Il commento di Nicla Morletti

Tetralogia di Mauro Montacchiesi“Tetralogia” è un libro senza dubbio di grande ingegno e profondo impegno. Un’opera composta dai seguenti saggi: “Percy Bysshe Shelly”, “Sic volvere Parcas”, “Il diorama del mio labirinto”, “Caligola”.
Non è facile scrivere di saggistica e di argomenti così unici e particolari. Eppure Mauro Montacchiesi lo fa con un linguaggio sobrio e disinvolto, anche quando parla di Norne, Parche e Moire. Le “Demiurghe dell’esistenza”, figlie di Zeus e di Temi, filano. Si dipana il destino degli uomini, la canocchia avvolta di morbida lana. E il tempo passa. La vita fugge…
Un saggio molto interessante.

TETRALOGIA
di Mauro Montacchiesi

Edizioni Stravagario – Collana L’oziosapiente
2009, p. 210
L’opera è composta dai seguenti saggi:
– Percy Bysshe Shelley
– Sic volvere Parcas
– Il diorama del mio labirinto
– Caligola

Percy-Bysshe-Shelley

Dalla Prefazione dell’autore al primo saggio “Percy Bysshe Shelley – Un Romantico che voleva cambiare il mondo”:

Il Dizionario De Mauro Paravia, al lemma “Saggio”, recita così:
– “Opera breve e sintetica in prosa, condotta in modo OGGETTIVO e RAZIONALE, su un argomento scientifico, filosofico, politico, letterario…”
Ho evidenziato gli aggettivi OGGETTIVO e RAZIONALE, perché questo saggio è composto di tre parti:
– La prima, consistente in un’epigrafica nota biografica di Shelley, basata su oggettivi dati storico-letterari conosciuti;
– La seconda “Profilo psicologico di Shelley” e la terza “L’irrequietezza di Shelley”, basate su sensazioni, speculazioni ed ipotesi mie SOGGETTIVE, che scaturiscono dall’idea che mi sono fatto
di Shelley leggendolo. Ergo, non c’è alcun riscontro a quanto da me congetturato.
Il saggio, sia nella sua struttura sia nella sua impronta lessicografica, si presenta dolosamente in maniera eterodosssa, come eterodosso era il suo protagonista.
Leggendo attentamente si troveranno talora analèssi, paradossi ed ossimori psicologici ed esistenziali di Shelley, usati, appunto, per enfatizzarne l’umana incoerenza, almeno secondo me.

Dal libro

Shelley, un uomo ameno, effervescente, un perpetuum mobile. Un lepidottero, anarchicamente schizoide, che incessantemente plana su aulenti corolle di policromi petali e poi si aderge veloce, libero, verso altri, alieni, floreali lidi remoti. Ed ancora, di nuovo, ancora…Dilige essere il clou delle relazioni umane, di ogni dialettica. Eclettico, plastico, la comunicazione è la sua “cup of tea”(*).
Aborrisce l’oscurantismo, il conformismo reazionario, come pur l’ignoranza, soprattutto la propria. Deve sempre trasmettere qualcosa agli altri ed è per questo che risulta geniale, amabile. Non gli piace lasciarsi scappare un’occasione. Cerca sempre di mantenere vivi i rapporti, anche nella logica del suo desiderio di riveicolare lo scibile. Sposta tutto. La dinamica è rapporto. Un’iperbole di agitazione. Un’inconfutabile incapacità di rimanere immobile. Rischia continuamente di obliarsi, di obliare il suo corpo e le sue emozioni, a causa della sua rapidità. Usa troppo la testa. Una patente, variopinta, leggiadra farfalla. Le sue dita sono affusolate e spesso dedite alla mima. E’ un poliedrico istrione, perché non scende mai dal proscenio, dall’esistenziale proscenio. Magister artis splendendi…

 

Percy Bysshe Shelley

Un Romantico che voleva cambiare il mondo

1 commento

  1. Mi piacciono molto i saggi e ritengo che non siano alla portata di tutti. Invece in questo caso si evince fin dall’anterpima che l’autore è portato per questo genere e che riesce a catturare l’attenzione del lettore.

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