornava un nuovo giorno!
Un tempo se ne sarebbe rallegrata, ora rimaneva indifferente: il giorno, la notte… in fondo l’uno valeva l’altra!
Nella clinica al limite della città, si stava bene. Immersa in quello che dapprima era stato un grande parco, Villa Rosa conservava alcuni alberi secolari e qua e là piccole aiuole che a primavera si sarebbero colorate allegramente.
Erano i giorni della candelora e, per quanto un vecchio proverbio popolare annunziasse l’inverno già fuori, in quel periodo dell’anno c’era ancora tanto freddo. Pamela si girò verso il muro, dando le spalle alla luce; pensava che tanto valeva cercare di dormire ancora, a dispetto del giorno. Presto si sarebbe rivoltata nel letto con maggiore difficoltà quando Nora, l’infermiera di turno, le avesse attaccato l’ennesima flebo. Avrebbe allora fissato la piccola goccia che, con ritmo cadenzato, entrava nelle sue vene, ostentando una linfa vitale che a lei era del tutto indifferente.
Andare via, restare? Dov’era il problema!
Quando sei giovane, fai la tua vita, o lasci che sia essa a trascinarti dove vuole: su per un attimo sempre più fuggevole… giù e magari in mezzo al fango, per tempi lunghi come l’eternità!
Con gli occhi socchiusi, Pamela rivedeva se stessa come in un film; erano passati pochi giorni dal suo ennesimo ricovero in ospedale, ma ora tutto le sembrava lontano e confuso. Ricordava che, la mattina che aveva preceduto l’accaduto, si era svegliata dopo una notte di incubi paurosi e aveva benedetto il giorno per aver riportato la luce. Le era sembrato bello vedere il sole e, per un po’, si era sentita contenta. Alla mamma che come ogni mattina era lì, pronta a porre la caffettiera sul fuoco affinché potesse sorseggiare il suo caffè caldo e aromatico, Pamela aveva detto: «Mamy, oggi c’è il sole. Andrò al parco a rigenerarmi un po’.»
«Fai bene, prendi un po’ di sole anche per me!» aveva risposto la madre con fare gioioso. Pam si era fatta carina più del solito anche se, prima di uscire, aveva nascosto sotto la visiera del berretto il suo viso esile e grazioso.
A bordo della Seicento amaranto, ancora lustra per i pochi giorni di vita, si era immessa nel traffico della città. Sarebbe andata per le vie del centro a guardare le vetrine e fantasticare un po’ su eventuali acquisti.
Di danaro aveva quello che i genitori le davano che, a dire il vero, risultava parecchio. Pam parcheggiò in Piazza Stazione e poi s’incamminò nel traffico cittadino, tra il via vai di gente indaffarata e indifferente.
Una donna la urtò in malo modo e inveì con improperi, ma Pamela non protestò. Sentì il sangue pulsare violentemente nelle vene e la voglia irrefrenabile di urlare contro. La voce le morì in gola, mentre le tempie si stringevano così tanto da comprimerle il cervello.
«Perché sono così stupida?» disse tra sé «perché nessuno mi sorride?» E ricordò la sera precedente quando, avendo cercato di conversare un po’ con una ragazza che da tempo incontrava in palestra, si era sentita rispondere: «Ma che vuoi? Non mi va di parlarti!»
L’odore acre dei gas combusti, lo stridio dei bus e il concitato scorrere delle auto in corsa, le diedero la nausea. A un tratto fu come se l’alta marea l’avesse colta all’improvviso in una zona secca. Un brivido le percorse la schiena, finché il gelo non la pervase tutta.
«Ho tanto freddo, nessuno mi riscalda!» sussurrò Pamela.
«Berrò solo un sorso di Cognac in quel piccolo Bar, poi starò meglio!»
Al solo pensiero di quel fluire ambrato nella sua gola assetata, una vampata di calore le colorì le guance e sembrò darle ebbrezza. Contare i bicchieri quella mattina, non fu un problema per lei, tanto cosa sarebbe cambiato? Perché avrebbe dovuto curarsene se a nessuno importava di lei?
Il fluido che scorreva copioso nelle sue vene le dava il fremito dell’amore, di quell’amore che lei avrebbe voluto cogliere nei semplici gesti quotidiani della gente e ancor più, nel rapporto dolce e inebriante di una vita a due, coniata secondo i suoi sogni.
Ormai semincosciente aveva vagato e, senza ritegno, aveva abbracciato tra il riso e il pianto, più di un passante. Poi, col volto nascosto dalla giacca a vento, si era accasciata a un cantone.
Una donna un po’ avanti negli anni, aveva raccolto in terra il cappellino rosso, poi aveva visto la massa scura raggomitolata; lo sgomento aveva ceduto il posto alla pietà e questa all’azione. Aveva chiesto aiuto a gran voce e ben presto, mani vigorose avevano deposto la giovane donna sulla barella di un’ambulanza.
A poco meno di un mese dall’accaduto, Pam non ricordava tutto questo, rivedeva solo il volto della madre chino su di lei, nell’attimo in cui aveva ripreso conoscenza; le riappariva il suo sguardo attonito e la richiesta implicita di un perché.
Per tanti giorni aveva cercato di dare almeno a se stessa la risposta a quel perché, ma non l’aveva trovata. Ora con il sorgere di un nuovo giorno, era troppo triste riprendere i vecchi pensieri. Tanto valeva lasciarsi andare in quel dolce sopore.
Sul davanzale un passero saltellava infreddolito, poi spiccato un piccolo volo, si poggiava sopra un albero alla ricerca di protezione e di cibo.
Per un attimo Pam vi si identificò e le balenò in mente una convinzione nuova: vivere voleva dire affrontare la sofferenza a viso aperto e mani nude; forse da essa sarebbe potuta scaturire la libertà!





Nella difficolta’ della vita ci si rende conto di come sia importante viverla, ho vissuto un’ esperienza analoga e mi sono ritrovata in queste pagine delicate e forti e ho compreso l’ importanza del proprio corpo, la cura e soprattutto la tenacia di non abbandonarlo di curarlo e amarlo per farlo aprire alla luce della vita cosi’ come una pianta di rosa. Auguri all’ autrice spero poter continuare la lettura.
Un romanzo intenso e delicato che racconta il corpo come luogo di fragilità e resistenza. Con una scrittura sensibile, Adalgisa Licastro esplora l’identità, l’amore e il dolore attraverso la storia di Pamela e del legame profondo con sua madre. Un libro che tocca corde profonde senza mai forzare, lasciando spazio all’emozione e alla riflessione.Spero di poter approfondire di più tale lettura
Il corpo. Il nostro corpo. Non ce ne curiamo, forse, abbastanza. E quando ce ne rendiamo conto a volte è troppo tardi, a volte si ha la possibilità di rimediare. Di “curarlo”, nutrirlo, farlo “crescere” e prosperare…come si fa con una rosa. La si cura con amore, sperando che i suoi petali non secchino e si stacchino mai dal suo nucleo.
Ma non basta curarlo, il corpo, è necessario volersene prendere cura…
È questo ciò che mi ha trasmesso l’ introduzione di questo libro dalle emozioni intense…una profonda riflessione sulla vita e tutto ciò che vivere, esistere, comporta.
“Chi dovrebbe leggerlo? Chiunque abbia provato a tenere unito ciò che stava per rompersi.”
Eccomi. Non ho vissuto la malattia in prima persona, ma ho cercato di lottare per tenere unito ciò che stava per rompersi. Mi sono aggrappata con tutte le forze alla rosa e le spine sono tuttora conficcate in me, nella mente, nel cuore.
Per questo ancor di più vorrei scoprire quella libertà scaturita.
La vita è una bellissima avventura che per tanti si traduce in soddisfazioni, amoreve felicità. Per altri, invece, può portare dolore e insoddisfazione. È, sicuramente, il percorso può essere meno arduo se si ha al fianco una famiglia amorevole. Ma tutto dipende dal l’individuo e dalla sua capacità di cogliere la bellezza della vita anche nelle difficoltà. Non so che tipo di persona sia la protagonista, anche se la breve anteprima ci permette di cogliere la sua fragilità. Sono sicura che l’autrice con la sua penna delucata e profonda, abbia scritto una storia piena di emozione.
Bellissima e struggente l’anteprima- mi ha molto coinvolta – avrei molto piacere nel poter Immergermi in questa lettura
Ho letto con grande interesse la trama di questo romanzo: sembra un’opera intensa, ricca di sensibilità e cura. Sarebbe davvero un piacere poterne approfondire la lettura e scoprire più da vicino la sua voce narrativa, che già da queste premesse appare molto promettente.
Sono proprio meravigliata da questa storia e il modo in cui viene scritta viene raccontata è un vero e proprio capolavoro mi piacerebbe veramente immergermi in questa lettura
Un intro molto profondo.Un viaggio introspettivo ,analizzando ogni sfumatura della vita,con le sue imperfezioni e realtà fatta di gioia e dolore.Ho avuto modo di apprezzare la scrittura dell’ autrice ,poetica e delicata .Mi incuriosisce molto scoprire questo suo romanzo,con spunti di riflessione sulla vita e le sue mille sfaccettature in cui ognuno può condividere una parte di sé…spero di poter approfondire la lettura.
Una storia meravigliosa, credo un bel libro per me, da immergermi con passione.
Cara Sabina, sono certa che la storia narrata ti commuovera’, ma rafforzera’ in tè il valore della lotta contro il destino.
Nella vita ho cercato di tenere unito ciò che si stava slegando dal mio cuore, ma non sono stata brava o forse non è stata brava la famiglia che avevo accanto,chissà invece se questa donna è riuscita in questa opera di amore
La vita e’ il bene piu’ grande che possediamo, ma a volte ci propone situazioni assurde e crudeli.Non demordere mai! Chiedi al buon Dio che ti indichi persone che ti possano aiùtare.Il ŕomanzo ti dice che si puo’ vincere quèsta dura battaglia.Hai tutto il mio affetto