martedì, 4 Ottobre 2022
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Minotauro di Dario Balzaretti

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Minotauro di Dario Balzaretti

Minotauro di Dario Balzaretti è un appassionante giallo pubblicato in due volumi da Placebook publishing

Minotauro di Dario Balzaretti, un giallo che crea suspense fin dal titolo e dal suo potente incipit

Vercelli: l’aura di tranquillità cittadina è spezzata dalla scomparsa di una dodicenne. Il caso è affidato al commissario capo Alceste Pandolfini che, prossimo alla pensione e vedovo, vive la solitudine esistenziale in compagnia della sua pipa.
Invaghito di una donna che tutte le sere trova in trattoria, sogna di riappropriarsi dell’esistenza e forse della felicità, ma tra vagheggiamenti d’amore e le difficoltà dell’indagine, si trova anche a dovere gestire un faticoso rapporto con il sostituto procuratore Aurelio Miccali, impegnato a costruirsi una carriera politica.
A condurre il gioco però è un individuo che si aggira per la città con il volto nascosto da un cappuccio mentre in questura sul tavolo del commissario Pandolfini iniziano a giungere messaggi anonimi con riferimento a un oscuro personaggio: Minotauro.

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Dal Capitolo I

Gli occhi lo fissavano. Erano occhi neri; pieni di luce. Cercavano qualcosa.
Che cosa, glielo dissero le voci.
Vogliono te!
Erano tornate. Dopo anni di silenzio pretendevano testarde, come quel giorno. Quando vollero tutto e subito.
Lui la guardava in silenzio e le voci parlavano.
Vogliono le tue mani. Vogliono il tuo calore!
Sì, lo sapeva, lei bramava l’amore, lo stesso amore che spaccava l’anima e urlava quel corpo.
Ma non diede ascolto alle voci.
Studiava gli occhi traboccanti di vita; forse davvero desiderosi.
Ma non diede ascolto alle voci. Sebbene urlassero forte, sempre più ossessive.
Colse un gemito ed un tremore gli attraversò il petto come una scintilla. Sentirla gemere lo estasiava, nonostante fossero gemiti di sofferenza.
Se ne rendeva conto. Ma desiderava godere di piacere con lei, mentre la faceva sua.
Questo voleva, benché prima o poi le voci avrebbero vinto: lo avrebbero persuaso, come tanti anni prima.
Non ora.
Era presto. Troppo presto.
Dalla finestra senza vetri entrò uno schiaffo di aria fredda. Portava l’umidità della pioggia scesa violenta nella notte, indifferente in una primavera capricciosa e imprevedibile.
Si avvicinò all’inerme corpo disteso sul pavimento.
Ne constatò la bellezza, la forza attiva della giovinezza. Intese lo straziante bisogno di vivere; prorompente come era il suo desiderio di averla.
In quel momento le voci tacquero.
Udì intorno a sé il silenzio della campagna, il sibilo del vento.
Prese fiato, percepì il vigore riprendere possesso del corpo dopo la battaglia combattuta con le voci.
Uscì.
Gocce di acqua scivolate dalle foglie gli sferzarono il volto, la pelle rovente delle braccia e delle mani.
Fu incerto se trarne benessere o disagio.
Si voltò a guardare la casa che custodiva lei.
Salì in macchina e se ne andò.

Disteso sul letto, lasciava scorrere lo sguardo sulle pareti della stanza. Viveva con rassegnazione la sua pena; un onere che non avrebbe mai immaginato di sopportare.
La solitudine gli chiudeva il respiro.
I mobili, i quadri, le suppellettili non erano nulla, alla casa mancava l’anima, lo stimolo dal quale dipendeva la vita tra quei muri.
Si girò leggermente di lato, la schiena indolenzita dalle lunghe ore passate immobile tra il dormiveglia e transiti onirici, alcuni nebulosi e sofferenti. Guardò la fotografia sul comodino. Un groviglio di sensazioni si fermò nella gola, amaro e secco, come amari e secchi sono i ricordi dei momenti belli della vita.
Era una mattina di inizio primavera, con il cielo terso dopo la pioggia della notte. Il fresco entrava dalla finestra socchiusa con un soffio lieve, trasportando con sé i profumi della terra bagnata e dei fiori. Trascinò gli occhi al filo di luce che cominciava a insinuarsi dalle tapparelle e sospirò.
Una gran confusione gli stringeva la testa. Da alcuni giorni. Da quando lei si era presentata nella trattoria dove ogni giorno consumava i pasti, nell’isolamento sociale, con l’unico conforto, se così si può dire, dell’appagamento culinario.
Gli era bastato guardarla, affinché riprendessero consistenza certe fantasie che alla sua età credeva di avere relegato nel passato remoto della vita, in un angolo dove annega la speranza.
Fu la sera precedente i tristi fatti che ci apprestiamo a raccontare. Lì per lì aveva anche valutato di trovare il momento opportuno e osare avvicinarla. Non era stato facile, così tra un dubbio e l’altro l’occasione svanì, perché lei cominciò a spolliciare sulla tastiera del telefonino con frenesia proporzionale all’avvenenza.
Alta, capelli mogano sulle spalle; il tipo di donna che gli ricordava la sua povera Francesca.
Ecco, l’ultimo boccone rimase fermo a metà tra il gargarozzo e la bocca dello stomaco. Erano trascorsi anni, ma la memoria della buon’anima gli metteva ansia, e non poco, soprattutto in frangenti come quello.
Ci ripensava ora, nell’oziosità del letto dove miseramente affogava i momenti di pausa dal lavoro un po’ riflettendo, un po’ fumando la pipa. Un po’ evanescente, e disturbato dal pensiero della chimerica donna, che forse avrebbe rivisto la sera stessa di quella infausta giornata che l’appetito glielo avrebbe tolto.
Fu lo squillo impertinente del telefono a infrangere la sonnacchiosa aria della veglia mattutina.
Il commissario capo Alceste Pandolfini sospirò e con una mano tastò nella penombra della camera da letto in cerca dell’apparecchio.

«Buon giorno, signor questore! Alla buon’ora!»

«Certo. Non si preoccupi ero già sveglio»

Silenzio inquieto, di attesa.

«Sì, signor questore sono in ascolto. Mi scusi, è che … un caso forse un tantino gravoso, alla mia età!»

«La ringrazio sentitamente per la fiducia. A risentirci, signor questore»

Posò il telefono e rimase con lo sguardo fisso al soffitto.
Da quando aveva reso nota l’intenzione di presentare domanda di pensionamento gli venivano affidati incarichi di routine, piccolezze, tanto per non mortificarlo lasciandolo inattivo.
Ed ora? La novità! Fiducia, esperienza, il commissario di più alto grado. Belle parole, suadenti, per blandirlo perché nessuno aveva voluto prendere nelle mani la patata bollente, con cui si correva il rischio di scottarsi per sempre.
Così toccava a lui, a pochi mesi dalla pensione, fin troppo differita, secondo le sue aspettative.
Mandò un paio di accidenti al questore, dottor Sigismondo Mastrandrea, e alla Fornero, ma non riuscì a sentirsi rasserenato.

Verso le nove decise che era ora di mettersi in moto. Andò in questura. Per rodare iniziò, come abitudine, a leggiucchiare il giornale, saltando qua e là tra i titoli e sfiorando qualche riga degli articoli che gli davano l’idea di essere interessanti. Verso le dieci buttò il quotidiano sull’unica sedia dell’ufficio. Si alzò. Infilò tra le labbra la pipa. Accese. Inalò il Mac Baren mixture scottish blend e sentì la vitalità scaturire tra le cellule.
Il rapporto con il tabacco era consolidato dagli anni: un rito dai gesti misurati, lenti e costanti. Non era fumare; per il commissario capo Alceste Pandolfini era la celebrazione della sua relazione con il tempo e con la porzione intima di se stesso. Insomma, una dimensione di armonia profonda e gradevole.
Sospirò seguitando a chiedersi come mai il questore aveva insistito nel volergli affidare il caso. Era teso, inquieto, infine andò a dare un’occhiata all’ufficio dell’ispettore Salvo Cascio, già prevedendo che non lo avrebbe trovato al suo posto.
E infatti, dopo qualche minuto di peregrinazione lo intravide in fondo al corridoio del primo piano, nel retro dell’ufficio stranieri, a quell’ora assediato da una fila multicolore di disperati in attesa.
Lei, attendevano, l’agente Norma Maria Barbero intenta a civettare con l’ispettore, come da prassi quotidiana.
Questi lo salutò scontroso per essere stato interrotto nel momento più stuzzicante del corteggiamento.

«Vieni nel mio ufficio!»

Lo accolse con un silenzio greve.
Quando ritenne il momento, alzò gli occhi, fissandoli in quelli acquosi e sfuggenti del subalterno.

«Hai sentito della bambina?»

L’ispettore Cascio finse sorpresa.
Aveva sì sentito. Ne parlava l’intera questura. La novità era corsa per la città, nei negozi, ai mercati rionali, nei bar e i giornalisti erano già a caccia di indiscrezioni per inondare le pagine del giorno dopo, i notiziari radiofonici e televisivi. Ma volle dare a intendere di accogliere l’informazione con stupore, perché presagiva dove sarebbe andato a parare il superiore e lui di fastidi non ne voleva.
Il commissario capo Alceste Pandolfini sorrise sornione.

«E’ scomparsa una dodicenne da Cappuccini. I genitori hanno denunciato ieri sera tardi. Il questore ha affidato le indagini al nostro ufficio»

Salvo Cascio sbuffò, mentre il commissario capo allargava le braccia costernato.

«Senti, Salvo, da quanto il dottor Mastrandrea vuole una soluzione rapida. Ecco, qua i giornali fanno già il diavolo a quattro sulla sicurezza! Diamoci una mossa e vediamo di trovare una soluzione. Io non ho intenzione di andare in pensione con le ossa rotte»

L’ispettore annuì risentito.

«Bene! Informati su tutto quello che c’è da sapere della famiglia, della bambina, degli amici, dei parenti, della gente del quartiere. Tutto, intesi. Voglio un rapporto dettagliato. Tra un paio di ore faremo un salto sul posto»
(da Minotauro di Dario Balzaretti)

Minotauro
di Dario Balzaretti
Editore: ‎Placebook publishing (4 novembre 2021)
Copertina flessibile: ‎160 pagine

Dario Balzaretti
Dario Balzaretti

Dario Balzaretti, nato a Novara il 25 maggio 1956. Laureato in Lettere Storia medievale. Ha pubblicato i romanzi “La pietra di bezoar” (1991), racconti in Piccolo Torchio (2008), “Una storia” (2010); il saggio “Uno zuccone imperatore. Vita e opere di Tiberio Claudio Germanico” (2016), il giallo “Delitto a scuola” (2016); il romanzo Donata dalle onde (2020); il saggio “La Scuola: il mal essere Italiani” (2020); il giallo in due volumi “Minotauro” (2021) nella collana Città in giallo.

16 Commenti

  1. Ho letto la trama molto intrigante – guardando la copertina non mi sarei aspettato che fosse un giallo – i gialli mi piacciono molto – mi farebbe molto piacere poter approfondire leggendo tutto il libro

  2. Amo I gialli ed è da molto tempo che non ne leggo uno….il titolo poi Minitauro mi ricorda il soprannome di un caro amico mi piacerebbe ricevere una copia e fondarsi in questa letteraria

  3. Il libro essendo un giallo, oltre ad aver totalmente raccolto e incanalato la mia attenzione, risulta, ad una prima occhiata alla manciata di righe rese disponibili, scorrevole alla lettura ed estremamente intrigante. Da un lato, vedremo all’interno del racconto un commissario che ha perso la moglie e che,nella scomparsa della giovane dodicenne vedrà l’opportunità di concludere in modo dignitoso il capitolo della sua vita che lo vede legato alla carriera nelle forze dell’ordine. Riuscirà a risolvere il mistero che si cela dietro al caso? Chi é la figura misteriosa? Le aspettative sono molto alte, Riuscirà questo libro a soddisfarle?

  4. Il commissario Pandolfini è un Maigret piemontese alla ricerca di indizi che sciolgano e risolvano gli enigmi di una provincia apparentemente monotona e sorniona.
    Molto interessante

  5. Il genere giallo poliziesco è uno dei miei generi preferiti, mi piace avventurarmi nelle pagine insieme a investigatori e psicologi per capire il motivo del delitto o scoprire il colpevole, ma preferisco farlo pian piano, proprio grazie agli autori che ti lasciano indizi nei vari capitoli e poi amo stupirmi se all’ultimo il colpevole è quello meno sospetto.

  6. Sto già immaginando chi potrebbero essere gli interpreti in carne ed ossa dei protagonisti di questo libro Il giallo è il mio genere preferito e mi piacerebbe davvero leggere questa storia .

  7. Un titolo che mi ha richiamato il mito del minotauro, dello smarrirsi in un mondo più grande di noi.
    Leggendo l’ anteprima in me si è insediato il seme della curiosità del mistero che avvolge la città di Varese.
    Spero di poterlo leggere e scoprire insieme al commissario capo Pandolfini che fine ha fatto la giovane ragazza.
    Complimenti al’ autore!

  8. Il titolo attrae l’attenzione, come del resto la copertina: è questa una “cornice” che lascia facilmente intuire la suspense che caratterizzerà il contenuto.
    L’anteprima conferma la supposizione. La scrittura è fluida ed invoglia a proseguire la lettura.
    Sarei felice di poter ricevere questo libro!

  9. Un’introduzione che mette, da subito, curiosità e voglia di proseguire con la storia. Il commissario capo Pandolfini mi piace già. Con il suo carattere e la sua vita particolare. Sarà sicuramente un giallo carico di emozioni e sorprese. Mi piacerebbe molto continuarne la lettura.

  10. Adoro i gialli e questo mi sembra particolare. Mi incuriosisce molto il titolo e mi piace la copertina, nello stile classico dei gialli che ha proprio dato nome a questo genere. Il primo capitolo promette davvero bene. Mi piacerebbe molto leggerlo.

  11. Un titolo che ci fa pensare al filo di Arianna e questo filo penso sarà abilmente usato dal commissario per arrivare alla verità.Un libro da leggere tutto di un fiato.Mariliana

  12. Un storia nella storia,ossia la vita privata e quella lavorativa con tanto di sentimenti e sensazioni poi soprattutto la parte più tragica ossia la scomparsa di una ragazzina.
    Cosa succederà e si arriverà alla soluzione ?

  13. Il titolo mi incuriosisce molto, mi fa pensare che la mitologia entrerà in qualche modo nelle indagini. L’incipit ci introduce ai personaggi e alla alla scomparsa della ragazzina, facendoci intendere che non sarà un caso semplice da risolvere. Anche il Commissario Pandolfini sarà un personaggio che vale la pena di approfondire, da quel poco che ho letto. Ci sono tutti gli ingredienti per una interessante lettura.

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