mercoledì, 17 Aprile 2024
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Il sorriso di Celeste di Salvatore Nogara

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Il sorriso di Celeste di Salvatore Nogara

Il sorriso di Celeste di Salvatore Nogara, il nuovo romanzo dello scrittore siciliano autore di Libera Me Domine

Il sorriso di Celeste di Salvatore Nogara, una luce nella notte più buia della decadenza europea

Milano, novembre 2010. L’occidente, vittima della propria fragilità e del proprio autolesionismo, agonizza, è in piena decadenza. Lo spettro di un potere occulto, malvagio, dispotico, si stende come un’ombra diabolica su tutto il continente europeo, su ogni popolo, su ogni cosa; opprime, viola ogni diritto, ogni libertà, uccide ogni speranza. In questo contesto, come in una favola d’altri tempi, spunta all’improvviso un piccolo raggio di luce: Celeste, una bambina di 10 anni. Unico neo: l’inesplicabile assenza di un sorriso sul suo volto. Celeste fa parte di quell’esercito di bambini europei disdegnati, ripudiati dalla società, condannati a una morte orribile dispensata in tutta legalità nelle sale operatorie di stato, o partoriti e gettati via come spazzatura. Celeste sfugge per miracolo al suo triste destino, ma il suo cammino sarà tutt’altro che facile. A sostenerla ci saranno i suoi genitori adottivi, Lazzaro e Adelina Biancofiore, entrambi cinquantenni, che le offriranno tutto l’aiuto e l’amore di cui la bambina ha bisogno. Il piccolo nucleo familiare vive a Milano, in un condominio di quattro piani: una sorta di palcoscenico in cui ogni condomino, ciascuno con le proprie idee e la propria storia, diventerà parte integrante della vicenda. Celeste, crescendo, manifesterà sempre più una naturale propensione a coltivare una relazione filiale con quel Dio che l’ha salvata dalla morte e che lei ama più della sua stessa vita.

Dalla Prefazione del Prof. Alessandro Meluzzi

Si tratta di un libro in cui non c’è ambiguità. C’è il bene e c’è il male senza sfumature. E ogni opinione è messa in bocca ai vari personaggi in uno stile alla Fogazzaro che con il suo Piccolo Mondo Antico aveva già svelato i cambiamenti epocali che investirono l’Occidente alla fine del XIX secolo. Sono proprio i dialoghi a ricordare l’autore vicentino, soprattutto il Daniele Cortis. Ma qui i protagonisti non sono i rappresentanti di un’elite agiata e viziata, anzi è una piccola borghesia avvilita e schiacciata da una classe dirigente senza scrupoli. È un piccolo mondo contemporaneo al contrario, in cui si ha l’impressione che gli ultimi non saranno mai i primi, a causa dell’apparente assenza di un Dio forse dimenticato. Nondimeno, la vita ci riserva a volte tante sorprese…

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Il sogno di Lazzaro

Era una calda mattina d’estate, una di quelle mattine placide, silenziose, piene di luce, in cui il tempo sembra all’improvviso fermarsi, dove tutto sembra immobilizzarsi, rimanere sospeso, e assumere un aspetto quasi irreale. C’era nell’aria qualcosa di inconsueto, di inesplicabile, che veniva quasi a rompere l’ordine naturale delle cose, quello in cui tutto si svolge secondo norme prestabilite e immutabili nel tempo.
E benché i raggi del sole inondassero di luce e di colori quel sonnacchioso paesino di provincia placidamente disteso tra terra e mare, sembrava che la vita avesse misteriosamente disertato la città.
Ovunque si volgesse lo sguardo, che fosse sull’ampio basolato della piazza del municipio, lungo i corsi principali della città, per gli stretti vicoli del centro, tra le bianche lapidi del cimitero arroccato lassù, sul promontorio, dentro le mura dell’antico castello in cima alla collina, e persino lì, in quella modesta villa comunale recintata da una grande cancellata in ferro battuto, non si udiva un sussurro né rumore alcuno.
Il silenzio che avvolgeva il giardino pubblico fu rotto all’improvviso dal lontano tocco di una campana, poi dal canto di un tordo che si era appena posato sul ramo nodoso di una grande quercia, seguito a sua volta da quello di un merlo che sostava solitario tra le fronde di un frassino poco distante.
Una brezza leggera e profumata si levò a un tratto dal lato orientale del giardino, accarezzando col suo soffio i rami verdeggianti delle vicine querce, degli eucalipti e dei salici piangenti, generando al suo passaggio un dolce e sommesso fruscio di foglie smosse.
Nello stesso momento, una magica nuvola di petali bianchi, gialli e rossi si sollevò da terra, come per incanto, conferendo al paesaggio un aspetto fiabesco.
Pochi metri più in là, appartato in un recondito angolo del giardino, sotto l’ombra di una grande quercia, un fanciullo vestito di una maglietta bianca a maniche corte e di un paio di pantaloncini blu, se ne stava tranquillamente accovacciato, le mani sul viso e la testa in giù. Osservava con estrema attenzione il frenetico andirivieni di alcune decine di formiche nere che si affaccendavano lungo il margine di un’aiuola. Una formica in particolare richiamò tutta la sua attenzione. Si trattava di una comunissima operaia, apparentemente uguale a tutte le altre, ma forse un po’ più giovane, più fragile e meno esperta delle altre. Dovendo affrontare la parete di un’alta e solida bordura di pietra dell’aiuola, si affannava come un’ape impazzita attorno a un grosso chicco di grano, almeno due volte più grande di lei. Dapprima essa provò a tirarlo su, risalendo la parete ripida a testa in giù. Avendo fallito il tentativo, ridiscese e provò questa volta a spingere con la testa il chicco di grano verso l’alto. Ricominciò quindi la scalata della parete con maggior lena e perseveranza. Sembrò che la cosa dovesse funzionare, che i suoi sforzi stessero infine per essere premiati. Ma proprio nel momento in cui stava per raggiungere la cima, scivolò, perdendo l’equilibrio, e precipitò rovinosamente ai piedi della parete con le zampe all’aria.
Non dandosi per vinta, l’indomita formica si rizzò fieramente su tutte e sei le zampe. Con rinnovato impeto, si lanciò ancora una volta sul grosso chicco di grano che, nel frattempo, era rotolato a una ventina di centimetri da lei. Vi si piazzò di fronte, e servendosi delle sue potenti mandibole come di una tenaglia, l’afferrò energicamente per un’estremità. Quindi, procedendo a ritroso, si arrampicò su per la parete di pietra trascinandosi dietro il prezioso carico.
Ma le sorprese non erano ancora finite per lei. Raggiunta finalmente la cima, la volenterosa formica operaia si accorse con suo grande sconcerto che il percorso che intendeva seguire era ostruito da un cospicuo mucchio di pietre e di rami secchi. Nondimeno non si perse d’animo e, armatasi di coraggio, intraprese con determinazione un lungo e disagevole percorso alternativo, che si snodava in mezzo a piccoli solchi di terra più o meno profondi.
Dall’alto della sua posizione, il bambino notò che l’ingresso del formicaio era ormai a circa mezzo metro di distanza dalla formica. Quella ce l’aveva quasi fatta, il traguardo si faceva sempre più vicino.
Tuttavia, mentre la bestiolina si affrettava fiduciosa, avvenne qualcosa di inatteso, di davvero orripilante: un ombra immensa e minacciosa si stagliò di colpo sopra di lei, oscurando il suolo circostante.
In una frazione di secondo la spessa suola di un pesante scarpone di cuoio nero si abbatté come un enorme macigno sulla povera formica, uccidendola sul colpo.

Il sorriso di Celeste
di Salvatore Nogara
Editore: ‎EBS Print (27 febbraio 2024)
Copertina flessibile: ‎390 pagine

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Sabins
Sabins
2 giorni fa

Mi attira molto interesse questo genere di storie, introduzione che incuriosisce…. Mi piacerebbe leggerlo!

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Sabins
2 giorni fa

Ciao Sabins, l’introduzione preannuncia il concetto chiave del romanzo, che si svelerà a poco a poco. Terrò conto del tuo gradito commento.

Cristina Verde
Cristina Verde
14 giorni fa

Leggendo l’ introduzione ho ricordato un film visto molti anni fa mi piacerebbe molto ricevere eleggere una copia di questo libro.

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Cristina Verde
13 giorni fa

Ciao Cristina, grazie per l’interesse mostrato verso il mio romanzo. Lieto di sapere che l’introduzione del mio romanzo abbia risvegliato in te il ricordo di un film che sicuramente avrà colpito la tua immaginazione. Ho preso nota del tuo gradito commento.

Cristina Verde
Cristina Verde
Risposta a  Salvatore Nogara
6 giorni fa

Grazie

Maria
Maria
23 giorni fa

Una società che non rispetta i bambini è una società che non ha futuro. La vita di Celeste mi incuriosisce molto e il fatto che non sorrida mi fa pensare che nella sua breve vita abbia conosciuto solo dolore. L’arrivo dei genitori adottivi sarà il suo raggio di luce. Anche la breve anteprima è interessante e mi chiedo quale possa essere il legame tra il fanciullo e Celeste.

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Maria
22 giorni fa

Ciao Maria, ti sono grato per il tuo commento al libro, di cui prendo nota. L’anno in cui mi sono accinto a scrivere la prima pagina del mio romanzo, ho rilevato ben quindici casi di cronaca avvenuti lo stesso anno in cui risaltava il rinvenimento di bambini appena nati dentro alcuni bidoni o cassonetti della spazzatura. Di questi quindici bambini, solo sette sono sopravvissuti per miracolo al loro triste destino. Questa è la società in cui viviamo oggi. L’anteprima del romanzo getta le basi del tema centrale imperniato principalmente sulla contrapposizione tra il bene e il male. Il legame tra… Leggi il resto »

Maria
Maria
Risposta a  Salvatore Nogara
22 giorni fa

Grazie per la precisazione.

Anna Maria Refano
24 giorni fa

Una bambina che non sorride già di per sé questo “particolare” trasmette angoscia, tristezza. I bambini non dovrebbero soffrire distacchi, abbandoni, situazioni che li mettono in condizioni complicate…la loro dovrebbe essere una vita “semplice”, serena. La mia parte ottimista pensa che riuscirà a sorridere che, per quanto il suo percorso sia stato difficile e doloroso, ci sarà per lei il “riscatto” e troverà la serenità che gli é mancata…
Molto bella l’anteprima che mette subito curiosità a continuare…

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Anna Maria Refano
23 giorni fa

Ciao Anna Maria, ti ringrazio per il tuo gradito commento, di cui terrò conto. Ogni bambino su questa terra è un dono di Dio, perciò dovrebbe essere accolto dai genitori e nell’ambiente che lo circonda come un miracolo di vita; perché la vita è un miracolo, un regalo prezioso. Una bambina che non sorride è sintomo di una società autocrate, che annichilisce la dignità della vita umana. Questo è uno dei tanti motivi che mi hanno spinto a scrivere questo romanzo: è una “battaglia per la vita”. Un profondo mistero avvolge il personaggio di Celeste: riuscirà a ritrovare il suo… Leggi il resto »

Fatima
25 giorni fa

Cosa avrà mai passato una bambina di 10 anni per non aver mai sorriso? Sicuramente avrà avuto una vita difficile sin dai primi momenti della sua vita, addirittura viva per miracolo, ma ha avuto la fortuna di avere dei genitori adottivi molto presenti e amorevoli, che le daranno un futuro migliore. Molto interessante anche il legame che Celeste ha con Dio. Mi ha incuriosita molto e spero di poter leggere questo romanzo.

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Fatima
25 giorni fa

Ciao Fatima, grazie per il tuo commento, di cui terrò conto. La tua osservazione è calzante. È indubbio che ci sia un nesso diretto tra l’assenza del sorriso di Celeste e la sua nascita, segnata da sofferenze indicibili. L’assenza del suo sorriso è soprattutto un segno, un monito verso una umanità sviata, malvagia, che ha smarrito la sua vocazione al bene. Il legame filiale tra Celeste e Dio rappresenta quel solo ed unico filo sottile che ancora può salvare l’uomo dal suo triste destino. Poiché l’uomo è prima di tutto una creatura spirituale.

Chiara
Chiara
25 giorni fa

Il bene ed il male ed il loro contrapporsi. appassionante e tenebroso, così di primo impatto, sono certa che le pagine di questo libro siano intense quanto sorprendenti.

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Chiara
25 giorni fa

Ciao Chiara. Il bene e il male fanno parte del nostro quotidiano; difficile oggi saper discernere l’uno e l’altro in questo mare di normative e di nuove forme di pensiero. Non tutto ciò che ci viene presentato come progresso è sempre costruttivo e vantaggioso per l’umanità. Riuscire a pensare in modo autonomo e secondo coscienza è la grande sfida dell’uomo a fronte di una società sempre più autocrate e repressiva. Il libro affronta questo argomento con lucidità e lampante realismo.

Jessica M
Jessica M
25 giorni fa

Sono certo che sia un libro molto interessante e intenso

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Jessica M
25 giorni fa

Ciao Jessica. Grazie per per il tuo gentile parere. Il libro si propone soprattutto di trattare tematiche scottanti, di immediata attualità, che ci riguardano tutti da vicino, e che non possiamo assolutamente eludere. Ne va del nostro futuro.

Anna Nenci
Anna Nenci
25 giorni fa

Il mio voto per questo libro per 5 libri nei mari web
Una cover che mi arriva dritta al cuore, una trama che mi lascia senza fiato e che mi riporta a mille pensieri.
Fragilità, rinascita, amore…

Salvatore Nogara
Salvatore Nogara
Risposta a  Anna Nenci
16 giorni fa

Ciao Anna, ti sono grato per il tuo gentile voto per il mio romanzo e per il tuo apprezzamento. Ne terrò conto. La portata del suo contenuto è ampia, attuale, universale e ci concerne tutti. Ne va del destino stesso di questa nostra umanità. In esso ritroviamo alcuni aspetti fondamentali della nostra esistenza quali il valore e l’intangibilità della vita, il coraggio di vivere e, come dici tu, fragilità, rinascita, amore…

Anna Nenci
Anna Nenci
Risposta a  Salvatore Nogara
16 giorni fa

Letture che fanno bene all’ anima e fanno riflettere

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