Venezia e i bambini di cristallo di R. Bianchi

La recensione di Nicla Morletti

Un bel libro, una meravigliosa favola narrata con stile fluido, accattivante, coinvolgente. Emerge la lotta tra le forze del bene e quelle del male che imperversano da secoli sulla terra.
Nella “Premessa” l’Autore, con scioltezza e disinvoltura, si cala nei panni di uno scrivano che si rivolge ai bambini veneziani, invitandoli ad amare la propria città con i suoi scenari da fiaba e la laguna dove di notte danzano luci e stelle.
Poi d’improvviso, colma di ebbrezza e bellezza, prende il volo la fantasia. E le quattro renne alate della slitta magica, insieme ai due lemming, incominciano il loro viaggio sui cieli del Pianeta Terra. Il fine è quello di liberare il  mondo dall’oscurità e dal male. Sul diario di bordo sono scritti i nomi di quattro magnifici ragazzi dal cuore puro e semplice: Scarpagnino, Comin, Vittoria, Persio.
Questa è una favola meravigliosa. Metafora di vita e d’amore, racchiude in sé la bellezza di un fiore che sboccia nel giardino incantato dei nostri sogni, dove siamo liberi di volare e spaziare all’infinito con la fantasia. Alla fine del viaggio la nostra anima sarà libera e leggera e scintillerà come la laguna di Venezia sotto i raggi del sole in una nuova primavera.

VENEZIA E I BAMBINI DI CRISTALLO
di Roberto Bianchi
Inedito – Narrativa
2008
Editori interessati alla lettura integrale e alla pubblicazione del libro possono richiedere un contatto con l’autore.

Tra i molti inediti che abbiamo letto in questi mesi “Venezia e i bambini di cristallo” è sicuramente tra quelli che ci hanno più favorevolmente impressionato. Dice bene Nicla Morletti: è una favola meravigliosa. Ma non è solo una favola, è un vero capolavoro di fantasy e letteratura pedagogica. Attraverso un modello narrativo brillante ed innovativo l’autore coinvolge il lettore in una appassionante spedizione nella vita e nella storia dell’umanità. In questa favola i piccoli lettori scopriranno in modo più immediato e fecondo la realtà del mondo in cui vivono. I lettori più grandi, invece, riscopriranno la dimensione fantastica della vita che più efficacemente esalta quei valori assoluti di pace, fratellanza e amore che sono i veri fondamenti della realtà attuale e storica. Una lettura che oltre ad essere intrattenimento è profonda riflessione e conoscenza. Un libro che merita sicuramente di essere pubblicato, letto e riletto.
Robert

Dal Prologo

Le quattro renne alate della slitta magica, insieme ai due lemming stavano per cominciare il loro viaggio sui cieli del pianeta Terra.
Avrebbero dovuto formare la piccola milizia buona, di bambini speciali che avrebbe liberato il mondo dall’oscurità e dal male.
Sul diario di bordo erano scritti i nomi dei ragazzi: Scarpagnino, Comin, Vittoria e Persio. Abitavano tra loro lontani, avevano culture e cose da scambiare e mettere in comune.
Con le zampe sottili e un po’ corte rispetto al corpo, i mantelli delle renne erano tirati a lucido, per apparire bellissime. I maschi stavano davanti, essendo un po’ più grandi delle due femmine. Il pelo era assai bello, folto e bruno e già abbastanza scuro come avviene quando si avvicina l’estate; sotto il collo, vicino agli zoccoli e attorno alla coda era quasi bianco. Le corna dei due maschi, lievemente schiacciate, erano dipinte d’oro, mentre le due compagne avevano gli zoccoli, larghi e divaricabili per poter camminare sui terreni nevosi, argentati.
Mangiarono le ultime erbe e un po’ di licheni poi i due lemming urlarono:
“In volo!!” e la slitta partì.
Era una slitta fantastica, tutta dorata con cristalli colorati sui pomelli che stavano vicini al cocchiere. Davanti, nella parte più avanzata del mezzo incantato stava il cristallo per antonomasia: uno splendido diamante color blu.
Sul diario di bordo si narrava di Scarpagnino, il primo bambino che sarebbe dovuto salire sulla slitta e che avrebbe dovuto fare da cocchiere. Si trattava di bambini speciali, che avevano cuore puro e semplice, che non si erano lasciati vincere dalle brutture dei loro tempi ed erano ancora capaci di dare un senso all’esistenza attraverso l’amore, i sentimenti e quell’impulso intenso che ci avvolge nella totalità e ci emoziona al solo scorgere un fiore che sboccia o nel vedere una giumenta che allatta il puledro.
Si trattava proprio di bambini diversi dalla norma, generosi e con un grande senso della giustizia. Il mondo li considerava poco normali. Nessuno capiva che erano un dono, erano i fanciulli della nuova era. Quelli che porteranno la pace e la gioia di godere anche delle piccole-grandi cose: come un cielo che s’imporpora al tramonto simile a petali sgualciti di papavero, o un abbraccio. Ne esistono di simili anche tra noi: a scuola i compagni a volte non li capiscono, perché a loro non interessano né i giochi di guerra né piacciono i film violenti. Persino in famiglia spesso non sono pienamente compresi, le istituzioni educative del terzo millennio non sono ancora adatte ad accogliere i puri di cuore e i sensibili… ma loro sognano di cambiare la situazione.

Ecco qui di seguito in corsivo cosa era scritto sul diario di bordo…

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