Monogramma rosso sangue di Andrea Ancona

Andrea Ancona, esemplare poeta e scrittore, ha vinto il Premio di Narrativa Italiana Inedita Arcangela Todaro – Faranda con questo suo primo libro dal titolo: “Monogramma rosso sangue”, adesso pubblicato per i tipi della Bononia University Press. Si tratta di otto racconti scritti in maniera magistrale. Ne esce fuori una Sicilia, bella quanto solo un’isola in mezzo all’azzurro mare può essere, ma anche una Sicilia fatta di silenzi, di dolore, di passioni, sangue, vendette. Non a caso l’autore fa dire ad un suo personaggio di nome Giò queste parole: “La mafia non esiste. Dove tutto è mafia, nulla più è mafia.” La scrittura è snella, moderna, il dire spigliato e accattivante. Scivola veloce, e questo è un grande pregio, la lettura. Si fanno largo sempre più nella mente i personaggi caratteristici che danno un tocco di sapienza e conoscenza ai seguenti racconti: “1950: a te non manca niente”, “I cortili di Giò”, “Brasi Marotta”, “Matto di cavallo”, “Pietro Scaminaci”, “Rosso sangue”, “L’omicidio Petrusa”, “Il monogramma”. A proposito di questo, dice lo scrittore Nerino Rossi: “Un’altra novità, la seconda grande novità, è che – arrivando in Sicilia – si scoprono i tanti misteri della mafia attraverso un bel libro – Monogramma rosso sangue – di Andrea Ancona. La scoperta principale è che i misteri della mafia restano dei misteri praticamente inspiegabili. Questo soprattutto ci insegna il libro di Andrea Ancona.” Per poi proseguire: “Un’incredibile navigazione verso la morte che dà il senso più vero di quella che è una vera e propria piaga sociale.”
Lo scrittore e critico letterario Raffaele Nigro scrive in merito a “Monogramma rosso sangue” di Andrea Ancona: “C’è l’esaltazione di una interpretazione, di una lettura antropologica del presente, c’è la ricostruzione della sfiducia che nella narrativa italiana di questi ultimi 20 – 30 anni è pressoché sparita.” E poi ancora: “Ancona potrebbe scegliere Camilleri, più facile, si arriva subito in televisione; sceglie Sciascia. Mi chiederete: qual è la differenza tra Camilleri e Sciascia? Camilleri costruisce un personaggio che è troppo simile a Tex Willer, arriva e dice: “Montalbano sono” e risolve i problemi. Sciascia invece seminava il dubbio e tu dal dubbio non ne venivi fuori: chi ha ucciso Moro? C’è un rapporto tra mafia e potere politico? Non si riesce quasi mai a sapere chi è il mandante e chi è l’assassino.” Una lettura da non perdere. Nicla Morletti

Anteprima del libro

1950: a te non manca niente

Era di porfido il Corso. Un lungo rettilineo fino alla “Statua”, altissima per contenere tutti i nomi dei paesani morti nella Grande Guerra.
Al semaforo col giallo tuo padre fu multato da un vigile odioso. Poi la multa fu strappata e il semaforo scomparve; al centro dell’incrocio restarono i cavi che lo avevano sorretto: una croce appena visibile sul capo degli ignari passanti.
Una luce di lampione o di vetrina, di luna piena o d’altro che non sai, ti porta in un arido stiletto di cose morte, di volti incartapecoriti, di odori che ingannano se un attimo al sogno ti consegni.
Andiamo, Giò. Risaliamo contromano sul liscio marciapiede.
Un’ombra appiattita in un cortile ha la sagoma della casa tua nativa, c’è un viso che sorride, non è quello di tua madre, sebbene gli occhi e il naso le appartengano. Ride nel volto del marito appena ritornato: «attento al freno, pà, tuo figlio sul camion è un diavolo!».
Nell’aria il fumo del vecchio maniscalco annebbia i fanali dei carretti e i giochi dei bambini sempre in corsa fra i quattro canti e i mondezzai.
Giò, hai una pistola comprata alla fiera, gli altri hanno spade di legno, scudi di cartone, ma gli altri, quelli più grandi di te, hanno anche l’acetilene e la lattina di caponata esplode quasi come una bomba.
La guerra vera è finita da poco e «il tuo camion sa di semola di grano, pà, attento ai carabinieri!».
Le donne hanno sempre i grembiuli legati alla vita, anche quando riposano e fanno a crocchio sparlìu.
Raccontano di quella tizia che ha bevuto l’acido muriatico perché lasciata dal fidanzato. E di quell’altra andata via in America, diventata una ricca signora, sposa d’un italo-americano venuto in Sicilia a fare la guerra: dicono che abbia in casa una macchina che lava vestiti e lenzuoli.
Qui le donne tirano l’acqua dal pozzo: venti passi di corda per uno dei tanti secchi da svuotare nella pila di pietra e poi su e giù a stricari giacche e calzoni, rattoppati con precise figure geo-metriche dello stesso o di diverso tessuto, così che gli uomini li vedi in piazza o nei campi qua e là segnati da triangoli e rettangoli in tinte sempre più nuove rispetto al resto del capo indossato.
Conducono le vacche ogni mattina lungo il filo delle case, un’orgia di tonfi e fango e il latte schiumoso e tiepido dalla tazza alla tua bocca.
«Dove sei madre col tuo latte buono anche per i figli della gente? C’è l’acqua che bolle, papà aspetta rompendo gli spaghetti», buoni con il brodo, dice lui.
Dall’americana, era andata dall’americana, una boema chissà come arrivata al numero civico quarantanove, ultima casa in fondo al cortile.
« Vai dalla fùlica, fatti dare tri unzi di saimi».
Arrancano le cosce grasse di tuo fratello fino alla bottega della fùlica mentre addenta due fette di pane nero con un pomodoro secco.
«Salvato, Salvato!» gli gridi dietro «accatta le patate, la mamà fa la paparotta
Salvatore torna con un chilo di patate e un quarto di chilo di sugna e dopo aver mangiato la paparotta, all’imbrunire, quando la tavola dei contadini s’imbandisce con la solita minestra di fagioli, fa il giro del cortile, visita le case dei vicini: lu zu Cola, l’americana, li Pagghiareddi… nessuno gli nega un piatto di pasta. Così Salvatore cresce bello grasso e grosso e mostra più degli anni che ha.
Giò, tu sei magrissimo, «sul tuo torace si può suonare il pianoforte», dice tuo padre.
Un muro divide questa dall’altra metà del cortile, altra gente, altra strada, la via Stella, la via dei poveri, a te non manca niente.

***
Monogramma rosso sangue
di Andrea Ancona
2012, 83 p.
Bononia University Press

Andrea Ancona

Andrea Ancona, è nato a Castelvetrano (Trapani) nel 1949. Ha scrit­to la sua prima poesia all’età di quindici anni e da allora ha sempre girato il mondo con l’aiuto della sua fantasia e dei suoi libri. Vive a Montevago (Agrigento), appartato in una piccola casa di campagna, senza cani e senza gatti, dipingendo tele e scrivendo con la biro su normali fogli di carta. Esce di rado, talvolta per ritirare premi letterari. Con le poesie è pre­sente in numerose antologie e riviste. Monogramma rosso sangue è la sua prima opera di narrativa.

Guarda tutti gli articoli

1 commento

  1. Rileggendo questo breve passo del racconto, mi sono venuti in mente i racconti di mio nonno e di mio padre, sulla mia terra: la Sicilia, di com’era un tempo, quando non c’erano tutti i confort che abbiamo oggi, di quando è arrivata la televisione e la gente non capiva come quei personaggi stavano dentro quel tubo.. quando si preparava tutto fatto in casa..
    ora tutto questo è un lontano ricordo, perché anche la Sicilia ha subito l’evoluzione..
    però, mi dispiace che si è persa quell’unione che c’era un tempo.. quel senso della famiglia e dell’affetto..io mi ricordo di quando ero piccola io, sto parlando degli anni novanta e si stava tutti fuori a giocare mentre le mamme stavano fuori a chiacchierare.. quanti bei ricordi che mi ha fatto riaffiorare leggendo questo racconto.. sarei curiosa di leggere il romanzo nella sua integrità..

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -