Un imprevedibile risveglio di Mietta Brugnoli

“Un imprevedibile risveglio” si apre con la morte di una giovane donna e già questo metterà il lettore di fronte ad un fatto tragico sul quale resta sospeso l’interrogativo se si tratti di suicidio o omicidio. Ma, al di là di questo, la trama che si va a dipanare nel libro non è, né vuole essere troppo complessa, ma tesa a stimolare il lettore ad andare con il pensiero oltre le righe, per scoprire che incontri imprevedibili contribuiscono a scrivere l’intreccio del destino dei soggetti coinvolti, proprio come accade ad ognuno di noi nel corso della vita. Incontri che per qualcuno dei personaggi diventeranno il punto di partenza per una rinascita interiore, protesa verso la speranza di un futuro più propositivo e, in qualche modo, più sereno.
Ed allora, troviamo un maresciallo che segue il caso, abituato a stanare la verità col ferreo esercizio della logica, affinata da anni ed anni di indagini in casi più complicati di morti violente, grazie anche al lavoro ed alla passione per il proprio lavoro di uno staff di preziosi e solerti collaboratori, ciascuno alla prese con il quotidiano di una vita personale. Pagina dopo pagina, prende ovviamente corpo la storia e vengono evidenziate le posizioni e il ruolo dei principali personaggi. Non un thriller ad alta tensione, ma semplicemente un giallo alla portata di lettori meno inclini a truculenti spargimenti di sangue, con atti di violenza descritti nei minimi particolari, per mandare l’ansia e l’adrenalina a mille, dal momento che già il quotidiano ne fornisce a dosi massicce. E che contiene anche elementi di positività, come si evince già dall’aforisma di Khalil Gibran citato in prima pagina: “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta”.

Anteprima del libro

1

Linda aveva salito di corsa i due piani di scale ed era arrivata trafelata e con il fiatone alla porta di Olga. Vi si era appoggiata a braccia tese e, dopo aver fatto un paio di lunghi respiri e ripreso fiato, si era decisa a suonare il campanello.
“Ora c’è da sentirla!” Aveva pensato, pronta a doversi cibare un nuovo rimbrotto per i suoi dieci minuti di ritardo. Ma che poteva farci, quando stava per uscire succedeva sempre qualcosa che le scombussolava i piani fatti.
“Uffa! Olga, aprimi! Lo so che sei arrabbiata, ma mica puoi tenermi qua fuori in eterno!” Aveva insistito cominciando a perdere la pazienza.
“È venuto quello del gas per la lettura del contatore. Non è una scusa, lo sai anche tu che vengono ogni sei mesi per fare il conguaglio, mica lo potevo lasciare in casa da solo o dirgli di ripassare perché avevo un appuntamento con un’amica!”
Proseguì nella sua inascoltata difesa. Dell’amica neanche una parola e Linda si sentiva proprio una fuori di testa, lì davanti alla porta chiusa di Olga a parlare da sola. Se qualcuno passava, o la sentiva, l’avrebbe presa senza dubbio per matta!
“Ma, porca miseria, ti vuoi decidere ad aprirmi?”
Esclamò ancora una volta e, nuovamente, senza ottenere alcuna risposta. A quel punto, sentendo crescere dentro di sé un’incontenibile rabbia e visto che l’amica insisteva a non aprirle, Linda aveva deciso che fosse meglio fare dietrofront ed era tornata sui suoi passi ben determinata ad andare a fare spese senza di lei. Pochi gradini borbottando e lo stomaco aveva cominciato a mandarle avvisaglie di disagio. La ragionevolezza stava prendendo il posto della rabbia e dell’impulsività, facendola riflettere sulla eccessiva reazione dell’amica per quella manciata di minuti di ritardo. Era un comportamento strano, inusuale. Più facilmente le avrebbe aperto la porta e fatto una delle sue solite ramanzine sul fatto che non fosse mai puntuale, e che costringere sempre gli altri ad aspettarla più del dovuto fosse mancanza di rispetto. Cominciò a riflettere che, forse, Olga non era potuta venire alla porta perché non aveva sentito il campanello, o lo stesso non funzionava, o forse era in bagno con la porta chiusa e le aveva risposto ma lei non era riuscita a sentirla. E se, invece, si stesse sentendo poco bene e non ce l’aveva proprio fatta a risponderle? Ecco, la molla era scattata. Aveva preso il cellulare, aperto la rubrica e cliccato sul numero dell’amica.
“Vedrai, al telefono mi rispondi, se non vuoi che ti giuri odio eterno!” Ma il cellulare squillava a vuoto. Linda cominciò a preoccuparsi davvero. Qualcosa doveva essere accaduto. Non era possibile che per dieci minuti Olga fosse così arrabbiata. Lasciando in ripetizione la chiamata, era scesa velocemente dal custode.
“Antonio, Antonio!” Aveva chiamato ansiosa.
“Sì? Chi è? Ah, signorina Linda, buongiorno, mi dica.”
“Buongiorno, Antonio, mi scusi, ma è già un quarto d’ora che busso, suono e telefono alla signorina Olga e lei non mi apre e non risponde. Sono un po’ preoccupata. Non potrebbe aiutarmi a capire cosa sia successo?”
“Certo, vengo su anch’io e vediamo. Gliel’ho detto diverse volte di non tenere il volume dello stereo troppo alto! Lo sa che disturba anche gli altri condomini!”
“Ma che stereo! Non viene alcun rumore dall’interno, c’è un silenzio di tomba!” Appena pronunciata, l’ultima parola l’aveva fatta sussultare. Dio, che paura le era venuta. Che sciocca, si disse subito riprendendosi, hai paura anche dei fantasmi, ora!
Aveva dovuto aspettare soltanto due o tre minuti, che a Linda erano sembrati comunque un’eternità, ed il portiere era davanti a lei.
“Bisognerà chiamare i Vigili del fuoco, altrimenti come si fa ad entrare?” Aveva subito chiesto ansiosa.
“Non si preoccupi, ho il passepartout! E, stia tranquilla, vedrà che non è successo niente. Magari la signorina Olga è uscita senza aspettarla!”
“Eh, già! Può darsi.” Gli aveva appena sussurrato poco convinta.
Era bastato un semplice click e la porta di Olga si era aperta. E, come Alì Babà: “Abracadabra, abracadabra”, e la montagna si aprì! Era proprio incorreggibile ma, chissà perché, le venivano sempre in mente le cose più stupide nelle situazioni più delicate. E non poteva fare a meno di ridere, dando sui nervi a chi la conosceva e a farsi commiserare da quanti, invece, non riuscivano a comprendere la sua forma isterica di reazione nell’affrontare problemi e situazioni negative.
“Olga! Dai, dove ti sei cacciata?” Aveva intanto preso a chiedere davvero allarmata da quel silenzio assoluto, mentre sbirciava in ogni angolo della casa insieme al portiere.
L’appartamento dell’amica era decisamente allegro e confortevole, ma certo non così grande da non farsi sentire se ci si chiamava da una stanza all’altra. Arrivati tutti e due davanti alla porta chiusa del bagno, si erano fermati senza proferire parola, ma soltanto guardandosi negli occhi come a presagire che qualcosa di grave fosse successo.
“Avevo pensato che, probabilmente, fosse chiusa in bagno e per questo non avevo sentito la sua risposta.” Disse rivolta al custode, più per convincere se stessa che altro.
“Olga, sei dentro?” Ripeté bussando un paio di volte.
Attesero qualche istante finché il portiere, sulle spine per quel silenzio che non prometteva niente di buono e riflettendo sul fatto che, appena entrati, sul tavolino basso vicino alla porta, insieme alla borsa della Berardinelli, c’erano in bella vista un paio di mazzi di chiavi, si convinse che dovevano agire. Quelle chiavi erano la dimostrazione che la giovane inquilina doveva essere ancora in casa e di sicuro dietro quella porta chiusa, e che qualcosa di grave le era davvero accaduto.
“Apra lei, signorina, perché sa, io sono un uomo e se la sua amica è svestita potremmo essere in due a sentirci in imbarazzo!” Suggerì all’ospite che aveva chiesto il suo aiuto.
“Oh, no! Io non apro davvero.” Aveva risposto Linda ritraendosi, istintivamente, davanti a quella porta chiusa.
“Ma, lo deve fare lei! Per rispetto alla signorina Berardinelli! Se si è sentita poco bene e non è completamente vestita, sa, credo proprio che non avrebbe piacere a mostrarsi ad un estraneo in certe condizioni!” Insistette Antonio.
“Ha ragione.” Dovette ammettere a malincuore, conscia che il portiere aveva davvero ragioni da vendere. “Beh, va bene, do soltanto una sbirciatina, però.”
Aggiunse, rassegnata, ma con così tanta paura addosso che lo stomaco le si era chiuso ancora di più in un morsa che le soffocava il respiro. Cosa l’attendeva lì dentro?
Dapprima, però, aveva provato a ribussare un paio di volte con le nocche delle dita:
“Olga, sono Linda, posso entrare?” Aveva di nuovo chiesto con voce tremante, socchiudendo pian piano la porta. Si fermò di scatto, come inchiodata al pavimento, serrando la maniglia sempre più forte, senza sentire il dolore di quella stretta.
“Cosa c’è? Che è successo?” Aveva chiesto l’uomo, spingendo deciso da una parte la ragazza per entrare.
Sul fondo della grande vasca, colma fino al bordo, giaceva Olga immobile. Le labbra carnose appena dischiuse che a Linda sembrarono più rosse del solito e gli occhi spalancati con le pupille dilatate ancora più azzurre, forse per l’effetto delle scaglie dei sali da bagno di un intenso blu cobalto sciolte solo in parte. I lunghi capelli biondi galleggiavano sull’acqua, incorniciandole il viso bianco e contratto in una smorfia di dolore, come se la morte non l’avesse colta di sorpresa.

Un imprevedibile risveglio
di Mietta Brugnoli
2016, 274 pagine
Extempora

Maria Antonietta Brugnoli

Mietta Brugnoli  – nata a Roma nel 1940. Negli anni sessanta lavora come traduttrice presso uno studio d’ingegneria elettronica, poi come interprete presso una grande industria metalmeccanica tedesca. Dopo un lungo periodo di lavoro autonomo, trascorre gli anni dedicandosi alla famiglia e al volontariato come donatrice di voce dal 1985 del CILP – Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre. Dal 1990 scrive per la testata della provincia di Siena “Toscana Oggi”. Nel 2008 pubblica L’Attesa, nel 2011 Schegge di memoria e nel 2014 Come seme di pomodoro, Albatros Editore.
I suoi romanzi toccano temi dal sociale al politico, dal morale al religioso, adatti per un pubblico eterogeneo, ma tesi maggiormente al coinvolgimento emotivo e relazionale dei giovani. La speranza, l’amicizia e l’amore per la vita sono i fili conduttori che guidano la trama delle opere.
Un imprevedibile risveglio, Extempora edizioni, è il suo quarto romanzo.

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16 Commenti

  1. L’anteprima del libro risulta essere interessante e coinvolgente, vengono descritti con minuziosa attenzione gli stati d’animo dei personaggi, una lettura molto scorrevole che appassiona. Se fosse ancora possibile mi piacerebbe ricevere una copia del libro per poterlo leggere interamente e commentare.

  2. Quando un libro ti trasporta al suo interno facendoti vivere in prima persona la storia vuol dire che è ben scritto. Questo di Maria Antonietta Brugnoli lo è e la curiosità di saperne di più è tanta. Che è successo? Chi sarà stato? Mi piacerebbe scoprirlo.

  3. Amo i libri così che ti stuzzicano la fantasia, entri del tutto nella trama, immagini il finale.. rimarrei delusa se non riuscissi a leggerlo

  4. Ho letto molto volentieri queste poche righe del libro con la curiosità di sapere cosa fosse successo alla povera Olga e nello stesso tempo contenta di non essermi trovata davanti ad uno spargimento di sangue. La lettura è molto scorrevole. Se si tratta di omicidio sarà qualcuno che la conosceva bene? Spero di poter leggere il libro e avere la possibilità di scoprirlo

  5. “Quelle chiavi erano la dimostrazione che la giovane inquilina doveva essere ancora in casa e di sicuro dietro quella porta chiusa, e che qualcosa di grave le era davvero accaduto. “
    Linda si trova dinnanzi ad una situazione imprevedibile.Come cambia tutto ciò la sua vita? Perché Olga ha compiuto un gesto simile? Chi è stato a farle del male ?
    Mi piacerebbe molto poterlo scoprire leggendo questo romanzo.
    (La copertina del libro mi piace molto,sembra di rispecchiarsi negli occhi di Olga.)

  6. ” Un imprevedibile risveglio ” di Mietta Brugnoli intriga sin dalle prime righe.
    E’ un giallo e un trattato di sociologia insieme, che conduce il lettore ad appassionarsi alla trama, riga dopo riga.
    Mi piacerebbe leggerlo tutto d’ un fiato e rilasciare all’ autrice approfondita recensione.
    Grazie.
    Gaetano

  7. I gialli non sono il mio genere preferito, ma leggendo l’anteprima di questo libro, ne sono rimasta “catturata”. Sicuramente avvincente, ma molto delicato. Che dire, ne sono incuriosita e mi piacerebbe molto poterlo leggere!

  8. L’ opera- almeno da quanto si evince dal titolo e dall’anteprima- presenta un’architettura stilistica e compositiva che ben rispetta i canoni del genere Noir: sembra quasi di vivere insieme alla protagonista Linda l’affanno, la preoccupazione e il senso di angoscioso timore per l’imminente tragica scoperta ( “Aggiunse, rassegnata, ma con così tanta paura addosso che lo stomaco le si era chiuso ancora di più in un morsa che le soffocava il respiro. Cosa l’attendeva lì dentro?”). Notevole è anche il frequente ricorso agli interrogativi, che lasciano presagire qualcosa di sinistro e oscuro. Sarebbe interessante poter percorrere insieme alla protagonista l’avvicendarsi di emozioni e di pensiero che attraversano la sua mente.. e ancor piu’ interessante sarebbe conoscere il finale dell’opera: chissà che davvero non ci siano degli elementi che possano stravolgere positivamente l’incipit tragico dell’opera. Mi piacerebbe poter assaporare questo romanzo pagina per pagina

  9. Un inizio molto promettente che, pur nella sua tragicità, lascia presagire una storia che può capitare a ciascuno di noi e che proprio per questo porta il lettore a calarsi nei panni dei protagonisti, a provare le loro stesse emozioni e a cercare di trovare una risposta ai mille interrogativi che il racconto inevitabilmente pone.

  10. Mi ha molto incuriosito già l’anteprima di questo romanzo e mi viene già voglia di leggerne il seguito. Non sono una grande appassionata di questo genere di romanzo, però questa anteprima mi ha piacevolmente coinvolta, nel senso che pur iniziando in maniera tragica scorrendo tra le righe sembra di vivere una storia quotidiana, segnata da un destino che si forma in maniera decisa per ognuno di noi. Mi sono sentita come calata dentro al personaggio di Linda, il modo in cui è scritto fa persino immaginare di rivivere i pensieri e le sensazioni di Linda, quasi a trovarsi il lettore stesso direttamente coinvolto. Davvero complimenti all’autrice!

  11. Adoro i noir ed i gialli. mi piacerebbe molto leggere questo libro e scoprire come si comporterà Linda dopo la scoperta della morte della sua amica.
    Se solo fosse arrivata in tempo…?!

  12. Il fatalismo costituisce il filo conduttore del libro, secondo me.
    E’ vero quando si dice che ognuno di noi ha il proprio destino. Io sono d’accordo!
    Per quanto ci affanniamo a cambiarlo, credo, che non possiamo sfuggire a ciò che ci è destinato.
    Mi piacerebbe leggere questo libro anche perchè le storie alla “criminal minds” mi appassionano.

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