domenica, 6 Dicembre 2020
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Panico a Milano di Gino Marchitelli

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Panico a Milano di Gino Marchitelli

Panico a Milano di Gino Marchitelli: dal lago Maggiore a Lambrate una serie di delitti collegati a un crimine del 1943

Panico a Milano di Gino Marchitelli, la terza indagine del professor Moreno Palermo

Geremia Hirzog è un uomo scampato all’Olocausto degli ebrei sul lago Maggiore, avvenuto tra l’11 settembre e il 15 ottobre del 1943 ad opera del 1° battaglione SS della panzer division Adolf Hitler, un corpo nazista feroce e addestrato allo sterminio, inviato su tutti i fronti di guerra, durante il secondo conflitto mondiale. Arrivano in Italia, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con il compito di eliminare le brigate partigiane del movimento di Resistenza e Liberazione presenti sul Lago Maggiore e nella Val d’Ossola. Ma, immediatamente, si rendono protagonisti nel rastrellamento ed eliminazione degli Ebrei viventi in diverse località del lago. Un massacro feroce, il PRIMO in assoluto in Italia, realizzato con una tecnica certosina e feroce. Gli Ebrei, una volta catturati, non vengono inviati nei campi di concentramento ma vengono uccisi in loco e i loro corpi fatti sparire.
Un gruppo di ufficiali e sottoufficiali nazisti, grazie all’aiuto di due repubblichini e delle delazioni delle spie, decide di approfittare della situazione e si arricchisce trafugando i beni e il denaro degli Ebrei rastrellati.
Geremia si salva dall’operazione di annientamento e, dal dopoguerra in poi, conduce una battaglia solitaria per ripristinare la verità e ritrovare i colpevoli che in due distinti processi, nel 1955 e nel 1968, vengono prima condannati all’ergastolo e poi assolti. Verranno liberati anche i due giovani complici fascisti, Gennaro Sparracino e Pietro Rei, delle brigate nere di stanza a Verbania che si distinguono per la solerzia con la quale fanno catturare e uccidere, dopo immani sevizie, la moglie di un comandante partigiano, Maria Laura Lubert.
Nel 2011 Geremia, durante un convegno sugli eccidi, incontra una persona, discendente di Maria Laura, e della cui fine reale era all’oscuro perché la madre, cresciuta nel dolore della perdita e uscita di senno per le assoluzioni degli assassini, non ne aveva mai parlato. Sarà proprio Geremia, ormai vecchio e in cagionevoli condizioni di salute, ad assumere quella persona come assistente per occuparsi di lui e a raccontare la vera storia della morte della nonna. Lo sconvolgimento mentale verificatosi a seguito della scoperta della verità porterà alla decisione di vendicare i torti subiti non avendo più alcuna fiducia nella giustizia degli uomini. Per ritrovare le vere identità degli aguzzini SS e dei loro complici cercherà informazioni nel DARK WEB attraverso l’aiuto, interessato, di un hacker specialista sul lavoro nelle reti illegali. Questi consegnerà un rapporto con le nuove identità dei criminali e le informazioni sulla loro vita, compresi i luoghi in cui vivono attualmente tra il lago Maggiore, Milano in zona Lambrate e in Germania.
Da quel momento inizierà un percorso di ricerca e pianificazione della vendetta. Il barone Otto Von Maier, proprietario di una lussuosa villa vicino a Verbania, accompagnato dal suo insostituibile assistente Kurt, nasconde un segreto inconfessabile, mai rivelato nemmeno alla giovane nipote Marlene, una ragazza bellissima che viene a trascorrere, ignara, le vacanze presso la villa del nonno. Tra rapporti di amore filiale traditi, efferati delitti commessi nel 1943 rimasti senza giustizia, si snoda una terribile e complicata storia di delitti e vendette. Il professor Moreno Palermo, docente dell’università statale di Milano e grande esperto della seconda guerra mondiale, impegnato in una serie di lezioni che raccontano proprio dell’Olocausto del 1943 su lago Maggiore, incuriosito dai primi delitti, inizierà a studiare il caso in modo approfondito fino a ritrovarsi pericolosamente sulle tracce di chi ha scelto la strada del sangue e del delitto.

Leggi anteprima del libro

Prologo – Stresa, lago Maggiore, inverno 1952

L’autobus era arrivato nel parcheggio, vicino all’imbarcadero di Stresa, al mattino presto. La giornata era fredda e nebbiosa e un vento fastidioso gelava i volti dei pochi passanti che avevano visto il grande mezzo scaricare una cinquantina di persone. Tutti uomini e, ad un primo sguardo, con un’età variabile tra i trentacinque e i cinquantacinque anni.
Questi si spostarono di circa cinquecento metri verso i grandi hotel che dominavano una spiaggia sassosa con la loro mole in stile ottocentesco. Intorno alle otto e mezzo i passeggeri si erano poi radunati al centro della spiaggia e avevano iniziato a cantare canzoni in tedesco. Molti curiosi si erano avvicinati per osservare quella scena così insolita per la tranquilla città turistica del lago Maggiore che stava lentamente cicatrizzando le ferite della seconda guerra mondiale tentando di tuffarsi in una modernizzazione che voleva cancellare gli orrori del passato.
Ad un certo punto quegli uomini avevano iniziato a spogliarsi rimanendo in costume da bagno tra gli sguardi stupiti degli abitanti di Stresa chiusi nei cappotti e radunati sul marciapiede
I turisti erano asciutti e muscolosi, pareva che l’età non avesse inciso su quei fisici non più giovani, e strane cicatrici creavano riflessi metallici sotto i primi raggi del pallido sole invernale.
A uno di loro mancava un braccio.
Ad un certo punto il più anziano, aveva detto qualcosa in lingua incomprensibile per i locali lì radunati e i tedeschi si erano schierati lungo la battigia di pietre e sassi.
La folla di curiosi era aumentata a dismisura, il passa parola cittadino aveva funzionato egregiamente.
Anche alcuni carabinieri erano arrivati facendosi largo tra la folla per osservare quello strano spettacolo.
L’uomo anziano che pareva essere il capogruppo gridò alcune parole e tutti gli uomini si gettarono urlando nell’acqua gelida sollevando grandi spruzzi.
La folla continuava ad osservava curiosa e incredula quella inusuale prova di coraggio che quegli uomini, forse pazzi disse qualcuno, compivano il 1° gennaio del 1952.
Diverse persone si guardavano l’un l’altro ammiccando a quei turisti giunti dalla Germania e che sfidavano le acque gelide in quel modo folle.
“Gli verrà un accidente” disse qualcuno.
“Ma va” rispose una voce “non hai visto che razza di fisici hanno?”
“Ma chi sono?” chiese una donna.
“Pare siano tedeschi” rispose un vecchio.
“Che cazzo vogliono? Se ne tornino a casa loro!” urlò uno.
“Stai zitto scemo, quelli portano soldi” gli rispose chissà chi.
La sera, in un ristorante di uno degli alberghi più prestigiosi, quegli uomini mangiarono e bevvero e scherzarono a lungo, in modo cameratesco.
Tre di loro, piuttosto avanti con gli anni, presero la parola e tennero un discorso comprensibile solo ai partecipanti al viaggio e che fu applaudito a lungo.
Quel rituale si ripeté per molto tempo ancora, sempre e solo il 1° gennaio di ogni anno…

Lago Maggiore, inverno 2012

Faceva più freddo del solito.
Aveva spostato il vecchio sulla carrozzina a rotelle vicino al camino, dove alcuni pezzi di legno che aveva raccolto nel bosco nel pomeriggio riuscivano a dare ancora un po’ di calore tingendo di rossi riflessi lo scarno arredamento della cucina. L’anziano, Geremia, avvolto nella coperta di lana, si era appisolato con il volto confuso tra il chiaro scuro della luce emanata dal fuoco. I capelli bianchi spettinati disegnavo strane ombre ingigantite sulla parete della stanza.
Rileggeva con attenzione alcuni documenti che avevano iniziato a svelare tutto, squarciando un segreto che era stato nascosto per molti anni. Spostò la piccola lampada da tavolo in modo da illuminare direttamente i fogli, erano giorni che cercava di capire e mettere in fila in modo ordinato il materiale che gli aveva passato Geremia e le poche informazioni che aveva trovato consultando la rete con il suo pc portatile.
Gli occhi erano stanchi e facevano male per le troppe ore passate davanti allo schermo. I fatti non erano chiari, era passato troppo tempo e le ragnatele della storia avevano ricoperto, con uno spesso strato d’indifferenza, i ricordi. Dopo aver versato un po’ di caffè in una tazza sbeccata scostò la tenda dalla finestra in corrispondenza del lavandino dove aveva appoggiato i piatti e le suppellettili utilizzate per la cena.
La neve cadeva copiosa e i fiocchi disegnavano strane traiettorie illuminate dalla piccola plafoniera esterna.
Non si vedeva nulla, le fauci tetre del bosco non lasciavano intravedere alcunché, si domandò se anche quella notte qualche animale selvatico si sarebbe avvicinato alla casa.
Non aveva paura, erano molto peggio gli umani. Tenendo la tazza fumante tra le mani si avvicinò all’uomo che si era addormentato vicino al camino, lo osservò con profonda tenerezza, notò che un piede gli era scivolato giù da uno degli appoggi.
Posò il caffè sulla spessa trave di legno che sormontava il focolare e sollevò la gamba al vecchio rimettendogli la ciabatta di pelo, caduta sul pavimento, sul calzino di lana.
Geremia aveva piegato la testa di lato e con un fazzoletto gli pulì la bava che scendeva dall’angolo della bocca.
Gli sollevò il capo delicatamente, gli sistemò i capelli, e riassestò la coperta che si era spostata poi posizionò un altro ceppo di legno nel camino.
Il vento fuori fischiava e scivolava ululando la sua gelida rabbia contro le pareti della baita.
Riprese la tazza e tornò al tavolo. Sparpagliate sul piano c’erano le prove che la vita difficile che avevano vissuto entrambi non era stata frutto della casualità o del destino, ma faceva parte di un piano preciso da parte di qualcuno che aveva pianificato e messo in atto un crimine orrendo. Quell’atto che aveva distrutto la loro esistenza. E quella faccenda aveva radici lontane…
Ma c’erano ancora troppi lati oscuri, mancavano prove, testimonianze, numerose carte ancora da studiare prima di rimettere ordine per rimediare agli abusi, e Geremia non poteva essere di molto aiuto.
L’uomo da alcuni mesi aveva dei vuoti di memoria e raccontava le cose in modo confuso. Lo mise a letto non senza fatica, poi si coricò su una branda posizionata nella stessa stanza.
Mentre chiudeva gli occhi rivide, come in un sogno, il dolce sorriso di sua madre.

Sesto Ulteriano – San Giuliano Milanese

Nel cortile interno di un vecchio stabile affacciato su via Manara, un uomo era seduto davanti alla porta di casa che dava su un lungo e stretto terrazzo.
Nonostante la pioggia e il freddo armeggiava con le mani su un piccolo tavolino appoggiato tra la finestra e la ringhiera.
L’edificio era antico, seppur ristrutturato da poco, era una di quelle vecchie case con le porte dei piccoli appartamenti prospicenti le strette balconate. Una scala centrale conduceva dal cortile ai tre piani di cui era composta.
L’uomo era minuto, quasi calvo, dei grandi occhiali da vista contornavano il viso scarno.
Aveva la passione, da quando era andato in pensione, di assemblare modelli di aerei e navi da guerra di tutte le epoche ma soprattutto dell’ultimo conflitto mondiale. Per molto tempo, diversi anni prima, aveva fatto incetta, in una cartoleria specializzata di Milano, di diverse scatole contenenti pezzi da montare di aerei da guerra tedeschi. In casa su alcune mensole facevano bella mostre di sé un campionario di modelli della Lutwaffe, fondata segretamente da Hitler nel 1933, dopo che, fin dal 1926, a seguito del trattato di Versailles, la Germania aveva contravvenuto gli accordi di pace costituendo una forza aerea segreta con piloti addestrati clandestinamente attraverso il paravento di associazioni sportive, club privati e compagnie aeree civili fino al 1930 quando il partito nazista fondò la Deutsche Lufsportverband – associazione sportiva aerea tedesca – con presidente Hermann Goring, futuro ministro dell’aviazione.
Gennaro Sparracino era un cultore della storia dell’aviazione, una passione che aveva coltivato fin da ragazzo quando si recava in biciletta, di nascosto, ad osservare i velivoli nella base aerea di Foggia dove la famiglia si era trasferita, proveniente dalla Campania, nel 1936 quando il padre aveva ricevuto un importante incarico dal ministero del Regio Esercito.
Il padre era un militare profondamente ligio al suo incarico e la promozione a colonnello lo aveva portato in Puglia.
Gennaro era irresistibilmente attratto dagli aerei, dal mistero del volo, e passava interi pomeriggi attaccato alle recinzioni dell’aeroporto militare ad osservare le esercitazioni dei caccia Fiat C.R. 32. Più avanti negli anni fu appassionato dal caccia Macchi C202 e dalla figura del capitano Franco Lucchini che lo affascinava. In cuor suo, il dodicenne Sparracino, era sicuro che avrebbe seguito parzialmente le orme militari paterne ma che, senz’ombra di dubbio, sarebbe diventato un pilota di caccia.
Poi le cose erano andate diversamente e la vita gli aveva prospettato altre strade.
La passione per gli aerei gli era rimasta addosso maniacale, ossessiva e aveva trovato una forma di consolazione attraverso la mania per la modellistica.
L’esposizione in casa metteva in bella mostra diversi modelli di caccia e bombardieri come lo Junker JU 87, il cosiddetto Stuka, il Dornier Do 17, l’Heinkel HE 111, lo Junker JU 52, lo JU 86 e Ju 88, il Focke Wulf FW 190 e il famoso Messerschimtt BF 109.
Non mancavano gli aerei Inglesi, Americani, Nipponici e perfino Polacchi ma quelli tedeschi erano il suo vanto personale, l’orgoglio da vecchio modellista.
A 88 anni riusciva ancora a coltivare, in quel modo, la sua passione per quel sogno da pilota mai realizzato.
In quella piovosa giornata d’inverno assemblava, come al solito, un nuovo modello, questa volta si trattava di un sottomarino tedesco della seconda guerra mondiale. Le mani, dentro a guanti di lana tagliati che lasciavano libere le dita, lavoravano veloci, lo sguardo vigile e attento nonostante l’età. Dall’interno della cucina del suo minuscolo appartamento proveniva il suono soffuso di canzoni napoletane d’altri tempi.
Gennaro Sparaccino era un uomo sereno, un vecchio che ne aveva viste di cose nella vita… ah se solo avesse potuto raccontare di imprese, di episodi, di gesta eroiche che aveva vissuto o di cui era a conoscenza.
Ma non era possibile, molte cose dovevano rimanere segregate negli armadi della memoria, soprattutto dopo che i bolscevichi avevano usurpato la storia e si erano impossessati del Paese, piegando le verità a loro uso e consumo.
Maledetti loro e quella farsa di democrazia a cui li avevano costretti gli Alleati e i partigiani, mentre loro, gli eroi veri e indomiti della Storia, quella con la esse maiuscola, erano stati marginalizzati dalla società.
Pensando a com’era stato costretto a tenere nascoste le sue idee per così lungo tempo, da dopo la Liberazione del 1945, non riuscì a trattenersi e sputò in cortile.

Panico a Milano.
La terza indagine del professor Moreno Palermo
di Gino Marchitelli
Copertina flessibile: 300 pagine
Editore: Red Duck Edizioni (26 ottobre 2020)

8 Commenti

  1. La finzione si unisce alla realtà per dare vita a un romanzo intrigante, la voglia di saperne di più e tanta vista il ritmo incalzante che si avverte già dall’anteprima.

  2. Un noir molto interessante per l’intreccio storico più devastante che ci abbia mai colpito sia in termini di vite umane sia in termini di ideologie. Un libro testimonianza che sicuramente vale la pena di leggere.

  3. Un libro sicuramente da leggere per non dimenticare ciò che è successo e attraverso la memoria dare un monito ai giovani perché la storia non si ripeta
    Complimenti all’autore che con la sua minuziosità da un evento tragico è riuscito a tirare fuori una storia appassionante quasi da brivido .Mariliana

  4. Un noir che narra di una storia vera… un’opera che, con trama e personaggi di invenzione, narra di fatti realmente accaduti, dall’anteprima e da quanto letto nel web, è un opera che tratta del Olocausto in Italia, una parte della storia quasi sconosciuta.
    Un lettura sicuramente interessante, un racconto che parte dalla ricerca della verità, dal voler dare giustizia alle vittime, sicuramente un opera che farà riflettere….

  5. Un giallo che sicuramente appassionerà il lettore, ne sicura! L’intrigo è reso ancora più intenso, grazie al collegamento con i fatti tragici che hanno segnato quell’epoca.
    Sarei molto felice di poter ricevere il libro.

  6. Ho letto l’anteprima presentata con il fiato sospeso. Le descrizioni dei luoghi e delle persone sono minuziose, tanto che mi è sembrato di vederli i turisti tedeschi gettarsi nelle acque gelide sotto lo sguardo incredulo degli abitanti di Stresa! oppure di essere nella baita mentre la neve cade e il vento soffia e di vedere l’anziano Geremia sulla sua sedia a rotelle accanto al fuoco. I gialli mi piacciono e questa trama che addirittura parte da eventi che risalgono alla seconda guerra mondiale, mi attira molto. Trovo inoltre, che questo genere ben si accorda con la stagione autunnale. Lascio i miei complimenti all’autore. Molto bella la trama.

  7. Libro intrigante, piacevolmente intrecciato con gli episodi dell’Olocausto in Italia. Acutamente costruito e in grado di catturare l’attenzione del lettore.
    Spero di poter continuare la lettura

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