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Libia da Mussolini a Gheddafi di Giorgio Vindigni

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Libia da Mussolini a Gheddafi di Giorgio Vindigni

Libia da Mussolini a Gheddafi di Giorgio Vindigni, narrativa storica dal 1922 al 1970

Libia da Mussolini a Gheddafi di Giorgio Vindigni, il lungo esilio degli italiani divisi tra due patrie

“Libia da Mussolini a Gheddafi” di Giorgio Vindigni percorre con mirabile profondità il cruciale arco storico che lega Italia e Libia tra il 1922 e il 1970. Attraverso il vissuto personale del giovane Giorgio e di suo padre, il volume propone una narrazione intima e appassionata delle profonde trasformazioni che hanno attraversato il territorio libico: dalla stagione coloniale italiana, intrisa di sogni di prosperità ma segnata anche da dure prove quotidiane, alle tragiche conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, che causarono dolorose separazioni familiari e drammatiche privazioni, fino al controverso periodo del dopoguerra sotto l’amministrazione britannica, preludio all’instaurarsi di un nuovo ordine politico culminato nell’ascesa al potere di Gheddafi.
Il racconto segue con delicata attenzione le tappe formative di Giorgio, scandendo le sue esperienze scolastiche tra Italia e Libia, la costruzione dei suoi legami affettivi, l’approccio al mondo del lavoro e, infine, la realizzazione di un nucleo familiare in una terra avviata verso cambiamenti radicali e irreversibili. Emergono con potente nitidezza tematiche quali la resilienza dei legami familiari al cospetto delle sfide storiche, la complessa ricerca identitaria e il faticoso cammino verso l’integrazione in un contesto multiculturale segnato dall’eredità coloniale, l’importanza dell’istruzione e della maturazione personale come strumenti essenziali di adattamento, e infine le mutevoli dinamiche che hanno caratterizzato i rapporti tra la comunità italiana e la popolazione libica sullo sfondo della crescente tensione politica e del nazionalismo emergente.
Vindigni indaga con fine sensibilità temi universali quali la perdita, la speranza, l’adattamento alle nuove realtà e le incertezze che accompagnano inevitabilmente il futuro. La vera forza di quest’opera risiede nella sua capacità di intrecciare magistralmente la microstoria delle vicende individuali con la macrostoria dei grandi eventi storici, regalando al lettore uno sguardo vivido e coinvolgente sugli sviluppi della Libia del XX secolo attraverso la prospettiva autentica e personale di un membro della comunità italiana.
La ricchezza descrittiva, unita alla puntigliosa attenzione per i dettagli – dall’emozione del ritorno alle difficoltà nell’apprendimento della lingua araba, fino alle prime esperienze lavorative –, e il pregevole apparato iconografico, contribuiscono significativamente a rendere la narrazione avvincente e immersiva. Lo stile letterario di Vindigni si distingue per precisione, chiarezza e un linguaggio evocativo capace di restituire con dovizia di particolari il clima e l’atmosfera di un’epoca complessa.
In un panorama letterario che negli ultimi anni ha registrato un crescente interesse per le tematiche legate al colonialismo e alle migrazioni, l’opera di Vindigni si colloca con originalità nel solco della narrativa storica, arricchita da elementi propri del memoir o dell’autofiction, grazie alla stretta identificazione tra autore e protagonista. Essa si offre dunque come un testo prezioso, paragonabile alle migliori opere che esplorano l’esperienza coloniale italiana e il suo impatto sulle comunità coinvolte, consegnando al lettore una prospettiva unica in cui le vicende umane emergono sullo sfondo di grandi mutamenti politici.
Robert, Manuale di Mari

La vita di Giorgio si svolge con lo scenario della Storia italiana e mondiale sullo sfondo. Il padre Antonio, fascista convinto, si trasferisce in Libia per perseguire il sogno coloniale italiano ed è proprio qui che lui nasce. Le speranze di una vita migliore, però, vengono ben presto stravolte dagli orrori della seconda guerra mondiale: la famiglia divisa e Giorgio, la madre e le sue due sorelle bloccati a Modica, dove si trovavano in vacanza. Solo dopo sette lunghi e difficili anni, la famiglia si riunisce in quella terra che è allo stesso tempo straniera e patria. I tumulti della sua vita non sono però conclusi, tra un incidente che lo costringe in ospedale per mesi, la scelta del sacerdozio presa e poi abbandonata, l’adolescenza e i suoi primi amori, ci rendiamo conto non solo di quanto Giorgio cambi, ma di come anche la Libia stia diventando a poco a poco un luogo sempre più inospitale verso gli italiani. L’arrivo della vita adulta, col matrimonio e la prima figlia, fa loro sopportare anche lo scoppio della guerra del 1967. Con il Colpo di Stato in Libia nel 1969, ad opera del Colonello Gheddafi, si palesa anche la consapevolezza di dover abbandonare il luogo natio con tutti i loro beni confiscati a quegli Italiani ancora residenti, cacciati, per tornare nella madrepatria italiana, un luogo in cui, però, si rendono conto di non essere considerati, subito, del tutto al pari degli altri italiani.

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Un uomo tenace

Tripoli, bel suol d’amore, ti giunga dolce questa mia canzon.
Erano i versi di un canto che dava speranza a tanti italiani, la maggior parte precari o reduci dalla prima guerra mondiale (1915
– 1918) che, in cerca di fortuna, si avventuravano nel credo politico del momento, inteso a fare del Regno d’Italia un Impero coloniale.
Erano gli anni Venti.
L’Inghilterra, la Francia, la Spagna, il Portogallo, il Belgio, l’Olanda, quasi tutti gli Stati dell’Europa occidentale godevano già da qualche tempo di quest’espansione territoriale nei vari continenti: Africa, America del Sud, medio ed estremo Oriente. Tali conquiste, motivate da uno spirito di civilizzazione delle terre lontane, mirarono a espansioni territoriali e a un ritorno, in termini economici, con lo sfruttamento agricolo, forestale e minerario che promosse in Europa il commercio di tè, spezie, oro, diamanti. Queste terre occupate funzionarono da testa di ponte per altre conquiste.
Lo scopo, in un certo qual senso, fu raggiunto. I popoli, assoggettati già nel Seicento e nel Settecento, avevano assorbito lentamente la civilizzazione europea al punto che alcuni indigeni divennero, in tempi più recenti, cittadini europei. I colonizzatori seppero sfruttare quelle terre conquistate, anche a costo di vite umane. Esse furono falciate sia dalle popolazioni autoctone sia dai Pirati che all’epoca, seguendo le rotte dei velieri commerciali e militari, ne razziavano le merci o addirittura le stesse navi.
Stessa cosa si era prefissata l’Italia mussoliniana, fascista, nello stringere patti d’alleanza con la Germania hitleriana, nazista. Già nel 1912 aveva conquistato la Libia, occupando la Tripolitania e la Cirenaica, che da alcuni secoli era sotto l’Impero turco, iniziando quella espansione territoriale che l’avrebbe portata a diventare un Impero coloniale.

Tripoli sarai italiana, sarai italiana al rombo del cannon. Al …bel suol d’amore, seguiva la strofa “sarai italiana al rombo del cannon”. Una conquista, quindi, non motivata da principi umanitari e di civilizzazione, bensì di sudditanza, di sottomissione e d’incorporazione della Libia, denominata in seguito terza sponda.
Migliaia di giovani italiani ricevettero la Cartolina precetto, alcuni chiesero di partire volontari per conquistare altre terre da annettere alla Patria e garantirle il nome di “Impero”. Il Duce fu la loro guida; la sua parola li entusiasmava. Madri, mogli e figli piangevano alla partenza dei convogli o delle navi che portavano i loro giovani eroi verso terre lontane: l’Africa, la Russia, l’Albania. In troppi morirono sui campi di battaglia; le loro lacerazioni furono imbrattate dalla sabbia del deserto in Africa, mentre il sangue dei feriti e dei moribondi formava pozzanghere vermiglie sulla candida neve di Russia. Decine di migliaia di giovani non fecero più ritorno alle loro case; i volti dei loro congiunti erano cosparsi di lacrime per una morte così assurda. Vedove, promesse spose, orfani e anziani genitori si videro privare del proprio unico bene.
Si assistette a scene d’orrore e punizioni per i ribelli; molti musulmani eminenti e oppositori furono catturati e resi innocui. Come in tutte le guerre, i conquistatori furono motivati da ragioni di padronanza e di libero arbitrio, fino a quando la razionalità e il motivo principale della conquista non prevalsero e venne ripristinato l’ordine e la legalità.

I primi coloni giunsero dal Veneto, poi da altre regioni italiane e dalle vicine colonie francesi dove si erano in precedenza stabiliti, portando ciascuno di loro esperienze artigianali e professionali diverse. A molti furono affidati ettari di terreno denominati concessioni, poiché si trattava d’appezzamenti provenienti da occupazione bellica, e quindi sotto la tutela del Governo italiano; terreni che in seguito furono trasferiti di proprietà a coloro che li avevano riscattati con il proprio lavoro. Erano estensioni sabbiose, più o meno ampie, prive di coltivazioni e di acqua.
I Coloni italiani furono persone coraggiose che, con le loro famiglie, cominciarono a trivellare pozzi, per fornirsi di acqua, costruendo alti tralicci di ferro sormontati da una grande ruota elicoidale che, azionata dal vento, dava energia a una pompa sommersa: erano i pozzi artesiani. L’acqua sgorgava in superficie ed era avviata in grosse vasche di raccolta, in cemento, capaci di contenerne ettolitri. Essa serviva sia per irrigare i campi che per trovare refrigerio dalla calura estiva, cui la maggior parte di loro non era assuefatta, con l’immersione saltuaria a uso piscina. Con gli aiuti economici e tecnici dello Stato italiano, essi costruirono interi villaggi. Sorsero abitazioni ampie a seconda delle esigenze famigliari, depositi, ripari per il bestiame; quei contadini trasformarono, in pochi anni, tutta la striscia costiera libica in un giardino lussureggiante.
Orti, uliveti, palmeti, il grano maturava al sole caldo e i frutteti si espandevano in tutte le zone. Le arance, i mandarini, i limoni e agrumi in genere, le albicocche, l’uva, le prugne, i cocomeri e i meloni, e poi le fragole, i gelsi, i datteri e le banane, tutta frutta bisognosa di sole e calore aveva trovato in quelle “concessioni” il suo habitat naturale. Il profumo e il sapore di quella frutta maturata sulle piante rimarrà solo un lontano piacevole ricordo.
I lembi di spiagge lungo le coste furono bonificati e resi abitabili, trasformati in pontili, banchine, bastioni. Nelle insenature naturali sorsero porti ampliati artificialmente. Strade costiere collegarono le varie cittadine e villaggi ai due principali capoluoghi e una stazione ferroviaria fu costruita per collegare Tripoli a Misurata.

Libia da Mussolini a Gheddafi.
Narrativa storica dal 1922 al 1970
di Giorgio Vindigni
Editore: ‎Graus Edizioni (17 maggio 2023)
Copertina flessibile: ‎548 pagine

Giorgio Vindigni
Giorgio Vindigni

Giorgio Vindigni è nato a Tripoli il 25 agosto 1937. Coinvolto dagli avvenimenti bellici, ha vissuto gli anni della pubertà a Modica. Completa i suoi studi tra Tripoli, Napoli, Pisa. Quindici anni di lavoro in Nord-Africa, plurilingue, dopo tre anni di lavoro a Roma, è stato inviato dalla Banca per sei anni a Parigi (1972/1978) con compiti di rappresentanza e sviluppo nell’interscambio. Ha vissuto sei anni in Svizzera (1995/2001).
Membro del Comitato Assistenza Italiani all’Estero e del Comitato Consolare di Coordinamento di Parigi. Fu Presidente del Consiglio della Scuola Italiana di Parigi, dell’Istituto liceale “San Gabriele” ai Parioli di Roma. Trascorse sei anni in Svizzera tra Bema e Ginevra. Definito “Poliedrico”: ama musica, foto, teatro, viaggi, designer, scrittore, organizzatore, associazionista.
Onorificenze:
– 02 giugno 1977 – “Cavaliere” al merito della Repubblica Italiana .
– 02 giugno 1989 – “Ufficiale” al merito della Repubblica Italiana.
– Dirigente bancario in pensione. Scrisse “BANCARIA” – La tecnica del Funzionario di Banca – Tratta i Servizi bancari – Distribuito, nel 1987, in tutte le Banche dalla FABI.
– Presidente dell’Associazione Nazionale di Promozione Culturale “AMICI DELLA SICILIA – F.lli Florio” per Roma e centritalia – Roma-Italy
“Accademico” dell’Accademia Internazionale “IL CONVIVIO”” – 2010
“Accademico d’Onore Leopardiano” da Accademia Internazionale “G.Leopardi”- 2011 “Commendatore Accademico Leopardiano”- da Accad.Intem.”G.Leopardi” – 2012
“Senatore Accademico Leopardiano” – da Accademia Intero.le “G. Leopardi”- 2012 “Accademico della UNIVERSUM-ACADEMY – SWITZERLAND”- 2016
Si è dedicato alla narrativa storica nell’Area mediterranea, in una “trilogia” – 1922/1970:
-“IL RITORNO” (1922/1947) – Venti Premi letterari (Italia-Estero)- Sei Titoli Accademici -Riconoscimenti con Premi alla Carriera Artistico-letteraria.
-“ASPIRAZIONI DI UN ADOLESCENTE” (1948/1959)-Dodici Premi letterari –
“Targa in oro 24 K” Premio letterario Internazionale “UNIVERSUM” – Lugano
-“NUCY” … bel suol d’amore, addio” (1959/1970) – Completa la trilogia. Da Re ldris al colpo di Stato in Libia e la cacciata degli Italiani dal Colonnello Gheddafi –
Edito a marzo 2019 – A settembre 2021: otto Premi letterari: Milano-Massa-Lucca­ Cosenza – Milano – Roma – Mendrisio (Svizzera) – Roma.

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Silvio
Silvio
1 anno fa

Interessantissimo libro che mostra il legame che ha sempre stretto queste due terre, Italia e Libia

Cristiana
1 anno fa

Sembra un libro davvero molto interessante su un periodo di storia trattato sempre molto superficialmente, sia a scuola che in altri ambiti e che invece meriterebbe maggior risalto e approfondimento

Marilena
Marilena
1 anno fa

Libro molto interressante che offre, attraverso la sensibilità del giovane protagonista, un racconto che fa sentire sulla pelle i cambiamenti della Libia del XX secolo, non come eventi lontani, ma come tappe di una vita vissuta”.

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
1 anno fa

Ringrazio di cuore il Dott. ROBERT per l’interessante ed impeccabile recensione su quanto da me vissuto e descritto nella mia Opera.

Chiara
Chiara
1 anno fa

Le vicissitudini di una famiglia divisa o unita dalle dinamiche della storia. Storia e politica, affetti e vita quotidiana. Quello che sarei davvero curiosa di scoprire è proprio la visione del protagonista. Molto interessante

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Chiara
1 anno fa

Un Professore scrisse in una rivista letteraria:” L’Autore ha una memoria di ferro, ha osato ma ha detto la verità”. Naturalmente si riferiva in particolare al periodo fascista ed alle conseguenze che sono succedute, vissute dall’Autore. La risposta completa la troverà leggendo il libo.Grazie.

Tancredi
Tancredi
1 anno fa

Sembra un libro molto interessante che può aiutarci anche a capire molte dinamiche della storia attuale di questo Paese che è sempre così connesso con la nostra storia e i fenomeni migratori in atto nel Mediterraneo…

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Tancredi
1 anno fa

Leggendo il primo capitolo potrà trovare delle risposte alle Sue osservazioni sull’emigrazione di 20.000 Italiani in Libia, gli orrori del Nazifascismo con avvenimenti nona tutti noti. L’emigrazione italiana verso l’Europa e le Americhe nel dopoguerra (secondo capitolo). Gli ultimi 10 anni di lavoro italiano in Libia prima del Colpo di Stato del 1969.

Cristina
Cristina
1 anno fa

La storia deve essere sempre approfondita,in questo libro penso venga raccontata una versione più ampia di ciò che ho letto precedentemente, la storia non và dimenticata

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Cristina
1 anno fa

Ringrazio Cristina per la sua opinione che suggerisce l’approfondimento della storia non a tutti nota. In questo libro di narrativa si sviluppa un saggio storico dove i particolari vengono espressi da chi li ha vissuti a MEMORIA di quanto accaduto al nostro Bel Paese-

Fatima
Fatima
1 anno fa

Non è un genere che mi incuriosisce molto, ma la trama e l’anteprima mi hanno fatto conoscere eventi storici di cui non ero molto informata. è un modo per conoscere sia la storia del protagonista che il periodo storico in sè. Mi piacerebbe molto saperne di più

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Fatima
1 anno fa

Ringrazio Fatima per quanto ha espresso, il che mi permette di suggerirle di approfondire un cinquantennio importante della storia italiana leggendo il libro di narrativa storica che ho descritto nei particolari da me vissuti rendendolo un saggio storico irrepetibile.

Mariliana
Mariliana
1 anno fa

Le vicessitudini di un popolo passano attraverso la storia che insegna e guida alla comprensione di cio’ che avviene intorno a noi. Questo scrittore ci da’ , almeno per quel che ho letto, una visione piu’ chiara di quanto e’ accaduto e una visione , attraverso il protagonista, di pensieri , emozioni che hanno attraversato quel periodo buio. Spero poter continuare la lettura

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Mariliana
1 anno fa

Ringrazio Mariliana per quanto ha espresso che rispecchia il mio pensiero. Trattasi, infatti, di un saggio storico importante che spero voglia approfondire.

Keep Calm & Drink Coffee
1 anno fa

Già l’anteprima mi ha permesso di scoprire cose che non sapevo.
In effetti si tratta di una parte di storia che va approfondita autonomamente dal momento che in generale nessuno ne parla.

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Keep Calm & Drink Coffee
1 anno fa

Quanto leggo dà impeto al mio motto “Diffondere la cultura è cosa meritevole; essa non ha confini nè limiti di sorta. Impadronirsene gratifica lo spirito”. Desidero chiarire che trattasi di un saggio storico che approfondisce i particolari di quanto ho vissuto in quel cinquantennio per portarlo alla conoscenza di tutti coloro che non lo hanno vissuto e a MEMORIA di quanti ne hanno sentito parlare.

Keep Calm & Drink Coffee
Risposta a  GIORGIO VINDIGNI
1 anno fa

Eccome se è cosa meritevole!
Grazie

Vanessa.Dt
1 anno fa

Un’anteprima intensa, dove la vita di Giorgio si intreccia con le grandi svolte della Storia, tra sogni infranti, guerre e identità in bilico. Un libro che parla di appartenenza e resilienza, capace di lasciare il segno, spero di poter conoscere più la storia.

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Vanessa.Dt
1 anno fa

Grazie Vanessa. Le espressioni che ho letto rispecchiano quanto da me descritto, inteso a far conoscere la vera storia vissuta e da diffondere nei particolari a MEMORIA di quanto accaduto in quegli anni nel nostro Bel Paese.

Anna Nenci
Anna Nenci
1 anno fa

Un romanzo storico che ci fa viaggiare nella storia con una narrazione intrigante,da questa anteprima letto.La cover del libro è bellissima,evocativa.

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Anna Nenci
1 anno fa

Anna Nenci mi riporta a citare quanto un Professore ha descritto in una rivista letteraria “Lo Scrittore ha una memoria di ferro; ha osato ma ha detto la verità” La narrativa si è espressa in un saggio storico. Ho descritto i particolari vissuti durante quel periodo, a MEMORIA dei nostri padri e della seconda generazione. La cover del libro esprime la trasformazione della Cattedrale Cattolica del 1922 (dove mi sono sposato con Nucy nel 1962) in Moschea da Gheddafi dopo il Colpo di Stato del 1969.

Anna Nenci
Anna Nenci
Risposta a  GIORGIO VINDIGNI
1 anno fa

Sono ancora più curiosa di esplorare questo libro in un viaggio nella memoria.

Maria Guidi
1 anno fa

Rivivere la storia, in compagnia di un testimone così attento, è sempre affascinante, anche perché molte cose, molti eventi e situazioni si comprendono davvero solo a distanza di tempo.

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Maria Guidi
1 anno fa

Ringrazio Maria Guidi per l’aver compreso l’importanza di quanto possa esprimersi in un saggio storico sotto forma di narrativa di eventi che hanno turbato il XX secolo.

Romina
Romina
1 anno fa

Questo è proprio un libro che racconta un pezzo della nostra storia italiana tutti dovremmo leggere questo libro per capire meglio il nostro passato.
Mi piacerebbe molto leggere questo libro

GIORGIO VINDIGNI
GIORGIO VINDIGNI
Risposta a  Romina
1 anno fa

Grazie Romina, la tua idea è geniale e veritiera. Il passato va ricordato attraverso la lettura di un saggio storico sotto forma di narrativa o romanzo che attiri l’attenzione del lettore. La vera storia è quella descritta da chi l’ha vissuta, a complemento di quella raccontata. Leggendo il libro avrai una visione ampia di quanto è accaduto ai nostri padri.

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