Onirica di Pierfrancesco Zen

Il titolo di questo affascinante libro ci riporta a radici antiche, dal greco óneirós cioè sogno ed “Onirica” è tutto ciò che è riconducibile ad esso, alle sue visioni, interpretazioni e mirabili creazioni. Pierfrancesco Zen ci offre una scrittura che denota una coerente reinvenzione del linguaggio teso a cesellare immagini particolari, talvolta di ispirazione surrealistica e saldato in un tessuto narrativo di notevole spessore con moderna sensibilità artistica. Una narrativa animata da una fluidità ritmica, adeguata alla modernità tematica, sempre tesa a chiarire il discorso che l’autore conduce sul filo della suspense. Fantasia e realtà si fondono, si amalgamano in un ritmo serrato e incalzante che invita fortemente ad una lettura che appassiona. Ci troviamo così, all’improvviso, in una piccola baita avvolta da una fitta nebbia nella folta boscaglia, oppure nel parco di un liceo, o tra nobildonne in case di campagna di Tonnerre in Francia. L’autore evoca sapientemente l’universo onirico e ne cesella racconti dalle atmosfere e scenografie letterarie molto suggestive: “Memoria  e oblio”, “Fermate”, “Cercatori e predatori d’acqua”, “La formula”, “Il tasso”, “Il sosia e la storia dei vinti”, “I viaggi di Ulisse”, “Gli eccessi di Pietro”, “Trans – fuga (una storia diversa)”, “Incubo verde”, “Sparire”, “Visionario con trasporto”, “Il rifugio”, “L’ultimo messaggio”, “L’azzardo”. Bellissimi. Del resto, anche Elsa Morante scrisse: “Si sa che la fabbrica dei sogni spesso interra le sue fondamenta fra i tritumi della veglia e del passato”. Nicla Morletti

Anteprima del libro

da Memoria e oblio

«Il 21 settembre 2005 è morto Simon Viesenthal.
Ha vissuto una vita lunghissima perché il mondo ricordasse la shoah, lo sterminio di 6 milioni di ebrei nei lager nazisti (…).
Il suo nome ha inquietato molti perché lui era uno spirito inquieto; sebbene fosse un apprezzato architetto capace anche di diverse e positive costruzioni, era ossessionato da una visione che superava ogni altra parte e passione del proprio essere: «.Quando noi sopravvissuti andremo lassù, gli altri ci chiederanno: “Che cosa avete fatto dopo?” Qualcuno risponderà: “Il gioielliere, l’industriale, il commerciante”.
Io risponderò: – “Non vi ho dimenticato”(…)».

Quando finì di leggere il giornale, la sua giornata si era svuotata, la sua esistenza si era svuotata.
Erano appena le dieci del mattino; allora, quasi per tentare di ricaricarsi mise sullo stereo un vecchio vinile a lui caro.
Concerto per pianoforte n. 21 (K467: Il movimento). Mozart il genio.
“Il pizzicato degli archi introduce ad una situazione di insistenza ed improvvisi accenni orchestrali creano una atmosfera oscura che talora sovrasta il canto dei violini. L’ascoltatore, dapprima cullato da un suono che infonde sicurezza, percepisce questa vena di agitazione sottesa alla musica che si sviluppa attraverso rapidi passaggi di fuga”. Così ebbe a leggere sul retro della copertina. Trovò quanto mai appropriata la recensione anche se non aveva mai sopportato i critici ed i commenti esterni avulsi dall’esperienza. L’esperienza è ben altra cosa dalla teoria.
Accomodò i cuscini sul sofà, si stese, riprese il giornale e guardò ancora una volta il volto triste di quel vecchio che, dopo aver ammirato, ora invidiava per la raggiunta pace. I suoi occhi erano sempre lì puntati e frementi.

Gli sembrava che la sua vita si fosse per un attimo sospesa, assentata da quella stanza. Forse era uscita per un attimo ad accompagnare Viesenthal a migliori lidi.

Anche la badante, che usualmente riempiva l’appartamento di rumori e di premure da quando era mancata la moglie, aveva notato la sua lontananza.
“Signor Zeis, si sente bene, ha bisogno di qualcosa?” “No, grazie” riuscì a dire con voce strascicata.
Sorseggiò l’ultimo goccio di tè e si addormentò.

***
14 luglio 1959.
Ricordava bene quella data perché coincideva con il compleanno di sua figlia. L’aveva mandata a studiare negli Stati Uniti insieme al fratello. A loro inviava periodicamente delle somme di denaro. Nei confronti della moglie era sempre parco di parole, ma questa volta aveva sentito il bisogno di raccomandare la massima riservatezza su quel lungo viaggio che avrebbe dovuto intraprendere.

Bangkok.
Dopo una lunga corsa in taxi che dall’aeroporto l’aveva condotto nella più squallida periferia, aveva raggiunto finalmente l’indirizzo che gli era stato indicato.
Aveva avuto appena il tempo di ricevere furtivamente i nuovi documenti, le nuove generalità nonché fotografie di un uomo del quale avrebbe dovuto assumere le sembianze, aveva fatto appena in tempo a pagare, quando fu spinto fuori da quel tugurio, cacciato perché era già diventato una persona pericolosa.
In quei vicoli si era repentinamente sparsa la voce che un drappello di uomini lo stava ricercando. Era gente armata e senza scrupoli.
Ancora una volta provò la sensazione di essere braccato; la stessa frenesia di quando era fuggito dall’Ungheria.

Corse a lungo per quei vicoli. Faceva caldo e sudava. Gli mancava il respiro. Stremato, aveva deciso di farsi catturare. Tuttavia l’istinto di sopravvivenza lo trascinò fino a rifugiarsi su alcune piattaforme galleggianti. Ad un certo punto, una donna con pochi stracci addosso gli indicò la chiglia di una barca: nascondeva un sottofondo. Si stese quasi si fosse messo in una bara. Trattenne il fiato. In quel momento il mondo sarebbe potuto anche finire. Il cuore era in gola e non gli importava più nulla. Attendeva la morte ma con impazienza, quasi con frenesia. Le immagini delle atrocità commesse scorrevano nitide in quel buio. Gli sembrava di essere entrato in una sala cinematografica. La pellicola inesorabile mostrava fotogrammi spaventosi.
La mente si soffermò su un episodio della fanciullezza quando di nascosto era entrato in una sala dove si proiettavano film per adulti. Era entrato per cercare i compagni; non li trovò mai perché all’appuntamento non erano mai giunti. Era arrivato in ritardo e il programma di svago era nel frattempo cambiato. Lui era rimasto solo con l’orrore dei fotogrammi di quel film vietato e la paura di essere scoperto. Ora si ripeteva quel gioco fallito … e non sempre chiodo scaccia chiodo. Le atrocità dei ricordi si potevano sommare.
Quella sensazione l’aveva vissuta in quegli anni molte altre volte.
L’incubo di dover fuggire senza mai fermarsi si ripeteva. Era talmente ricorrente che ora non riusciva a distinguerlo dalla realtà. Improvvisamente silenzio. Il chiasso di quei canali e dei loro mercati per un attimo si interruppe. Cosa per lui inconsueta: pregò; era da molto che non sgorgava spontanea l’invocazione a Dio. Irruppero sull’imbarcazione delle lunghe ombre, forme mostruose che parlavano mille lingue, molte incomprensibili; urlavano, sbraitavano e imprecavano. Intanto sulla barca anche la donna era sparita. Attraverso le fessure delle canne che lo sormontavano riuscì ad intravedere quel piccolo assatanato e i suoi occhi intrepidi. Voleva vendetta, così lui credeva.
Improvvisamente una raffica di colpi fu esplosa sul fondo della barca. Udì chiaramente l’indemoniato ebreo rimproverare il suo miliziano per quel gesto inconsulto, capace di attirare inutilmente l’attenzione; poi udì distintamente scandire parole che per la prima volta lo ferirono: “maledetto boia avrai la tua giustizia!” Ma di quale giustizia stava parlando?

Quando ritornò la calma uscì dal suo nascondiglio ridendo, ridendo, ridendo ancora alla vita. Si sentiva un miracolato e come tale un eletto, un unto del Signore anche se, in quel momento, era bagnato solo da quella fetida acqua salmastra, fanghiglia che dai fori delle pallottole sul fondo l’aveva lentamente inzuppato.
Infatti, i colpi esplosi gli erano passati a fianco, così vicini da trapassare anche la borsa degli effetti personalissimi che teneva stretta a sé.

***
Onirica
di Pierfrancesco Zen
2014, 95 p., brossura
Gruppo Albatros Il Filo
Ordina questo libro

Pierfrancesco Zen

Pierfrancesco Zen è nato a Padova nel 1964. Avvocato e pubbli­cista in materie sia giuridiche che letterarie. Dopo “Frammenti di relatività” (1992) e il successo della silloge poe­tica “I giochi del tempo” (2005), con Onirica torna alla narrativa e riprende il suo percorso con questa particolare raccolta di racconti dalle atmosfere surreali dove, tra riflessioni psicologiche e storiche, riesce a tratteggiare un uni­verso intimo e intrigante.

Guarda tutti gli articoli

10 Commenti

  1. Emblematica appare l’immagine di una barca che vaga solitaria verso l’orizzonte posta a copertina del volume, illustrazione di Silvia Celeghin. La scelta di tale immagine non appare casuale ma se connessa al titolo la si può interpretare come il vagare dell’io durante il sonno attravero i pensieri e i ricordi.
    Nel retro del libro vi è una breve biografia dello scrittore e un accenno alle tematiche trattate.
    La prefazione, a cura di Rodolfo Tommasi, riporta un’interessante riflessione sulla fantasia e la realtà. Inoltre pone l’accento sul messaggio che Pierfrancesco Zen vuole dare: “il sogno… è uno stato dell’essere, di tutto l’essere”.
    A seguire troviamo la nota dell’autore. Mi piace molto che l’autore in prima persona si rivolga al lettore per spiegargli il perché del titolo scelto e i motivi che lo hanno portato a scrivere il libro. Il sogno è visto come rivelatore della psiche umana e più vivido della realtà.
    Il libro è diviso in piccoli racconti che presentano il tema nel sogno coniugato in varia maniera e visto da diverse personalità attraverso i tempi e in situazioni diverse.
    Il tema del sogno lo si ritrova anche nella tradizione classica ed è interessante che Pierfrancesco Zen non solo lo presenti come da sempre conosciuto ma anche che faccia vedere le sue sfacettature perché offre dei punti di vista e delle riflessioni interessanti. Infatti non avevo mai pensato a quanti significati potesse avere un sogno! Questo libro mi ha aperto un mondo che fino ad ora mi era sconosciuto. Pertanto credo che oltre a una piacevole lettura sia un libro propedeutico.
    Sono davvero felice di aver avuto l’onore di ricevere la copia autografa e di aver appreso interessanti nozioni.

    Mi auguro che ciò che ho scritto corrisponda a quanto l’autore desiderava trasmettere,
    Valentina

  2. Sono stata incuriosita dal titolo ed il libro merita la stessa attenzione, l’irrazionale narrato dall’autore con estrema semplicità e fluidità diventa un unico corpo con la realtà.

  3. Ringrazio molto l’autore per avermi inviato una copia del libro. Lo leggerò con molta attenzione e poi riporterò le mie impressioni.

  4. Sogni che si confondono con la realtà e realtà che si confonde con i sogni in un intreccio eterno, infinito!
    Il libro accende di curiosità già solo dal titolo…sono sempre stata (e lo sarò per sempre) affascinata dal mondo onirico, dal mistero che si nasconde nel nostro subconscio in grado, a volte, di influenzare anche la nostra vita quotidiana.

  5. Il titolo di questo libro mi ha molto colpito. Sembra il titolo di un film di Dario Argento. Mi fa pensare a qualcosa di ancora inesplorato e ignoto all’essere umano. Mi piacerebbe poterlo leggere!

  6. Ho apprezzato molto che l’autore abbia voluto giocare alternando fantasia e realtà, il ritmo risulta essere calzante e mai noioso e sembra davvero di ritrovarsi a vivere in prima persona quanto si sta leggendo.
    Mi piacerebbe molto ricevere una copia di questo libro non solo per proseguire la lettura da dove l’anteprima si interrompe ma anche perchè mi affascina il mondo dei sogni.

  7. “Onirica” come la realtà del possibile, come la realtà del “potrebbe essere”, come la realtà del “sarà così?”, “è successo veramente”?
    Grazie all’autore per questa immersione nell’onirico, nel possibile…

  8. Pierfrancesco Zen in ” Onirica ” consegna al lettore un racconto inzuppato di una realtà che cerca il sogno per rendersi credibile.
    Eh, si , l ‘intreccio si fà conturbante man mano che le pagine scorrono e l’ interesse s’ inarca sino al finale.
    Finale che vorrei conoscere e poi recensire, fidando sulla generosità dell’ auore…
    Gaetano

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -