IL commento di Nicla Morletti


Un esemplare libro di ricordi, nelle stanze della memoria, da cui "imparare la vita". L’innocenza e la purezza dell’infanzia, l’adolescenza con il compagno di banco Italo Calvino, la maturità e "la missione" di giornalista. Eugenio Scalfari si racconta. Intense e commoventi le pagine in cui narra dei due anni trascorsi nella campagna calabrese, in fuga da Roma occupata dai tedeschi: mesi e mesi di fame e clandestinità, quando suo padre gli insegnò ad ascoltare "La voce degli alberi". L’io qui si svela e si rivela in intense pagine di vita nella bellezza del gran narrare di uno dei più grandi uomini "di pensiero" della nostra storia.

L’UOMO CHE NON CREDEVA IN DIO
di Eugenio Scalfari
EINAUDI – Collana: Supercoralli
2008, 154 p.
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Io ricordo come cominciò, giocando con le prime idee, i primi libri, le prime ragazze, le prime certezze, le prime paure. Scherzando e litigando tra noi, come i cuccioli quando si rovesciano a terra e lottano muovendosi appena e ringhiando in allegria.
E. Scalfari


Con questo libro Eugenio Scalfari abbraccia per la prima volta l’intera avventura della sua esistenza: a partire dalla stagione magica dell’infanzia, passando per gli anni della formazione (la scoperta della filosofia al liceo di Sanremo, compagno di banco l’amico Italo Calvino), l’educazione fascista, la scoperta della politica, le grandi scelte esistenziali. Fino all’impegno giornalistico, che dura da oltre sessantacinque anni, e al tempo lungo della vecchiaia.
Ma ogni ricordo vive e perdura in funzione di una continua tensione intellettuale: l’autore non entra nelle stanze della memoria, se prima non è certo di intravedere dalla soglia il bagliore di un fuoco razionale che possa ampliare il dato autobiografico fino a farsi meditazione sulla vita, sui valori di ogni gesto compiuto. Ogni ricordo è un pensiero: perché vale la pena riordinare la vita tutta intera – con spirito geometrico, sia pur venato di scetticismo – solo se la conoscenza di sé resta il primo passo per comprendere e raccontare gli altri; per mostrare senza infingimenti quali forze, quali ambigui meccanismi regolino il vivere sociale di ogni uomo.

Eugenio Scalfari, nato il 6 aprile 1924 a Civitavecchia, è uno dei più autorevoli e prestigiosi giornalisti italiani.
Comincia la sua attività collaborando a Il Mondo di Pannunzio e a L’Europeo di Arrigo Benedetti dal 1950, due settimanali che per le novità politiche e tecniche che introdussero nel panorama della stampa italiana costituirono punto di riferimento indispensabile per la classe politica e per gli intellettuali.
Nel 1955, partecipa con il gruppo de Il Mondo alla fondazione del Partito Radicale di cui è stato il vicesegretario nazionale dal 1958 al 1963.
Sempre nel 1955, insieme ad Arrigo Benedetti, fonda L’Espresso che ha diretto dal 1963 al 1968.
Organizzatore con Ernesto Rossi dei "Convegni degli amici del Mondo"; consigliere comunale a Milano per il Partito Socialista Italiano dal 1960 al 1963; deputato al Parlamento, eletto nelle liste del Partito Socialista sull’onda delle sue coraggiose denunce dello scandalo Sifar-De Lorenzo, dal 1968 al 1972.
Dal 1970 al 1975 consigliere delegato della Società editrice L’Espresso. Il 14 gennaio 1976 fonda il quotidiano La Repubblica, e ne è il direttore responsabile per vent’anni.
Ha scritto numerosi libri.

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