lunedì, 27 Maggio 2024
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L’arido arpeggio di Lucrezia Maggi e Francesco Maggi

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L'arido arpeggio di Lucrezia Maggi e Francesco Maggi

L’arido arpeggio di Lucrezia Maggi e Francesco Maggi, la nuova silloge della scrittrice e poetessa tarantina composta a quattro mani con il cugino poeta e musicista

L’arido arpeggio di Lucrezia Maggi e Francesco Maggi, due sensibilità si confrontano in una silloge polifonica

Scrivere un libro a quattro mani non è cosa semplice. Scrivere un libro di poesie a quattro mani è un tentativo titanico. Due sensibilità a confronto. La gestione del verso come uso personalissimo della parola. Il rendere esplicito un mondo interiore che ti cresce dentro, si deforma, incistisce nella carne e poi spira fuori come un serpente fatto di nuvola…
Lucrezia e Francesco Maggi, poetessa e scrittrice l’una e poeta e musicista l’altro, cugini, per la prima volta insieme in un’opera letteraria, hanno messo su carta questo esperimento rischioso, di liriche che scorrono le une sulle altre determinando il ritmo di questo libro. Assonanze? Sì, tante. Dissonanze? Altrettante che però vanno a integrarsi. Francesco sporge l’occhio oltre il cespuglio, si guarda intorno, coglie il dettaglio e lo rivela a chi legge le sue parole. Lucrezia, attraverso i suoi versi, rivolge l’attenzione al suo mondo interiore. Lo fa da anni, da sempre. Scruta con ossessione le pieghe dell’anima e le restituisce con fascinosa eleganza.

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Veleno

Aggrappato
all’urlo di esistere
che non tace,
ti agiti
tremulo respiro
incespichi,
rotoli.
Pace e angoscia,
vita e morte,
teso l’orecchio alla storia
di un mondo canceroso
di umani segreti
scorre la penna
e io,
immobile.
Inchiostro scuro,
cola
come veleno,
sul tempo che passa.

L.M

***

I

Ci alzavamo tutti
con il grembiule e il fiocco
seri in quei ginocchi freddi
fino alla campanella
quando urlando
ritornavano bambini
anche quelli un po’ più grandi.
Dal corridoio in quel cortile
a perdifiato in quelle storie
oltre quei muri in un vociare d’ali.
Col timbro più deciso
oggi dove siamo?

F.M

***

II

Pensavo allora
di prendere per la coda
una cometa,
volevo un altro mondo,
per me un altro pianeta.
E ancora oggi
le immagino alla fine
come frange della notte
ed io ancora bambino
sull’ultimo gradino
che scelgo il mio aquilone
liberando nel cielo
il sole.

F.M

***

Di sbarre e di nuove gabbie

Ho nella gola ciò che sono stata,
ciò che forse sono ancora,
è un fiato corto che sputo fuori
oltre le sbarre
della mia nuova gabbia.
Come in quei giorni
in cui la luce non c’era,
non cadono ad illuminarmi le stelle,
sono l’alunna del primo banco,
la prima della classe,
quella con gli occhi grandi,
i capelli lisci e corti,
quella silenziosa, malinconica, sottile,
lasciata lì in mezzo,
sola,
china sull’incauta illusione
dai sensi
e
dal cuore invocata.

L.M

***

L’arido arpeggio
di Lucrezia Maggi e
Francesco Maggi
Editore: ‎CTL (Livorno) (2 settembre 2022)
Copertina flessibile: ‎56 pagine

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Vanessa.Dt
1 anno fa

Un genere particolare, quello della poesia che non serve capire ma percepire. La poesia non si può correggere ma deve assolutamente seguire il flusso della mano di chi scrive, di che pensa, e di chi si emoziona. La lettura di <> è forte, in bilico tra la vita e la morte, tra le urla e il silenzio. Questi contrasti fanno parte di noi, delle nostre vite e proprio grazie a questi contrasti che riconosciamo noi stessi e le nostre scelte. Spero di poter approfondire questo libro.

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