domenica, 26 Maggio 2024
HomeNotizieEra digitaleSiamo esseri spaziali

Siamo esseri spaziali

-

Siamo esseri spaziali

In queste prime settimane del nuovo anno, mentre Ambrogio (il mio robot Roomba) scarrozza in soggiorno, dopo qualche innocente divagazione, ho deciso di riprendere il filo del racconto cominciato più di due anni fa in pieno hype del metaverso. Non deve stupirvi, quindi, il titolo di questa edizione della Newsletter.

Osservando Umberto Eco, in questo bellissimo trailer del film documentario di Davide Ferrario “Umberto Eco – La biblioteca del mondo”, che passeggia nella sua immensa biblioteca (oltre 30.000 libri), mi sento di poterlo dire ed affermare con forza.

Sì, siamo esseri spaziali. Siamo esseri tridimensionali. Fin dalla più tenera età, gattonando sul pavimento, impariamo ad interagire con uno spazio tridimensionale.

Nell’era del Vision Pro di Apple, possiamo proprio dirlo. La vera novità di questo dispositivo, al di là delle sue effettive potenzialità, è la presa d’atto che non siamo un punto nell’universo, nella scena del mondo, nell’universo fisico, siamo esseri tridimensionali, ci muoviamo lungo coordinate spaziali, questa è l’interazione umana più naturale con il mondo esterno. Non può stupirci, dunque, che la più incessante turbinosa convergenza di tecnologie della storia dell’umanità stia costruendo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, una interazione (Human Computer Interact) tra mondo fisico e digitale sempre più naturale per l’essere umano, ribaltando il paradigma del rapporto-parallelo mente-computer a tal punto che oggi possiamo dialogare con la macchina con il linguaggio naturale (ChatGPT). Ne abbiamo fatta di strada dall’alba dell’era digitale, quando i primi computer che cominciarono a popolare uffici e case, erano macchine imponenti e arcane, accessibili solo a chi possedeva il linguaggio esoterico dei comandi DOS. Poi è arrivato il mondo delle icone e delle finestre del Macintosh e di Windows. Poi internet e lo smartphone.

Mi piacciono molto le parole che usa Imran Chaudhri parlando dell’era post-smartphone:

“L’era post-smartphone sarà caratterizzata da tecnologie innovative familiari, naturali e umane. Tecnologie che migliorano l’esperienza umana e che nascono da buone intenzioni. Prodotti che ci rimettono in contatto con noi stessi, con gli altri e con il mondo che ci circonda. Esperienze costruite sulla fiducia, con interazioni che sembrano magiche e portano gioia.”

Imran Chaudhri, designer e inventore noto per il suo lavoro rivoluzionario nell’ideazione delle interfacce utente e delle interazioni per l’iPhone, dopo aver lasciato Apple ha creato Humane, azienda che ha creato Ai Pin, un dispositivo rivoluzionario.

Vision Pro di Apple e AI Pin di Humane: forse nessuno tra questi è il dispositivo killer, ma la strada è segnata e si chiama spatial computing o, se preferite un termine più letterario o metaforico, metaverso. Questa è la direttrice fondamentale dello sviluppo del digitale. Chiamatela come volete, ma la verità è questa.

In cerca di prove? Quella più efficace e, insieme, più radicale e paradossale è quella che mi è più cara.

Per chi, come lo scrivente, ama i libri, questa fondamentale verità è un’altra spiegazione dell’invincibile resistenza del libro di carta all’assalto del libro digitale.

Il libro è l’involucro fisico ideale del sapere. L’ultimo baluardo analogico della conoscenza. Per questa ragione abbiamo con il libro cartaceo una irriducibile naturale familiarità.

Nel corso degli anni, dalla pubblicazione dei primi eBook, ho acquistato moltissimi libri digitali. Li posso scorrere agevolmente nella mia bacheca Kindle eppure, per certi versi, è come se non esistessero. Li ritrovo a fatica nella mia biblioteca mentale. Quella fisica, invece, è sempre presente, fisicamente e mentalmente.

È come se il posto che ho assegnato ad ogni libro cartaceo nel mondo fisico corrispondesse a quello della “libreria” presente nella mia mente.

Non solo. Sono “fisiche” anche le pagine interne di un libro che ho letto e riletto, sono dei “luoghi” in cui ho sostato fisicamente ed ho impegnato tutti i miei sensi. Persino quello dell’udito. Mi capita spesso, ad esempio, di scorrere le pagine di un libro cartaceo con la mente e ricordare che un certo passo l’ho letto in una pagina di quelle che vedo a sinistra nel libro, la pagina di numero pari, dopo aver udito lo scroscio della pagina per un certo numero di volte. Ricordo se era all’inizio, verso il centro o alla fine della pagina. Quelle frasi sono come luoghi di una città o, come scriveva Agostino nelle sue Confessioni, “vasti quartieri della memoria“.

La prossimità fisica con un libro, inoltre, ci aiuta a leggerlo e rileggerlo, ad approfondirne i più reconditi significati. Perché un libro cartaceo, in quanto oggetto fisico, tridimensionale, è parte integrale del nostro mondo, vive con noi e sopravviverà anche a noi. In quelle pagine ingiallite, i nostri figli, dopo la nostra scomparsa, potranno leggere le nostre note, scopriranno le nostre sottolineature e, forse, proveranno le stesse emozioni.

Il pensiero spaziale

La nostra mente “spazializza” – brutta parola, lo so – tutto. È una caratteristica della nostra mente. Le metafore concettuali di orientamento che crea ed usa per descrivere il mondo sono illuminanti. Nel suo bellissimo articolo “La metafora e i neuroni: stato dell’arte”, il Professor Stefano Calabrese, massimo esperto di neuronarratologia, riferendosi agli studi del linguista George Lakoff e del filosofo Mark Johnson, spiega che :

“Le metafore di orientamento (o metafore spaziali) costituiscono modelli di comprensione del mondo in termini di relazioni topologiche del tipo su-giù, dentro-fuori, davanti-dietro. Questi orientamenti metaforici riguardano aree concettuali primarie della nostra cultura e non sono arbitrari o convenzionali, bensì nascono sempre dalla nostra esperienza fisica, al punto che ci è quasi impossibile pensare alcuni concetti privandoli del loro intrinseco, coerente, unitario tasso di figuralità spaziale: per intenderci, contento è su, triste è giù; conscio è su, inconscio è giù; salute è su, malattia è giù; più è su, meno è giù; una condizione sociale elevata è su, bassa è giù; buono è su, cattivo è giù.”

La psicologa cognitiva Barbara Tversky, una delle principali esperte nel campo del pensiero spaziale, concentra le sue ricerche sull’elaborazione cognitiva delle informazioni spaziali e sulla loro rappresentazione nella mente umana. Uno dei principali contributi di Tversky riguarda la sua teoria della “mente estesa”. Secondo questa prospettiva, la mente umana si estende oltre il cervello e incorpora l’ambiente circostante. Le persone utilizzano spesso il loro ambiente fisico come strumento per pensare e risolvere problemi. Ad esempio, quando si cerca di ricordare qualcosa, si potrebbe immaginare di “vedere” l’oggetto nel luogo in cui si pensa di averlo lasciato.

Tversky ha studiato il ruolo delle mappe cognitive nel pensiero spaziale. Ha sostenuto che le persone creano mappe mentali per rappresentare lo spazio circostante e navigare in esso. Queste mappe cognitive possono influenzare il modo in cui percepiamo, comprendiamo e interagiamo con l’ambiente. Ad esempio, le mappe cognitive possono influenzare il modo in cui ricordiamo le posizioni degli oggetti o pianifichiamo percorsi per raggiungere una destinazione.

Inoltre, Tversky ha evidenziato l’importanza della percezione dello spazio nella comunicazione. Secondo la sua teoria dei “punti di riferimento”, le persone utilizzano punti di riferimento spaziali per organizzare e descrivere le informazioni. Ad esempio, potremmo dire che una certa città si trova a nord di un’altra, o che un oggetto è a sinistra di un altro. Tali punti di riferimento spaziali sono fondamentali per la comprensione reciproca e per la comunicazione efficace.

Su questi argomenti suggerisco di leggere due libri:

“Mind in Motion” di Barbara Tversky

“La mente estesa” di Annie Murphy Paul

Conclusione

Quando scriveranno la storia del secolo in corso forse scopriranno che l’argomento chiave di questi decenni non è stata l’innovazione digitale, l’incredibile sviluppo del web e dell’intelligenza artificiale, l’idea futuribile del metaverso o di un mondo sempre più phygital. Scopriranno che la vera protagonista di questo secolo è stata, mai come nei secoli precedenti, la mente umana e il suo sconfinato, impellente desiderio di abbracciare tutta la conoscenza possibile, di superare ogni suo limite fisico e psichico. Comprenderanno che tutti gli altri hype del secolo, a partire dal metaverso per poi passare all’intelligenza artificiale, non sono altro che il risultato di questa avventura della mente umana che cerca di estendere il suo dominio sul mondo e sull’universo, utilizzando nel modo più pieno e illimitato lo spazio fisico e digitale che la circonda. Così riusciranno a spiegare l’improvvisa esplosione dell’idea del metaverso, dell’intelligenza artificiale poi e di tutto ciò che ne seguirà.

In questo senso, non stupirà gli storici che l’hype del metaverso sia seguito al dramma epocale della pandemia e che si possa interpretare come una delle reazioni più evidenti di questa aspirazione della mente a superare il periodo del terribile lockdown e delle restrizioni.

In quest’ottica, si spiegaranno anche il mutamento degli stili di vita delle persone che riappropriandosi, durante il lockdown e i lunghi periodi di smart working, del tempo smarrito in una visione lavoro centrica dell’esistenza, hanno compiuto scelte del tutto impensabili prima della pandemia.

La mente aspira a conoscere TUTTO, a utilizzare tutti i dati e le informazioni possibili e disponibili, a conoscere tuttE le lingue esistenti, a viaggiare nel tempo e nello spazio senza limiti, a esplorare l’universo intero utilizzando qualsiasi tipo di estensione fisica e digitale.

La vera protagonista della storia umana, mai come in questo secolo, è e rimane la mente umana, da cui tutto prende le mosse: è con le sue domande che nascono e si alimentano la religione, la filosofia, la scienza. È con i suoi “prompt” che nascono e si alimentano le risposte dell’intelligenza artificiale generativa.

Una notifica improvvisa sul mio smartphone attira la mia attenzione. Qualcosa è andato storto! Ambrogio ha finito di pulire e non riesce a tornare alla base… Lasciatemi controllare. Alla prossima.

***

Se hai un account ChatGPT Plus, puoi approfondire questi argomenti con lo Storyteller Tagline, Your Story

Articolo precedente
Articolo successivo
Robert Manuale di Mari
Robert Manuale di Marihttp://www.manualedimari.it/blog

Autore del Blog Manuale di Mari – Poesie e Storie d’amore e Direttore editoriale del Portale Manuale di Mari. Ha ideato e lanciato nel 2005 il Concorso di Emozioni. Nello stesso anno ha creato il Blog degli Autori che riceve nel 2008 il Premio Speciale della Giuria “Il Molinello” per la diffusione della letteratura nel Web.

1 commento

0 0 votes
Rating Articolo
Notifiche
Notificami
guest

1 Commento
Più recenti
Più vecchi Più votati
Inline Feedbacks
View all comments
Marilena
Marilena
3 mesi fa

Il testo esprime un’opinione sulle nuove frontiere della tecnologia sottolineando l’evoluzione dell’interazione uomo-macchina e l’importanza del “computing spaziale” o metaverso. Si riflette sulla costruzione di un’interazione sempre più naturale tra mondo fisico e digitale, ribaltando il paradigma mente-computer in modo che oggi si possa dialogare con la macchina attraverso il linguaggio naturale.

Fiera dei Libri on line

LIBRI IN PRIMO PIANO

FIERA DEI LIBRI ON LINE

1
0
Libri in omaggio per chi commenta!x