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Vento d’estate di Nicla Morletti

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Vento d'estate di Nicla Morletti

“Dedicato a mio padre, deceduto il 29 novembre 2014” – Nicla Morletti
***

La cava abbandonata

È un caldo pomeriggio di giugno. L’aria è quieta, il cielo terso come un cristallo. Da lontano, tra le bionde spighe, si allargano purpuree macchie di papaveri, mentre nell’aria si perde il profumo delle erbe aromatiche: mentuccia, nepitella, lentischio.
Sola, tra i caldi colori della campagna, ascolto il loro bisbiglìo incessante.
Coccinelle dalle elitre rosse si posano sui petali delle rose. Piccoli uccelli di bosco, dalla testolina nera e il becco sottile, svolazzano tra i fili d’erba.
Ad un tratto, s’innalza il loro canto: dolce, armonioso, soave, a tratti velato di malinconia. Le note si propagano per la campagna. Il vento cala. Tutto è calmo. Sembra che la natura si sia fermata ad ascoltare. Anch’io.
La capinera canta, canta ancora. Tendo l’orecchio: è un melodia  disperata. Sembra voler dire: “Ascoltate la mia canzone, canto per voi!”
Ma chi altro può udire, se non io e le piccole creature del bosco! Se non io e gli abeti e le pietre della cava abbandonata che si apre davanti ai miei occhi tra cespugli di rovi?
I rovi oggi ricoprono la cava.
Là sotto, tra blocchi di travertino, ora navigano anatre su acque stagnanti. Un tempo, schiere di operai lavoravano senza sosta, dall’alba al tramonto. Sotto il sole cocente o con la pioggia.
D’inverno o d’estate. Con il cuore colmo di tristezza o con un sorriso sulle labbra. Ma forse non c’era tempo neppure per provare emozioni… E i loro volti, pian piano, divenivano duri come la pietra che strappavano alla terra.
Eppure, a sera, quando tornavano a casa, prendevano di nuovo lo scalpello. Dal travertino ricavavano statue, anfore, capitelli, oggetti d’arte. Anche mio padre. Ed era una luce particolare quella che brillava nei suoi occhi in quei momenti.
Hanno costruito un intero paese con solide case, circondate da giardini con sculture di marmo, colonne, fontane e muretti di cinta di travertino.
Li ho visti, un giorno, tanti anni fa.
Li ho visti lavorare in cava, con le mani immerse nell’acqua gelida e i piedi nel fango.
Ho visto rughe fonde solcare i loro volti. Ho stretto le loro mani screpolate e forti.
Li ho chiamati, ma non mi hanno sentito. Il rumore delle macchine era assordante.
C’era là anche mio padre. Mentre lavorava cantava  e nessuno poteva udirlo. Certe volte avrebbe voluto parlare, ma nessuno poteva ascoltarlo. Il suo era un canto melodioso, a tratti disperato, come quello della capinera…
Una folata di vento più forte pare risvegliare la campagna intera.
La capinera tace. I fili d’erba si muovono di nuovo. I fiori di campo piegano le loro bianche corolle. Il bosco vicino riprende il suo chiacchierìo di foglie, pettegole e gaie. Garriscono, stridule, le rondini intrecciando voli sui blocchi di pietra corrosi dalla ruggine. Si posano sui fili anneriti dal tempo, per poi volare alte verso le verdi chiome degli alberi.
Non odo più il canto della capinera.
Se n’è andata a deliziare altri con le sue note armoniose… Oppure riposa, silenziosa, nella pace del suo piccolo cuore, tra i rami di un albero, o tra quei massi secolari…
Mi guardo intorno. In lontananza altre cave, abbandonate, immerse nella quiete della campagna.
Ho l’impressione di percepire suoni, rumori, echi lontani… O è solo il sibilo del vento?
Fa caldo. M’asciugo la fronte madida di sudore. Con il dorso della mano, come erano soliti fare gli uomini della mia terra.
Rivedo i loro volti abbronzati. Odo le loro voci e il suono di una sirena…
Ed a  coloro che mi hanno chiesto da chi avessi imparato a scrivere versi d’amore, ho risposto:
“Da mio padre, un uomo che scolpiva volti di pietra.”
Nicla Morletti

Dal libro:
Vento d’estate
di Nicla Morletti
1996
Maria Pacini Fazzi Editori

1 commento

  1. Leggendo l’anteprima mi sono commossa molto perchè ho davvero visto con i miei occhi ciò di cui l’autrice parlava. Trovo inoltre molto bello il fatto di presentare al mondo chi era suo padre perchè in tal modo fa ricordare a tutti noi che le persone a noi care che se ne sono andate continuano a vivere tramite il ricordo che abbiamo di loro.

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