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I convitati di pietra di Michele Mari

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I convitati di pietra di Michele Mari

I convitati di pietra di Michele Mari (Einaudi, collana Supercoralli, 2025) è uno dei dodici romanzi della dozzina del Premio Strega 2026, l’ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano. Subito dopo l’esame di maturità, gli ex alunni della III A firmano un patto. Ogni 22 luglio si rivedranno. Si aggiorneranno sui malanni altrui. Il premio andrà all’ultimo. Da questo inizio, Mari costruisce un romanzo che segue i personaggi verso il 2050 e oltre, misurando il tempo con la precisione di chi sa che ogni anno, sempre più posti rimangono vuoti a tavola.

La firma sul patto avviene in una stanza il cui colore non importa. Quello che importa è l’inchiostro. Il foglio. La data. Trentuno nomi sottoscritti da giovani che si credono immortali, o che fingono di crederlo, o che semplicemente non hanno ancora imparato a pensare alla morte come a una cosa che ha un’agenda e un calendario. Il patto è comico. Crudele. Tanto comico quanto è crudele il fatto che moriranno.

Il 22 luglio di ogni anno il tavolo è apparecchiato. Biancheria bianca. Cibo. Vino. I commensali arrivano e vedono subito i posti vuoti. Quest’anno uno non è venuto, il prossimo anno saranno due, poi tre. La morte non è una metafora nel romanzo di Mari. È una ospite che arriva, prende il suo posto al tavolo, e il nome di chi se n’è andato non viene più pronunciato allo stesso modo. O smette di essere pronunciato del tutto.

Mari sa che il grottesco è il modo più onesto di guardare certi fatti. Gli ex compagni non sono cattivi. Sono umani. Scommettono sulla morte altrui perché la morte altrui è la prova che loro, per il momento, non muoiono. Tramano. Si sospettano. In qualche caso tentano di accelerare le cose. Le loro mogli aspettano a casa. Le loro vite parallele vanno avanti. Il patto li tiene legati in una catena dove ogni anello è sia protezione sia condanna, sia amicizia sia guerra fredda.

Sotto la commedia nera, sotto il meccanismo del patto come un orologio che segna ogni morte come un rintocco, c’è un amore per questi personaggi. Mari non li riduce a fantocci. Li segue ognuno con una dedizione affettuosa. Ognuno ha una storia, un modo di affrontare il fatto che muore, un tentativo di lasciare qualcosa dietro di sé. Il convito è l’immagine perfetta: il banchetto dove i vivi siedono con i morti, dove il tempo viene sconfitto dalla compagnia e poi ribalta tutto di nuovo con l’indifferenza di chi sa che tutto passa.

Il romanzo non sentimentalizza la morte. Non la ironizza solo. La guarda. È quello che fa Mari per pagina dopo pagina, anno dopo anno, dal 2026 fino al 2050 e oltre. Ogni nome che scompare è un’isola di profondità che si inabissa. Cosa rimane? L’acqua del mare che li separava. Il patto. Le scommesse scritte su taccuini che nessuno legge più. E il tavolo, apparecchiato di nuovo, con ancora un posto in più dove non siede nessuno.

Perché leggere I convitati di pietra di Michele Mari

Chi vuole ridere e soffocare nel medesimo respiro. Mari costruisce una commedia dove il riso non nega la disperazione ma la guarda negli occhi. È il libro più accessibile di Mari, ma non il meno profondo. Racconta l’amicizia come una cosa che vincola e danneggia, la morte come un fatto quotidiano con cui fare i conti, il tempo come la misura vera di ogni cosa viva. Il 22 luglio, ogni anno, il tavolo rimane.

Chi è Michele Mari

Michele Mari è nato a Milano nel 1955. Scrittore e professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è una delle personalità più originali della letteratura italiana contemporanea. Figlio dello scenografo e designer Enzo Mari, ha esordito nel 1990 con Di bestia in bestia e da allora ha costruito un’opera vasta ed eccentrica che attraversa il romanzo gotico, la fantascienza, il memoir e il pastiche letterario. Fra i libri più noti: Tu, sanguinosa infanzia (1997), Tutto il ferro della Torre Eiffel (2002), Roderick Duddle (2014) e Leggenda privata (2017).

Domande frequenti su I convitati di pietra di Michele Mari

Cos’è il patto sciagurato?

È l’accordo firmato dagli ex alunni della III A subito dopo la maturità: si rivedranno ogni 22 luglio, si aggiorneranno sui malanni altrui, e il premio andrà a chi sopravviverà più a lungo. Da questa premessa grottesca nasce l’intero meccanismo narrativo del romanzo.

È un buon libro per chi non conosce Michele Mari?

Sì, è probabilmente il punto d’ingresso migliore. Rispetto ai romanzi più visionari di Mari, I convitati di pietra ha una struttura più lineare e un registro più accessibile, pur mantenendo tutta la qualità della sua prosa e il suo sguardo obliquo sulla realtà.

I convitati di pietra di Michele Mari è un romanzo comico o un romanzo sulla morte?

È entrambe le cose insieme. Mari usa il grottesco per guardare la morte in faccia senza tremare: i personaggi scommettono sulla sopravvivenza, tramano, ridono. Ma sotto la superficie comica c’è un romanzo commosso sull’amicizia e sul tempo che passa.

Informazioni sull’edizione

Titolo: I convitati di pietra
Autore: Michele Mari
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 168
ISBN: 9788806271978
Premio Strega 2026: dozzina finalista

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Fatima
Fatima
2 mesi fa

Trovo pazzesca questa idea di una commedia che ti fa ridere e soffocare allo stesso tempo. Questo patto tra ex compagni di scuola, così cinico e grottesco, mi attira da matti: descrive l’amicizia e il passare del tempo in modo spietato ma tremendamente vero, senza le solite ipocrisie nostalgiche. Mi affascina l’idea di una lettura che riesce a essere accessibile e ironica pur guardando in faccia la disperazione e la vecchiaia. È quel tipo di umorismo nero e profondo che adoro e che sento mi conquisterà totalmente

Anna Maria
2 mesi fa

Mettere di fronte alla realtà. Un appuntamento annuale che fa fare i conti con la vita, con la morte, con la bontà, cattiveria di ogni essere. Ci fa fare i conti con la realtà. Un libro da leggere sicuramente per la riflessione che ci lascerà a conclusione della lettura.

LaLettriceAnonima
LaLettriceAnonima
2 mesi fa

Vincerà lo Strega.
Secondo me la cinquina sarà:
1- I convitati di pietra
2- Lo sblilico
3- Storia di un’amicizia
4- Donnaregina
5- Acqua sporca

Valentina
3 mesi fa

Questo romanzo mi ha colpita subito dalla copertina e mi sembra ironico e profondo allo stesso tempo.

Romina
Romina
3 mesi fa

Mi incuriosisce proprio come viene trattato il tema dell’amicizia in questo libro perché un libro molto curioso una fusione una fusione tra un romanzo comico o è un romanzo sulla morte Sono molto curiosa di vedere come vengono trattati tutti questi temi Spero di poterlo leggere

Vanessa. Dt
3 mesi fa

I Convitati di pietra sembra un romanzo capace di unire ironia nera, riflessione sul tempo e una meditazione lucidissima sulla morte, trasformando un patto tra ex compagni di scuola in un meccanismo narrativo, crudele e affascinante. Per la Cinquina del PREMIO STREGA 2026 provo a lanciare la mia profezia: 1)Michele Mari, I Convitati di pietra 2)Teresa Ciabatti, Donnaregina 3)Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore 4)Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia 5)Alcide Pierantozzi, Lo sbilico Come probabile vincitore punto su I Convitati di pietra di Michele Mari. Naturalmente è un pronostico, mi auguro di aver azzeccato almeno la cinquina e magari anche… Leggi il resto »

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