Premio Strega 2026: i finalisti, le storie e la letteratura che emergono in questa ottantesima edizione del Premio
Plinio il Vecchio racconta che la pittura nacque da un addio. Una ragazza di Corinto, sapendo che l’amato sarebbe partito prima dell’alba e forse non sarebbe più tornato, ne fissò con un tizzone l’ombra che la lampada proiettava sul muro, perché qualcosa di lui restasse quando lui non ci fosse stato più. Da quel gesto, dice, discende ogni immagine, dall’urgenza di trattenere una presenza un istante prima che diventi assenza. Conviene ricordarlo adesso, perché in questa estate sei libri sono stati radunati da un premio, e tutti e sei, senza essersi dati appuntamento, hanno tracciato sul muro l’ombra di qualcuno che sta per andarsene, o che se n’è andato da secoli.
In uno, una classe di liceo, appena terminata la scuola, stringe un patto e ogni luglio brinda sperando che la morte tocchi agli altri. In un altro, un ragazzo dalle larghe spalle salpa verso l’Egitto dopo aver visto morire il maestro, e impara dall’amore che si desidera soltanto ciò che manca. C’è una donna che in un inverno sardo legge nei corpi altrui un avvenire mentre al proprio passato non sa dare pace; c’è una scrittrice che intervista un assassino per non dover parlare con la figlia; c’è un uomo di quarant’anni che dorme accanto alla madre malata e porta dentro di sé un gemello mai nato, un corpo piccolo ricucito dopo l’autopsia; ci sono quattro donne rese vedove dallo stesso schianto contro un platano, in un pomeriggio di gennaio del 1960.
Questi narratori hanno in comune un sospetto, ed è che inventare non basti più. Che la sola materia degna sia ciò che è accaduto davvero, una vita vera, la propria o quella di un grande morto, un documento, una lettera, un referto, una sentenza riportata alla lettera. È una fedeltà commovente e si rovescia su se stessa, perché rinunciare a inventare è la più elaborata delle invenzioni, e chi si affida soltanto al verificabile se lo ritrova addosso popolato di spettri. Si direbbe che questi libri abbiano scoperto, ciascuno per la sua strada, che lo storie in verità non si inventano, si scoprono e, talvolta, si riscrivono.
Si racconta che l’arte di ricordare sia nata da una sciagura. Un poeta, uscito da un banchetto l’istante prima che il soffitto rovinasse sui commensali, fu l’unico a poter dare un nome ai corpi sfigurati, perché ricordava dove ciascuno sedeva. Da allora la memoria è figlia di una catastrofe e ha la forma di una tavola con i posti assegnati. Sono pagine, queste, che sanno benissimo dove ciascun morto era seduto. Le scrive chi resta, e chi resta racconta non tanto per i caduti quanto per non cadere lui stesso, per dimostrarsi vivo nominando ad alta voce chi vivo non è più.
C’è però una soglia che questa stagione non varca. Sa sedersi accanto ai morti e non sa più voltarsi verso i vivi; custodisce il lutto e ha smarrito la città. Un tempo, in una città di venticinque secoli fa, il discorso sui caduti serviva ai vivi a riconoscersi un popolo; qui ogni voce è sola, e perfino i cori, la classe che invecchia, le quattro vedove, sono somme di solitudini che non diventano un noi. L’amore vi è nominato dappertutto e raggiunto quasi in nessun luogo, lo si piange, lo si desidera, lo si confonde con il possesso, e rimane la cosa più girata e meno toccata. Manca, in tutte queste pagine così abitate dai trapassati, il presente che preme alle porte, e l’avvenire che nessuno osa immaginare se non come il giorno in cui si conteranno le ultime assenze.
Eppure la veglia non è una condanna, e potrebbe diventare una soglia invece di una tomba. Si racconta di un uomo che scese tra i morti a riprendere l’amata e la perse nell’attimo in cui si voltò a guardarla. La stessa attenzione ostinata che questi libri concedono a chi non c’è più potrebbe rivolgersi, senza più voltarsi indietro, a chi non c’è ancora, al presente che tace, ai non nati che non hanno una lettera né un diario da cui essere dedotti. Allora il coro tornerebbe a essere un popolo, e l’amore non sarebbe soltanto compianto, ma di nuovo edificato.
Resta, alla fine del banchetto, una sedia vuota. Per troppo tempo l’abbiamo apparecchiata per un fantasma. Forse non attende un morto. Forse attende qualcuno che deve ancora arrivare, e che troverà il posto già pronto e il proprio nome già scritto da chi ha avuto il coraggio, prima, di restare a raccontare.
Robert, Manuale di Mari
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I finalisti del Premio Strega 2026, ottantesima edizione
- Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi) — Un gruppo di ex compagni di classe firma un patto: l’ultimo a sopravvivere eredita tutto. Grottesco nero sulla competizione, la morte e l’amicizia, in una traiettoria che arriva fino al 2050.
- Matteo Nucci, Platone, una storia d’amore (Feltrinelli) — Platone dalla nascita come Aristocle fino alla morte di Socrate e ai viaggi in Egitto e Sicilia. Un romanzo biografico sul pensiero come passione, sull’eros come motore filosofico.
- Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani) — Ofelia Rossi, veggente nella Sardegna di fine Ottocento, ispirata a un annuncio di giornale dell’epoca. Romanzo picaresco e gotico sull’autonomia femminile. Proposto da Roberta Mazzanti.
- Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori) — Una scrittrice incontra l’ex boss della camorra Giuseppe Misso. Intorno, la figlia con fragilità psichiche, un’amica che muore, il fallimento come materia narrativa. Premio BPER Banca 2025, Premio Mondello 2025.
- Alcide Pierantozzi, Sbilico (Einaudi) — Autobiografia di una crisi: disturbo bipolare, spettro autistico, dissociazione. Il ritorno nella casa abruzzese, la madre con il cancro, il padre-Negatore. Proposto da Donatella Di Pietrantonio.
- Elena Rui, Le vedove di Camus (L’orma) — Quattro donne che amarono Albert Camus — Francine Faure, Catherine Sellers, Mette Ivers, Maria Casarès — dopo la sua morte il 4 gennaio 1960. Un romanzo corale fondato su diari e lettere. Proposto da Lisa Ginzburg.




Tre li ho indovinati, ma ammetto che ero molto combattuta sugli altri. Mi sembrano comunque tutti molto molto interessanti
Uno più bello dell’ altro i libri in finale.
Più che una semplice presentazione dei finalisti, questo articolo offre una riflessione sul ruolo della memoria e del passato nella letteratura contemporanea. Non resta che augurare il meglio a tutti i finalisti!
Grazie Vanessa! Bel Commento!
Sarà una finale combattuta. Complimenti a chi ha vinto.