lunedì, 25 Settembre 2023
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La sabbia nella mente di Antonio Migliorisi

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La sabbia nella mente di Antonio Migliorisi

La sabbia nella mente di Antonio Migliorisi, seconda edizione dell’avvincente thriller dello scrittore siciliano

La sabbia nella mente di Antonio Migliorisi, le facoltà mentali al centro di una storia ricca di suspense

Può una disfunzione cerebrale invalidare la mente fino al punto di condizionare un’intera società e costringerla a una regressione? Un interrogativo inquietante, che sorge quando una sconosciuta anomalia al cervello colpisce in maniera improvvisa personalità illustri: le loro menti vengono aggredite e le facoltà cognitive fatalmente compromesse. Il professor Murray, uno dei massimi esperti in neurologia, viene incaricato di scoprirne le cause e trovare i possibili rimedi prima che il fenomeno possa espandersi. Il tentativo di Murray di cercare una terapia efficace si incrocia con un omicidio, che ben presto si rivela un caso equivoco per le modalità di esecuzione e per una serie di stranezze riscontrate nella vittima. Un cocciuto e scorbutico capitano di polizia si ritrova a districare, tra mille avversità, un complesso groviglio che lo porterà a una verità sconvolgente.
La sabbia nella mente di Antonio Migliorisi è un avvincente thriller, dove una scioccante scoperta scientifica svelerà la matrice di una perfida macchinazione. Il romanzo, pubblicato nella sua prima stesura nel 2019, è risultato finalista nella selezione “il mio esordio” promossa dal Gruppo Editoriale GEDI. Questa seconda edizione, senza snaturarne i contenuti, è frutto di un’attenta revisione del contesto narrativo.

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Il professor Murray quella sera era rientrato in netto anticipo. Era sceso, come di consueto, alla piccola stazione distante appena un isolato dalla sua abitazione. In quella stazione arrivavano e partivano essenzialmente sempre le stesse persone, per lo più pendolari che, ogni giorno e alla stessa ora, si riversavano nei treni per recarsi al lavoro in città. Murray, per via del ritorno anticipato, fu uno dei pochi passeggeri a scendere dal treno.
La serata era rigida ma limpida. Il viale che lo avrebbe portato fino a casa era pervaso dalle ombre nette delle betulle, che lasciavano filtrare la luce lattea di una splendida luna piena tra i rami ormai resi spogli dalla stagione invernale. L’abitazione era la terzultima in fondo al viale. Non era molto grande: una villetta elegante, dallo stile che si rifaceva vagamente al brownstone, con pareti in mattoni nella tipica colorazione bruno-rossastra. Era immersa in un vasto giardino, di cui circa la metà occupato da un boschetto naturale che si sfrangiava dalla vegetazione spontanea e incontaminata della sovrastante collina. Unito all’edificio c’era uno splendido giardino d’inverno, utilizzato come studio, dove il professore passava la gran parte del suo tempo libero. Aveva acquistato quella casa in un piccolo sobborgo quando si era trasferito per lavoro, e aveva subito apprezzato il luogo per le peculiari caratteristiche del paesaggio, che conservava ancora angoli pressoché incontaminati. Non guidava e non possedeva un’auto. Non si era mai sposato e viveva da molti anni con una governante, una donna che, benché avesse varcato la soglia dei sessant’anni, era ancora molto attraente, dal viso gioviale e dai lineamenti esili, che denotavano una bellezza non del tutto svanita.
Il professor Murray era un accademico molto noto, considerato uno dei massimi esperti in neurologia. Di una ventina d’anni più giovane del premio Nobel Eric Kandel, ne aveva approfondito gli studi sulla plasticità sinaptica e sui meccanismi cellulari, molecolari e genetici della memoria. Studi che gli avevano permesso di pubblicare vari libri dove aveva analizzato le basi biologiche che regolavano la coscienza e i processi mentali tramite i quali era possibile percepire, agire, imparare e ricordare. Era profondamente convinto che esplorare la mente e carpirne i meccanismi che alimentavano le conoscenze fosse una delle ultime sfide che una moderna neurologia avrebbe dovuto affrontare. Tranne qualche rara occasione, non sopportava intervenire a quei prolissi, estenuanti e spesso inconcludenti convegni, che puntualmente disertava. Preferiva rintanarsi tra i suoi studenti alla Oliver University o all’Istituto Nazionale di Ricerca.
Come ogni venerdì, quando gli era possibile, cercava di anticipare il rientro perché l’aspettava uno dei pochi momenti della settimana in cui poteva godere del suo passatempo preferito. Appassionato di musica, da ragazzo, autodidatta come Sonny Rollins, aveva imparato a suonare il sax e i suoi miti erano i vari John Coltrane, Charlie Parker e lo stesso Sonny Rollins. Insomma dal bebop al blues ogni fraseggio musicale gli era congeniale e divideva questa passione, sebbene a livello amatoriale, in una band con un gruppo di amici. Una passione sofferta, almeno negli anni della sua giovinezza. Il padre, infatti, avrebbe voluto che studiasse musica seriamente e per seria intendeva musica classica e diploma di pianoforte al Conservatorio di Stato. A dire il vero, per soddisfare suo malgrado le volontà paterne, aveva anche tentato di prendere lezioni private di pianoforte. Massacrato, però, da solfeggi e da un maestro eccessivamente esigente e austero, dopo le lezioni, che spesso evitava di frequentare, si rinchiudeva in camera e cominciava a soffiare nell’ancia di un vecchio sassofono sopranino, avuto in permuta da un compagno di scuola in cambio della raccolta completa dell’enciclopedia delle scienze per ragazzi, cercando di imitare e riprodurre le sonorità, le dinamiche e il vibrato del sax jazz. Il padre, pur rendendosi conto che la leggiadria e la dolcezza del pianoforte classico non fossero proprio l’ideale del figlio, in un primo momento si oppose fermamente e addirittura gli proibì di riprodurre quelle note dissonanti e per lui assordanti. Era convinto, secondo una sua particolare e distorta visione, che il jazz fosse una musica di secondo ordine, che non meritava né di essere ascoltata e tanto meno di essere suonata. Alla fine, grazie alla ferma presa di posizione della madre, fu costretto ad assecondarlo, ma gli vietò di riprodurre quei suoni stridenti in sua presenza.
Quella sera, come ogni venerdì, avrebbe dovuto suonare con la sua band al Blues&Soul LiveBar. Di solito, dopo un frugalissimo pasto, si spostava nello studio e riponeva accuratamente nell’apposita custodia il sassofono, raccoglieva i suoi spartiti e componeva il solito numero della compagnia di taxi. A una certa ora i treni non effettuavano più corse e, per chi come Murray non possedeva una macchina, l’unico mezzo per raggiungere la città era il taxi. Tornando a casa aveva pregustato la serata, che si prospettava alquanto avvincente ma anche incerta poiché, dopo tante prove, finalmente avrebbe potuto suonare in pubblico un nuovo pezzo: Giant Steps. Era consapevole di doversi cimentare con un brano considerato uno dei più insidiosi della musica jazz, nato come un gioco di improvvisazione e inciso da John Coltrane nell’omonimo album nel 1960. L’eccitazione mista a timore era, pertanto, giustificata. Il pezzo rappresenta per i sassofonisti uno dei virtuosismi di grande difficoltà in quanto la sua progressione armonica impone un rigore interpretativo non solo da parte del solista, ma anche di tutta la band che deve scandire battute ritmiche velocissime e dal tempo spesso ingannevole.
Come ogni venerdì, quindi, si apprestava a chiamare un taxi: non fece in tempo a sfiorare la cornetta, che il telefono squillò prima che componesse il numero.
«Pronto».
«Il professor Murray?».
«Sì, sono io».
«Buonasera professore, sono il dottor Forrester, responsabile del McKenneth Medical Center. Mi scusi se l’ho importunata, ma abbiamo vivamente bisogno del suo aiuto».
«Ma veramente stasera…»
«Una macchina verrà a prenderla».
«Ma non capisco, io non…»
«Sono stato incaricato di contattarla per il suo trasferimento al Centro».
«Continuo a non capire. Le dico che proprio stasera…»
«È una questione riservata».
«Cosa vuol dire? Che scherzo idiota è mai questo?».
«Non sono autorizzato a dirle altro per telefono».
«Senta, incomincio a spazientirmi. Sia più esplicito e mi dica di cosa si tratta, altrimenti…»
La governante, intanto, sentendo la voce concitata di Murray, lo raggiunse e notò in lui irritazione. Cercò di capire di cosa potesse trattarsi, ma era chiaro che il colloquio non riguardava il concerto al Blues&Soul LiveBar.
«Le chiedo soltanto di avere un po’ di pazienza» si sentì all’altro capo del telefono.
«Scusi dottor… come ha detto di chiamarsi?» chiese Murray frastornato.
«Forrester».
«Ecco, dottor Forrester, lei sta facendo di tutto per indurmi una intollerabile tensione. Questa conversazione è oltremodo equivoca e mi infastidisce non poco. Sia più chiaro o…»
«Mi dispiace, professore. Le ho già detto che per telefono non posso aggiungere altro».
Il telefono emise il tipico suono di assenza di linea.
(da La sabbia nella mente di Antonio Migliorisi)

La sabbia nella mente
di Antonio Migliorisi
Editore: Independently published (6 aprile 2023)
Copertina flessibile: ‎344 pagine

21 Commenti

  1. Questa anteprima mi ha proprio incuriosita, l’ho letta tutta d’un fiato e l’autore con il suo modo di scrivere è riuscito a cattura la mia attenzione di lettrice. Mi piacerebbe molto ricevere una copia per continuarne la lettura.

  2. Ho comprato questo thriller per regalarlo ad amici amanti del genere e lettori appassionati. Avevo letto questo libro e l’avevo trovato molto coinvolgente, pieno di suspense e con un finale a sorpresa. La descrizione dei luoghi, dei personaggi, delle situazioni si presta ad una sapiente sceneggiatura per un film. Originalissima la trama. Non sono da trascurare i riferimenti artistici, musicali, psicologici, letterari, che l’autore ha saputo ben integrare. Da leggere assolutamente.

  3. Ho avuto modo di leggere il romanzo e lo consiglio vivamente. Sintetizzo per chi fosse ancora incerto. Una serie di eventi si accavallano tra loro avendo come filo conduttore una menomazione cerebrale che inquieta un’intera comunità. L’autore, attraverso una scrupolosa disamina, riesce a delineare ogni personaggio scavando anche nella sua interiorità. Un intrigo, che prende spunto da fatti anomali e da un omicidio equivoco, sfocia in una verità oscura, inaspettata e sconcertante. Una verità che viene portata alla luce con sagacia da uno scorbutico e capace capitano di polizia che si trova a superare un muro di gomma ed a combattere con i suoi sensi di colpa.

  4. L’atmosfera del romanzo cattura il lettore fin dalle prime pagine impedendogli di abbandonare la narrazione per poter scoprire come prosegue l’intreccio. Man mano che la storia si dipana l’attenzione si mantiene sempre alta e il finale ripagherà tutte le attese.

  5. Un romanzo che ti appassiona fin da subito. I personaggi vengono analizzati nel profondo scavando anche nel loro passato e nelle loro angosce. Il ricorso, in taluni casi, al flashback fa rivivere e conoscere ogni aspetto della psicologia dei protagonisti. Il racconto sembra essere scritto alla stregua di una sceneggiatura cinematografica, dove ogni particolare trova il proprio spazio e viene sapientemente rivelato al lettore. La trama si rafforza ad ogni capitolo non mancando note di una garbata ironia, ed il finale inatteso conferma la suspense che affiora nel corpo del libro.

  6. I thriller e i gialli in generale sono fra le mie letture preferite. Dall’incipit e dalla scrittura molto scorrevole di questo romanzo penso proprio che mi piacerebbe leggerlo tutto!

  7. Il thriller è il mio genere preferito e, in più, tutto ciò che riguarda la psiche mi ha sempre affascinata. Questo romanzo, che sembra davvero intrigante, è il connubio perfetto tra questi due elementi. Mi piacerebbe molto leggerlo!

  8. Il thriller è un genere che mi piace molto, e questa trama mi è sembrata molto avvincente. Infatti, la mente umana è talmente tanto complessa e affascinante che l’intreccio ideato dall’autore mi è sembrato davvero bello. La breve anteprima ricca di descrizioni mi ha fatta immergere subito nella storia e ha creato la giusta attesa di conoscere il seguito.

  9. Un incipit veramente intrigante,adoro il genere thriller a carattere psicologico,dove l’adrenalina,la suspense ti accompagno per tutto il romanzo
    Ottimo e sicuramente meraviglioso

  10. Un’anteprima dal grande fascino che promette un racconto intrigante e ricco di suspense. La cura del dettaglio mi colpisce e la descrizione scientifica mi lascia immedesimane perfettamente nel personaggio! Spero di poterlo leggere al più presto!

  11. La trama mi è piaciuta moltissimo mi piacerebbe scoprire quale è il segreto – cosa gli verrà rivelato quando si recherà a quell’appuntamento – molto intrigante- mi farebbe piacere l

  12. La mente, la centrale operativa di una macchina così complessa, la persona. Come in insieme di molecole organiche possa espandersi così tanto nessuno se lo è ancora spiegato, figuriamoci scoprire tutti gli errori cche portano ad avere dei disturbi. Un argomentazione molto moderna, che si unisce a una storia tutta da scoprire. Mi piacerebbe molto immergermi in una lettura del genere.

  13. Tutto ciò che riguarda la mente mi affascina. Leggo di tutto al riguardo. Da Basaglia a Cipriano. Spero vivamente di poter leggere questo thriller perche tocca le mie corde.

  14. Un’anteprima molto intrigante e coinvolgente fin da subito, curiosissima di scoprire questo mistero così profondo che invade la vita del Professor Murray. Spero di poter leggere l’intera trama.

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